domenica 24 luglio 2011

FRASSIGNONI MTB, 24km 500m D+

Ed oggi prima partecipazione ad una corsa in MTB, ed è stata proprio una bella avventura portarla a termine. Si svolgeva a Frassignoni, località in provincia di Pistoia, situata pochi metri sopra Pracchia. La gara èstata organizzata dalla Proloco di Frassignoni, alcuni degli organizzatori erano volontari al Malandrino, nella zona della deviazione della frana. E' stato un piacere scoprire che proprio in questi giorni c'era una gara in zona, e ci tenevo a partecipare, proprio perchè sono molto legato a questa vallata, dove ho corso il mio primo trail, dove passa il Malandrino. Ed è da questa zona che proviene la mia famiglia, un tempo suo feudo.. Insomma, ho un legame ancestrale a queste montagne. Ci tenevo a parteciparvi e, soprattutto, a finire questa gara, nonostante che, a metà percorso, dopo diverse impervie discese in singletrack, le mani e gli avambracci mi facessero male!!! Quanto mi erano di "riposo" le salite... E nonostante sia solo da un mesetto che ho preso ad allenarmi; nonostante i miei limiti tecnici, che la scopa, Luca "il Maestro" Monti mi ha insegnato a superare; nonostante fossi al debutto in mezzo ad una settantina di ciclisti rodati (alcuni in trasferta da l'isola d'Elba!!), sono riuscito a non arrivare ultimo! Certo, ci ho impiegato 2h10min a percorrere questi 24km con dislivello di 500m, quando il primo ci ha impiegato solo 1he20min.... ma non sono arrivato stanco di gambe, quando invece altri si lamentavano per la durezza del percorso. C'è stata una lunga salita di 4 km che ci ha portati al poggio più alto, in alcuni punti, io, come diversi altri, siamo scesi di sella a spingere la bici... ed è proprio li che le mie gambe viaggiavano molto più delle loro, dove ho ripreso e staccato quei pochi che poi mi son lasciato dietro :-) Quando ho tagliato il traguardo, passando sotto al gonfiabile, ho esultato -discretamente, alzando le braccia al cielo- la soddisfazione di essere arrivato. Senza essere mai boccato... In alcuni tratti di discesa in singletrack, il fondo di argilla bagnata dalla pioggia mattutina non era dei più stabili, e a-voglia a tenere pinzati i freni, sono arrivato lungo in un paio di occasioni... Però che belli alcuni tratti di singletrack nel bosco, quelli pedalabili ancor più che le discese, con attraversamenti di ruscelli e ponti, in un atmosfera quasi autunnale, che secondo me rende ancor più bello il bosco rigoglioso d'estate..
Quante sensazioni ancora da descrivere, ma una di queste, la stanchezza delle mani, mi impedisce di andare avanti...


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venerdì 8 luglio 2011

Usare la testa...

Sono giorni che soffro di un infortunio al piede , capitatomi durante un uscita, in seguito ad un salto , che è risultato essere più alto di quanto avevo percepito avanzando nell'erba alta... la caduta è stata disastrosa, sul tallone, e ne ha risentito pure la caviglia, e mi ritengo fortunato di non essermi rotto! Un dolore lancinante che piano piano si è affievolito, ma le conseguenze dell’urto non mi permettevano di stare in piedi poggiando il tallone a terra, e dovevo percorrere altri 8 chilometri per arrivare a destinazione! Per cui ho abbandonato il sentiero e ho preferito proseguire per la strada bianca che scendeva a valle, un tragitto più lungo, ma con un fondo più omogeneo, prevedibile, sul quale ho corso adattando il passo in modo da evitare di poggiare il tallone. Purtroppo qualche volta non ci sono riuscito, e le fitte di dolore si sono ripresentate, lancinanti.. Ogni tanto dovevo fermarmi, perchè con quell'andatura “zoppicante”, caricavo tanto, troppo, sull'avampiede del piede infortunato, e spingendo solamente con l'altra gamba, il quadricipite era in fiamme!!!

Mentre procedevo a valle, mi pentivo di non aver portato dietro il ghiaccio spray, un antidolorifico da ingerire, che avrei sicuramente patito di meno.. Eppure, a distanza di una ventina di giorni, col tallone tutt'ora dolorante, e impossibilitato a certe torsioni della caviglia, penso che sia stata una fortuna non aver avuto ghiaccio e antidolorificii con me: se avessi proseguito a correre sull'infortunio di cui non avevo più percezione, come mi sarei ridotto?!!

Tempo fa mi son dato la regola di smettere di correre quando sento che un qualcosa, nella gambe, è “legato”, non si “slega” entro una mezzora di corsa.

Quando si è abituai a correre, una pausa viene vista come una sofferenza, una privazione di un piacere; pur di non starne senza, spesso si corre su degli infortuni, peggiorando la situazione, e, a lungo andare, aumentando così la possibilità di fermarsi e non poter goder più di questo piacere. Ci si comporta proprio come drogati, rinchiusi in una logica paradossale e autodistruttiva…

Questo mio infortunio mi ha riportato così a rivalutare la mia condizione fisica generale, e a diversificare la mia attività, per stimolare il fisico con nuovi gesti, e fortificarlo dove magari si è indebolito. Ho ripreso i rollerblade, e ho ripreso ad andare in bicicletta: la mtb mi permette di rimanere nel mio amato ambiente naturale. E in questo periodo di calura estiva, mi permette di allenarmi anche in ore diurne senza patire eccessivamente il caldo e la disidratazione.

Un infortunio può essere un momento di riallineamento delle percezione, e quello che sembrava uno STOP, può diventare uno START!

E così, pedalando, mi sono appassionato sempre più alla MTB, e decido di non approcciarmici solamente come un mezzo di allenamento, ma come stile di vita. Come il trailrunning, è un modo per scoprire nuovi sentieri, e vedere gli stessi posti da un altro punto di vista: quanto è stata problematica quella discesa dove , a piedi, mi ci butto divertendomi, mentre con la MTB mi aggrappavo preoccupato ai freni…

Sulle due ruote mi sono sentito “fragile”, più indifeso, meno sicuro; e penso che, al di là delle qualità del mezzo, occorre una buona dose di fegato (o incoscienza?) per scendere certe discese come ho visto fare in televisione….

Forse, a 15anni, non mi sarei fatto tutti questi problemi, sarei andato giù a manetta, senza considerare le conseguenze del mio agire, com’è tipico di quell’età in cui ci si sente al centro del mondo, invulnerabili…

E proprio in questi giorni di riflessione, ho avuto modo di leggere un bell’articolo: “Usare la Testa ..” pubblicato a pag 56 sul nr di Luglio della rivista “Tecno MTB” , scritto dal Dott. Bruno Fioravanti, laureato in Medicina e Chirurgia, Master in Ottimizzazione NeuroPsicoFisica e CRM/REAC Terapia, esperto in Medicine con Convenzionali e Nutrizione Clinica

“.. i problemi dovuti alle disfunzioni indotte da esagerato stress fisico (training intenso, allenamento condizionante, farmaci stimolanti, dieta non corretta) si traducono non solo in problemi muscolari tout court, ma in disturbi della gestione complessiva del movimento, della gestione della termoregolazione, dell'equilibrio, in generale della gestione dell'intera risposta adattativa, la nostra maniera di stare al mondo, la nostra salute. [...] Uno degli esiti è anche la diminuzione della forza del principio di sopravvivenza, sovrastato dall'inflazione del principio di gratificazione: quanto più ci piace fare una cosa, tanto più vogliamo farla, e non ci interessa minimamente ciò che ci costerà. [...] ci preoccupiamo meno di sopravvivere “

“.. un conto è il benessere percepito, un altro è la salute, cioè la capacità di regolazione migliore possibile attuale dell'organismo da parte del cervello, per esprimere la migliore risposta di adattamento all'ambiente.”




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sabato 2 luglio 2011

Lenzi Bike, Prato

Lenzi Bike Prato, Toscana, da 80 anni nella storia ciclistica di Prato e della Toscana

Il Lenzi Bike è il primo "negozio" di bici in zona che affitta bicilette, per una settimana, con tariffe, a seconda della tipologia del mezzo, che va dai 30 ai 50 euro.
Stamani mi sono recato li, per affittare una "front", in attesa che la mia vecchia mtb sia riparata, e , dopo aver effettuato le dovute misurazioni, mi è stata data la possibilità di scegliere il mezzo, che una volta individuato, è stato regolato sulle mie speficiche dimensioni e sensazioni. Un servizio ottimo, quello offerto, che mancava, in zona: la possibilità di affittare una bici da la possibilità, anche ai meno esperti, di provare diversi tipi di bici e tipologia, per farsi un po di esperienza su strade e sentieri, e poter capire anche quale è il proprio orientamento.
Da poco ho ripreso ad andare in bici, usando la mtb per andare a lavoro (20km all'andata e 20 al ritorno) trovando in questo un buon modo di tenere le gambe allenate e sciolte; ho iniziato quindi ad aumentare km e dislivello, in seguito all'infortunio che mi impedisce di correre, scoprendo così la validità di un diverso tipo di allenamento, non solo per le gambe, ma anche per il cuore. E la mici mi sta appassionando, anche sui sentieri, dove per orami sto limitando a percorsi facili, ma in futuro ho intenzione di provare ad affrontare percorsi più tosti con mezzi ancor più tecnici, affittandoli. Soprattutto d'estate, con la bici è possibile sfruttare anche quelle ore impossibilmente calde del pomeriggio, dove correre a piedi diventa più dispendioso e meno divertente.
Pubblica post

domenica 19 giugno 2011

Mountain Hardwear Elmoro Half Zip S/S Tech Tee

T-Shirt Mountain Hardwear Elmoro Half Zip S/S Tech Tee

Maglietta tecnica trail running dal peso di 173gr, in tessuto sintetico antimicrobico, cuciture piatte, dal taglio semi-attillato, dotata di lunga zip frontale per una migliore ventilazione in caso di alte temperature. La zip ha caratteristiche riflettenti e, insieme agli estesi inserti luminescenti, posti anteriormente e posteriormente, le permetteono di essere ben visibile anche di notte. E' una maglietta adatta alle gare trail che prevedono transizione giorno-notte. Ha un livello di protezione solare UPF 50


Per acquistarla contattare info@outback.it

venerdì 17 giugno 2011

Mountain Hardwear Double Wicked Lite S/S T-Shirt Tech Tee

T-Shirt Mountain Hardwear Double Wicked Lite S/S T-Shirts Tech Tee



Maglietta da trailrunning, a maniche corte, leggerissima (134gr) ed eccezzionalmente traspirante, adatta al periodo estivo, è trattata con Chitosan anti-microbico che permette il contenimento dei cattivi odori. Il tessuto e le cuciture piatte sono antisfregamento e rendono particolarmente comoda questa maglietta dal design semplice e semi-attillato.

Il logo anteriore e posteriore sono rifrangenti.


Per acquistarla contattare info@outback.it



giovedì 16 giugno 2011

T-Shirt Mountain Hardwear Wicked Lite


Tech-tee Mountain Hardwear Wicked Lite Short Sleeve



La T-Shirt della Mountain Hardwear " Wicked Lite" è una maglietta tecnica molto leggera, adattissima all'uso nel periodo estivo, nell'attività del running su strada e trail running; pesa solo 127 grammi, fatta di un tessuto mesh molto traspirante, antimicrobico, che si asciuga molto velocemente, e non provoca irritazioni ai capezzoli o sotto le ascelle.



Veste molto bene: io che sono una taglia L posso portare anche la taglia M se voglio un capo che mi stia più attillato e che funzioni anche come baselayer nel caso il tempo sia variabile e debba indossare una giacca antivento o antipioggia.

Disponibile in diversi colori:
E' la maglia tecnica personalizzata "finisher" che è stata data a coloro che hanno portato a termine la 1 edizione del Trail del Malandrino
Per acquistarla potete contattare info@outback.it

giovedì 9 giugno 2011

1° TRAIL DEL MALANDRINO, 05.06.11 Prato-Abetone, 70km 4800mD+


Per info e foto ufficiali: www.malandrinotrail.it



https://picasaweb.google.com/115552232667660964918/20110604MalandrinoTrail?feat=directlink#
https://picasaweb.google.com/113886065984949219986/TrailDelMalandrino?authkey=Gv1sRgCJ_ynLGH3I_oVQ#
https://picasaweb.google.com/108068667921679308724/TrailDelMalandrino05Giu2011?authkey=Gv1sRgCKWD_8LZxKyKYA#



Una selezione dei commenti pubblicati sui forum da parte dei partecipanti (in verde alcune mie precisazioni)


http://www.natipercorrere.it/content/view/330/44/

Post pubblicati su Distance+


Gara davvero superlativa come organizzazione sul percorso e direi nel suo complesso. Molto scrupoloso il controllo zaini sia prima e durante la gara. Molta attenzione alla sicurezza e all'ambiente quasi tutti i ristori al chiuso dove era possibile rifocillarsi al riparo di eventuali intemperie e consumare sul posto tutto senza il rischio di disperdere cose sul sentiero. Il tracciato di gara ben segnalato e presidiato nonostante la lunghezza e le altimetrie. Condivido quello che ha detto Cecilia sul palco "Gara da Mondiale" . Una prima edizione che non può far che ben sperare per il futuro della gara stessa e della crescita del movimento in Italia. Per quanto riguarda il percorso , personalmente non lo toccherei di una virgola sia nel kilometraggio che nel tracciato. Da migliorare alcune cose di contorno all'evento , ma sono dettagli. Per ora posso solo dire BRAVISSIMI AVETE COSTRUITO UNA "PAZZA" MA BELLISSIMA SQUADRA !!!
Aurelio Michelangeli - Responsabile UISP TRAIL ITALIA



Primi pareri all'unanimità sulla gara: Organizzazione esemplare! Un vero ultra trail sotto tutti i punti di vista. Balsisaggio veramente impeccabile. Percorso bellissimo e paesaggi da favola. Complimenti sinceri a tutti i Malandrini!!"
Fabio Menino , staff Distance+


Organizzatori e ausiliari: strepitosi
Percorso: 5 stelle - cito Cecilia Mora : "QUESTO è un percorso da mondiali..."
Impegno: 5 stelle, bisogna essere veramente in forma per godersela fino in fondo

Kapobecero, staff Distance+


Un enorme grazie a Kappadocio, Gaggio, Rundi, Kriz e tutti i loro collaboratori per queste belle giornate e per la gestione dell'evento perfettamente riuscito. Felice di aver onorato la gara.
Matteo Ghezzi (Teomat) Vincitore de La Malandrinata, gara corta

complimenti a Kappadocio e a tutti i Malandrini per aver messo in cantiere uno dei piu' bei trail in assoluto, per quello che mi riguarda sicuramente anche il piu' duro.
Un tracciato perfetto per spettacolarita', varieta', durezza, tutto quello che dovrebbe avere il vero trail.
Organizzazione precisa, balisaggio "svizzero", ristori un po' scarni ma efficaci, accoglienza meravigliosa.
Grazie ancora per la splendida esperienza che consiglio assolutamnte a tutti gli amanti del "vero" trail.

Titanciano

Malandrini, spettacolari, organizzazione praticamente perfetta!
Ste Ruzza


Dal Forum di Spirito Trail:


Grande Malandrino, percorso duro e visivamente molto bello, organizzazione impeccabile ( mai vista tanta gente cosi sul percorso e segnaletica a prova di errore ).
Antonio Musetti

Sono sicuro che il Trail del Malandrino diventerà davvero uno dei trial di punta di tutti quelli presenti sul territorio nazionale e non.
Nei vari commenti tutti positivi di chi ha gareggiato ho sentito fare paragoni a gare come UTMB "...il tratto notturno era balisato meglio che allUTMB.....", era praticamente impossibile perdersi tra la segnaletica e il personale presente, complimenti!!!

Umberto




Un trail, quello del Malandrino dove non si sa cosa significhi la parola noia, tanto diversi sono gli spettacolari scorci e panorami che ci ha offerto, conosce invece molto bene la parola fatica, che è quella che personalmente ho affrontato nella seconda parte del tragitto, penso uno dei trail più duri che io abbia mai corso ma il tutto alleviato dall'ottimo servizio ai ristori e dalla sensazione di non essere mai solo, nei punti cruciali c'erano i ragazzi della protezione civile, la forestale e le guide.
Il balisaggio e la segnaletica, soprattutto quella notturna è stata da manuale, la notte nel bosco sembrava di essere in pista di atterraggio all'aeroporto di Tessera, tanto continui e precisi erano i segnali, perdersi era impossibile.

Romerto Zamamttio

Siete la dimostrazione vivente che si può lavorare con professione e meticolosità con simpatia e allegria, davvero un bel messaggio.
Tetano


A novembre al Trail delle Terre di Mezzo conobbi il Gaggio e mi parlò del Trail del Malandrino: non sapendo e con un programma già folto non sapevo cosa fare, ero indeciso. Poi vidi il sito, e capì subito che i luoghi e l'organizzazione non erano qualcosa di comune, si notava serietà, passione e simpatia toscana, e così non ho più dubitato ed è diventato uno dei trail a cui più tenevo quest'anno. Ero convinto che sarebbe stato un successo, ma i malandrini sono riusciti ad andare anche oltre... Un trail che diventerà uno dei più importanti in Italia, un esempio per tutti gli altri organizzatori (UTMB compreso!!).
Eh.... maremma bona quanto è duro!!!

Ste Ruzza


siete stati GRANDI, organizzazione perfetta, balisaggio Fantastico, Simpatia UNICA, sti Malandrini son proprio forti
Mitico Jane




E così anche il Trail del Malandrino è passato. Sono un po triste e un po sollevato: negli ultimi mesi, tutte le mie attenzioni si erano focalizzate a questo evento, stava diventando una "prigione": non vedevo l'ora che arrivvasse per fare il mio lavoro e aspettare che la gare finisse.


Finalmente ieri pomeriggio sono tornato a percorrere solitario i sentieri del Malandrino, immergendomi nell'atmosfera di un pomeriggio temporalesco: pioggia battente, lampi e tuoni, leggera nebbiolina .. sembrava tutto così diverso dai giorni precedenti! una bellissima atmosfera.. togliendo i vari segni dagli alberi, osservavo l'acqua scendere lungo gli alberi, poggiavo la mia mano sui tronchi e la sentivo, tiepida, scorrere sulla mia pelle.. un contatto mistico, purificante, di cui avevo bisogno, dopo la “sbronza” del fine settimana...
Sono stati giorni faticosi, quelli vissuti per preparare il Malandrino, sia dal punto di vista fisico che psichico. Orari impossibili, preocupazioni, e poi, il giorno gara, l'ansia mentre osservavo col binocolo il crinale e vedevo inquietanti nubi lambire le creste, minacciose sulle teste dei concorrenti.. e poi la sbornia dei complimenti, di chi incontravo scendere verso Pracchia gridando “il più bel trail della mia vita”, da chi veniva a complimentarsi all'arrivo, e tutti questi bei post... E stata una bella sbronza, con le inevitabili conseguenze...
Non è andato tutto così bene come sembra, e mi scuso con chi ha sbagliato strada, dopo il ristoro di Collina di Pistoia: ho sottovalutato, in quel punto, il fattore stanchezza psichica, il cambiamento di percezione dovuto al passaggio notte/giorno, e il rilassamento dovuto alla pausa ristoro e al fatto che fino a quel punto si andava giù “lisci” su asfalto, una discesa a suo modo riposante... Perdonatemi, non ho tenuto conto di tutti i fattori possibili e immaginabili. E penso che anche se lo avessi fatto, la Natura avrebbe “inventato” qualcosa di nuovo. Proprio ieri, mentre procedevo nella nebbia, con certa vegetazione che , bagnata dalla pioggia, si è “ritirata” e faceva contrasto con altra vegetazione ancora rigogliosa, ho scoperto dei sentieri che non avevo mai visto prima!!! Queste zone, nei vari periodi dell'anno, cambiano spesso il loro volto, a volte stento a riconoscerle, e proprio per questo non mi annoiano mai, e mi regalano sempre emozioni.
Per me, il più bel complimento che potevamo ricevere è stato quello di Tetano:
“siete la dimostrazione vivente che si può lavorare con professione e meticolosità con simpatia e allegria”. Grazie.
Ho letto che qualcuno ci paragona all'organizzazione dell'UTBM, forse anche meglio... CALMA! Noi non siamo l'UTBM, non abbiamo i loro mezzi, la loro esperienza.. Ma abbiamo un grandissimo amore per i “nostri” posti, una grande passione per il trail, e grandissmo affetto per tutti Voi.
Spero di essere riusciti a coinvolgervi in questo nostro modo di vivere, di avervi trasmesso i nostri sentimenti, di avervi regalato un bella avventura... oltre la sofferenza di questa durissima prova!


Grazie per la vostra partecipazione!






mercoledì 4 maggio 2011

Via degli Abati - ABBOTS WAY 2011, 125km Pontremoli - Bobbio, 30Aprile & 1 Maggio 2011

https://picasaweb.google.com/116060748355297972605/TheAbbotsWay2011#


Lo scorso anno avevo percorso la prima tappa del Twin-Team, per cui sapevo cosa aspettarmi, sono andato di passo lento, in compagnia di Rudy e altri che procedevano per la tappa unica, accelerando un po in discesa, dopo il primo ristoro, e camminando poi sulla successiva salita fino al crinale, dove finalmente ho iniziato a correre su un bel tratto di singletrack, molto divertente, e dove ho recuperato Rundi, partito forse un po troppo veloce, tant'è che poi , poco dopo aver superato il 2 ristoro, verso il km 22, ha iniziato ad avere i suoi soliti problemi al tendine, che lo hanno rallentato parecchio, mentre io, nonostante mi fossi trattenuto, sono arrivato a Borgotaro in 4h e 30minuti, più lento di mezz'ora rispetto a quanto ci avevo messo anno fa, ma non lento come avevo programmato (almeno 5h) per affrontare e portare a termine un tappone di 65km... La seconda parte inizia subito con una bella pettata, sono stato al passo della bella Nayla e di Franco , che andavano per la tappa unica, e Mauro Quintavalla, in doppia tappa. Quando il percorso è diventato meno duro, ho tirato un po di più, ma il fondo del percorso è peggiorato un po, abbiamo trovato fango, parecchio fango, soprattutto nei tratti in discesa, dove c'era da stare un po attenti del solito. Ad un certo punto, il fango era come le sabbie mobili: da un tubo sgorgava acqua sul sentiero, che diventava una palude .. non è stato difficile attraversare quel tratto, ma vuoi perchè bagnati. i lacci della scarpa destra si sono slegati. Mi sono chinato ad allacciarli, e rialzandomi, facendo forza sul polpaccio sinistro, ho avuto una contrattura! li per li ho salticchiato sul posto trattenendo gli ingiuri, poi , passato il culmine, mi son fermato, ho chiuso gli occhi, ho sbuffato un po pensando alla stupidità del fatto, e son ripartito. Ho adattato un po il passo per evitare di forzare sul polpaccio; in discesa nessun problema, in piano correndo in stile traversata desertica, in salita... in salita camminata non forzata. E così ho proseguito, molti che avevo lasciato dietro mi hanno ripreso, per un po sono stato insieme a Mauro, poi siamo arrivati all'ultimo ristoro, e li mi son fermato una decina di minuti ad allungare un po i muscoli.

Pochi chilometri ancora ... Per un po sono stato solo, finchè non mi ha ripreso Fedele, gemello di Rundi, partito da Borgotaro, molto affaticato anche lui: la seconda tappa era effettivamente molto dura! abbiamo proseguito insieme, lui ne aveva sicuramente più di me, e mi ha aspettato, in piano e in salita; seguendomi in discesa, dove comunque , lasciando andare le gambe, riuscivo ancora a divertirmi; e così siamo arrivati al ponte di Bardi!

Li sul ponte sul Taro vedevo Augusto e Giancarla farsi quella bella salita con l'obiettivo di proseguire per i loro “ultimi” 60km, mentre io stringevo i denti per i dolori al polpaccio che mi tormentava più che mai, e Fedele mi spronava a salire .. mi sono seduto a terra, tenendomi il polpaccio tra le mani.. mi si prospettava l'idea di un ritiro anticipato, nella mia frustrazione, pensavo “ma come fanno? ,,,non è solo una questione fisica.. da dove traggono la loro forza?”

Un minuto di respiro, per focalizzare l'arrivo ormai vicino, e un pensiero piacevole: un bel gelato. E così , stringendo i denti, ho superato l'ultima ardua pettata, sono entrato in paese, ho visto il punto di arrivo, a pochi metri davanti a me e... mi sono fermato alla gelateria a prendermi un gelato! e con quello in mano, ho attraversato il traguardo della giornata.


La sera, a cena, tra tutti, si sembrava dei ricoverati nel reparto ortopedia.. chi coi muscoli legati, contratti; chi azzoppati, alle prese con le vesciche..

E così, preoccupato, sono andato a letto, sperando di riuscire a dormire bene, per recuperare le energie, con due cerotti al polpaccio stretti da un paio di calze “recovery” .. E così al mattino non sentivo alcun dolore: non sentivo più nemmeno il polpaccio! Magari muovendomi mi sciolgo un po, ho pensato, l'importante e non sentire dolore. Proviamoci, almeno fino a Farini, come prospettato, almeno mi vedo questo tratto del percorso che non conosco.

La mattina si accende, l'aria fresca e pulita, i primi raggi di sole, lo sfondo delle pareti grigio roccia del castello che si tingevano dei colori delle “mute” dei trailers.

Un atmosfera intima, lieve, serena.


E si riparte. E si sale subito, costantemente, abbandonando presto la strada, addentrandoci nel bosco. Con Ruperzio, Ste (Twin team Glu-Glu), Fedele (Twin team dei Malandrini, azzoppato: Rundi non sta bene, non ripartirà): a passo tranquillo, conservativo, davanti almeno 10km di salita... Un bel sentiero, nel bosco, attraversando ogni tanto dei pratoni, incontrando cavalli al pascolo..E il primo ristoro, nascosto tra gli alberi, immerso in un atmosfera da fiaba.


E di li si raggiunge il Monte Lama,



e si inizia a scendere; mi stacco dal gruppetto; lungo le discese riesco ancora a lasciar andare le gambe, mi diverto,


e arrivo al secondo ristoro. Proseguo e dopo un po raggiungo Samuel, e si cammina un po lungo l'asfalto che attraversa Groppallo , li ci raggiunge Da Parma Enrico, 


DaPArma Enrico

che non sembra avere i suoi 67anni! si prosegue più o meno insieme fino a Farini: non ci credo, ci ho messo meno di 5 ore, non sento dolori muscolari , se non una piccola fitta che mi prende giusto in certi movimenti nei tratti in salita, ma niente di preoccupante, per ora. E mi sento di potercela fare, voglio proseguire; è quasi l'una, mi fermo giusto una mezzoretta, il tempo per mangiare un po, per allungare un po le gambe, rilassarmi. Arriva altri “gemelli” che si danno il cambio, e quindi Fedele, che inaspettatamente, trova Rundi – che aveva dato forfait- pronto per partire, e i suoi occhi si riempiono di commozione: questo è il bello del twint-team!

E arriva Ruperzio, breve sosta, e riparto con lui. E' l'una, il sole adesso batte su di noi, proprio ora che dobbiamo attraversare una paio di chilometri di asfalto lungo il fiume, e il caldo si fa sentire un po, non eccessivamente, ma è preferibile prenderla con calma, evitare di sudare e perdere energie che saranno utili nelle prossime salite: perchè c'è da salire un bel po... Io inoltre inizio a soffrire d'intestino, e questo mi costringe ad una prima fermata .. ce ne sarà anche un altra di li a poco... Perdo Ruperzio e mi recupera Nikos, a cammino, col suo lungo passo: per quanto abbiamo la stessa frequenza di falcata, le sue gambe lunghe gli fanno guadagnare un metro ogni passo! E anche lui si allontana. Sono solo adesso, e per fortuna il percorso , che sale lievemente, prosegue al coperto della vegetazione, tratto della cui presenza mi ero dimenticato; questo mi aiuta un po in un momento in cui accuso un po di stanchezza, e trovo sollievo nell'incontrare sul sentiero dei torrenti dove bagnarmi i piedi nell'acqua fresca.


Finisce il tratto nel bosco e mi ritrovo sul sentiero dove un anno prima raggiungsi Geo Geo e sentii il suo GPS segnalare il centesimo chilometro, e so che di li a poco inizia un lungo tratto di salita dal fondo sassoso , che già trovai faticoso l'anno prima, con meno chilometri nelle gambe... e mentre lo affronto, mi meraviglio di riuscire ancora ad andare avanti.. Più in alto trovo Fedele che mi aspetta per farmi una foto.. so che alla fine della salita c'è un ristoro.. e c'è anche la mia macchina, con cui Fedele ci sta seguendo lungo il percorso. Penso che potrei fermarmi, ritirarmi, ho già fatto tanto, più di quanto abbia mai fatto... e mentre risaliamo quegli ultimi metri, Fedele esterna la sua difficoltà a fare quel tratto.. e anch'io non so da dove venga ancora la forza di andare avanti! Eccosi, la “rampa” è finita, il ristoro è all'ombra, trovo Ruperzio e la gemella di Nikos. Do un'occhiata alla mia macchina mentre bevo, uno sguardo a Ruperzio, e mi sembra che la stanchezza se ne sia andata.. ricarico la borraccia di sali minerali e riparto al passo insieme a Ruperzio, c'è ancora diverso dislivello da affrontare prima di arrivare alla Sella del Generale, salendo ci voltiamo indietro a guardare all'orizzonte tutto la superficie terrestre che ci siamo messi alle spalle-- è difficile da realizzare mentalmente la cosa, e ci stupiamo di noi stessi, e allo stesso tempo ci scambiamo i racconti dei nonni, le camminate che facevano tutti giorni, le nostre “imprese” per loro erano cose normali, inquadrate nella prospettiva della loro esistenza. Finisce la salita e ci ritroviamo a percorrere quella strada “bianca” che porta alla Sella, si continua a camminare, inizio a sentire fame, e desidererei in particolare un bel tagliere di formaggi, soprattutto pecorino ben stagionato e salato... il cielo si rannuvola, inizio a sentirmi un po “freddo”, e le gambe un po rigide, così decido di corricchiare un po, per riscaldarmi e slegarmi, per quelle ultime centinaia di metri che mi separano dal ristoro. E li, nella tenda, mi siedo col piatto pieno di minestrone, e mangio di gusto, finchè la verdura finisce e non rimane altro che il brodo, e quindi inizio a inzupparci il pane..che goduria!


E si riparte, e si inizia a scendere, prima sul crinale, poi attraversando gruppi di case, e infine nel bosco, fino e Peli, dove c'è l'ultimo ristoro. Di li un'ultima dura salita su asfalto, che dopo una fontana, riporta su un tratto di sentiero; è caldo , sono stanco, forzo sui quadricipiti, ed è allora che quel dolorino accusato al mattino all'adduttore, diventa un infortunio: non riesco più a forzare, e nemmeno a camminare bene, ogni passo diventa una sofferenza nel momento in cui poggio il piede e scarico a terra.. prosegue stringendo i denti, è dura, ma mancheranno si e no un paio di chilometri... mi recupera Ruperzio,rimastro indietro lungo la discesa, e inizia a “trascinarmi” dietro, incoraggiandomi. Seguo la sua scia, sofferente, riprendiamo pure a corre, che così sento meno dolore; imparo pure a portare la gambe di traverso, in modo da non dover usare i muscoli della coscia, ma forzando solamente lo slancio caricando sulla gamba sinistra, tant'è che di li a poco inizierà a soffrirmi l'avampiede per il carico sopportato! arriviamo all'ultima discesa finale, è una di quelle discese che adoro, dove salterei allegramente, se fossi in forma... e invece non posso “sdarmi” la reattività della gamba destra è minima, continuo a caricare sul piede sinistro... che sforzo gli tocca reggere.. e così passa il primo tratto, poi il secondo, e il terzo.. arriviamo finalmente alla fine della discesa e ci rifermiamo a rifiatare: vogliamo attraversare il ponte di Bobbio “freschi”.. ma dov'è il Ponte? non si vede, tant'è fitta la vegetazione, ma infine appare! è fatta!

Attraversiamo il ponte, e il paese: gli abitanti seduti nei dehor per l'happyour ci applaudono e si complimentano, giriamo l'ultimo angolo e ci ritroviamo nel viale d'arrivo, e dietro la linea ci aspettano seduti i nostri amici, che ci incitano: è il nostro trionfo! dal bar sotto i portici escono Antonio & Rundi, che erano a farsi una birra, ci vengono incontro, ci abbracciano, ci teniamo tutti per mano e attraversiamo il traguardo!



ed è un abbraccio , dopo il traguardo, con Fedele, Nikos, Barbara, Stefania, Aurelio, Mauro, Paolo, Armando, Elio... non ci capisco più niente!

Ce l'ho fatta!

Ho solo voglia di farmi una doccia...



Qualcuno dice che fare 125kn in due giorni fosse peggio che farli in uno, che poi al mattino dopo è difficile ripartire... Non lo so, non penso che sia vero. Non sono tanto i 125km che mi fanno impressione (adesso), ma l'ttraversare un percorso dal giorno alla notte, con la prospettiva di arrivare (al mio passo attuale) verso le 4 del mattino... saltando due pasti regolari... Fra un anno potrò capirlo.

Nemmeno io credevo di riuscire a portare a termine questa gara, eppure mi sono accorto che, a parte gli infortuni, con la testa c'ero ancora, avrei retto altri chilometri! Non si è trattato tanto di cercare di andare oltre i propri limiti, ma di gestire i propri limiti, e gestendoli, li ho superati!

Un tempo (..un anno fa!) dopo una trentina di chilometri, salire le scale di casa era un po difficoltoso. Questa volta non lo è stato! e lunedi stavo bene, non ero per niente legato o dolorante a livello muscolare, le ginocchia non mi facevano male, i piedi neppure (se non qualche falange del piede sinistro per quel sovraccarico negli ultimi chilometri)




venerdì 29 aprile 2011

Merrell Trail Glove vs. New Balance Minimus Trail Review

Merrell Trail Glove vs. New Balance Minimus Trail Review

Questo link vi rimanda ad un interessnte post che mette a confronto le due scarpe adatte al trail che più si avvicinano alla concezione del "correre a piedi nudi".

giovedì 14 aprile 2011

Scarpe Trail- Running MONTRAIL BADROCK

Montrail Badrock Trail Running Shoes

Aggiornamento dopo aver percorso più di 700km:
http://corrigaggiocorri.blogspot.com/2011/10/montrail-badrock-700km.html


Scarpa per trailrunning della Montrail

Questa scarpa della Montrail, marca specializzata in scarpe da trail running, è stata una vera sorpresa, per me. In tutti i sensi: mi è stata regalata!
Sono venuto a conoscenza di questa marca leggendo articoli – su riviste e internet - su uno dei membri del Team Montrail, un certo Geoff Roeds.... e poi ho scoperto che anche gli altri membri di questo team non sono affatto male...
Poi pensi che certi campioni riescono a viaggiare con qualsiasi tipo di scarpa ai piedi, e che quindi indossino solo le scarpe di coloro che li pagano di più... e questo non aiuta certo a invogliarti a comprarle: quelli come me, la stragrande maggioranza dei corridori, non guarda tanto i toptunner, ma i propri “simili”, quelli con cui si condivide gli stessi "problemi".
Se poi ci si mette il fatto che la distribuzione di scarpe Montrail è praticamente inesistente dalle mie parti, sin da subito ho “segato” la mia curiosità. E poi, ho nell'armadio altre 2 paia di scarpe da trail da finire... Insomma, incuriosito, ma non invogliato a comprarle...


E così ho queste Montrail Badrock tra le mani: ma che cos'è questo tocco di colori sgarcianti nella parte interna dell'intersuola? Vado sul sito internet, al sito della Montrail, e scopro che è il FluidPost, un sistema antipronazione! Ops, che peccato, penso: io sono un supinatore. E putroppo, chi me le ha date non ha conoscenza di questi piccoli particolari che "fanno" la scarpa, come non ne sapevo nulla io la prima volta che comprai una scarpa da running. E quindi adesso ho tra le mani un bellissimo paio di scarpe, con le quali non potrò correre.. beh, no, non è così che andrà a finire: io ci provo comunque! Se poi non vanno, le regalo.


E così metto ai piedi queste Montrail Badrock.
Comode, molto comode: pianta larga, soprattutto sull'avampiede, dove anche il mesh della tomaia veste ampio, dando la giusta libertà di movimento alle dita dei piedi. La tomaia è rosta e confortevole, forse migliorabile per quanto riguarda la traspirazione, ma , anche grazie agli inserti vari lungo tutta la sua estensione, rende il giusto sostegno al piede. Belli al tatto quelli in pelle, che però potrebbero mostrarsi fragili, usurabili, viste le condizioni in cui spesso si troveranno. L'imbottitura del collarino è molto morbida e avvolgente, e il collarino è alto il giusto da proteggere la caviglia il più possibile senza interferire con la libertà di movimento. La conchiglia della talloniera avvolge il piede come una seconda pelle, è da la sensazione di essere un tutt'uno con la scarpa. I rivestimeti protettivi del puntale e lungo tutta la scarpa non la appesantiscono poi tanto, se si considera che la scarpa, che per dimensioni è identica a una scarpa A3, riesce a pesare anche meno di molti, tra i più diffusi, di questi modelli.
Poggio entrambi i piedi a terra e riesco a percepire la presenza di un sistema di controllo pronazione nella parte interna del piede. E non lo gradisco.. Io ho il problema opposto: poggio sulla parte esterna del piede, e preferisco scarpe che cedano, nella parte interna del piede, permettendomi così di equilibrare lo scarico del peso al movimento dell'impatto, per evitare che alla lunga si affatichi tutta la parte esterna del piede e, soprattutto, i tibiali ... E con dispiacere, penso che con queste comode scarpe non potrò correrci a lungo...
E così pesticcio il pavimento coi piedi, per ricavarne le prime sensazioni.
L'intersuola Terra-Hex è composta da materiale Eva all'interno del quale sono inseriti degli esagoni rigidi, restituisce un giusto compromesso tra ammortizzazione , flessibilità e stabilità; è molto morbida, sull'avampiede. Mi ricorda molto la Wildcat de La Sportiva. La suola è composta da tasselli esagonali molto alti nella parte centrale, e una tassellatura dentata perimetrale. Si percepisce, dal rumore, la diversa densità di materiale Gryptonite di cui è costituita l'intersuola, che nella sua parte perimetrale, è fatta di un materiale più rigido, la cui funzione sarebbe di contribuire a un maggiore grip su fondi instabili.

E così decido di andarle a provarle.
Come inizio a correre , mi sorprendo non sentendo più la presenza dell'effetto del FluidPost: eh già , l'aver sviluppato un appoggio di avampiede, e non più di tallone, mi permette di evitare che l'elemento del FluidPost , limitato , in questo modello, alla parte posteriore dell'arco e al tallone, influisca sulla rullata del piede. Questa scoperta mi rallegra: se è così , potrò correrci, con queste scarpe. Naturalmente, sarà da vedere fino a quanto potrò correrci: è chiaro che la stanchezza influisce sull'efficenza del passo, per cui potrei ritrovarmi al quarantesimo chilometro, stanco, che magari appoggio il piede di tallone, rullando pesantemente il piede, e allora potrei trovare fastidio...
Ma intanto gradisco la capacità dell'intersuola di assorbire le asperità del terreno anche grazie alla presenza di una placca, nella parte dell'avampiede, che protegge dagli urti contro le “intrusioni” più invadenti, senza che questo elemento più rigido influisca sulle capacità di torsione della scarpa, che riesce a stare sempre a contatto col terreno e a permettere di interpretarlo. Riesco ad apprezzare anche la presenza di quella parte perimetrale di tassellatura in materiale di densità maggiore, che garantisce un bel grip soprattutto negli spostamenti di direzione, sia nel momento di spinta, che di appoggio, specialmente nei tratti in discesa. Ed in discesa apprezzo la capacità del craschpad di assorbire l'impatto col terreno, in quei tratti dove il fondo è costituito da sassi'.

Ho avuto modo di provarla anche sulla neve, e mi ha dato completa sicurezza , anche in quei tratti di sentiero in cui la neve si è posata "calando" sopra il sentiero, formando passaggi inclinati ed instabili. E anche in quei tratti di salita e discesa di fanghiglia nevosa, dal quale afforiavano radici e rocce bagnate.

Ad oggi ci ho corso un centinaio di km, l'intersuola non presenta segnali di deformazione, e la suola mostra solo minimi segnali di usura.

Tirando le somme, trovo che sia una scarpa molto comoda e affidabile, il perfetto ibrido tra scarpa da strada e scarpa da trail, a suo agio su tutti i tipi di fondo, adatta per percorsi lunghi, e ultra, per corridori di qualsiasi peso.

Schematizzzando:
Comfort: Eccellente
Ammortizzazione: Eccellente
Reattività: Buono
Stabilità: Ottimo
Grip: Ottimo
Protezione: Buono
Sistema di chiusura: Buono
Peso: Buono



Ecco quanto afferma Geoff Roes riguardo a queste scarpe:
"When I first got a pair of the Badrocks I didn't think I would like them too much, but now I just keep liking them more and more. I have been doing a lot of running in the snow lately and they are a perfect shoe for snow running. They seem to run about a half size large, but once I got into the right size I love them. They're very roomy in the toe area which I really like for running in the winter. The extra space allows my feet to circulate very well, even with thick socks on. They have incredible traction in loose snow, and at just over 11 ounces they are surprisingly light for the amount of support, cushioning, and protection they offer. As long as Montrail keeps making the Mountain Masochist nothing is likely to replace them as my shoe of choice, but the Badrock has come closer than anything else I've tried. And for running in snow the Badrock is now my shoe of choice"

Ed eccomi infatti in azione sull'ultima neve all'Abetone, dove le Montrail Badrock hanno dimostrato grandi capacità di grip, non solo su neve morbida, ma anche sulla poltiglia neve-fangho ghiacciata, anche in discesa. Sempre affidabili!



Montrail Badrock sulla neve

Di seguito anche una carrellata di foto che mettono a confronto le Montrail Badrock con una Asics Landreth, un modello di A3, per comparare quanto di buono è stato fatto dalla Montrail per offrire una scarpa A5 confortevole al pari, se non di più, delle migliori strade per strada. Il disegno della tomaia che avvolge e protegge bene il piede, la larghezza della pianta, la conformazione della talloniera.

mercoledì 13 aprile 2011

T.C.E Traversata Colli Euganei , 10.04.11




A differenza di molti, ci speravo tanto in una edizione “secca” della TCE, sebbene la scorsa e unica edizione a cui ho partecipato, per quanto bagnata, non mi sia sembrata così tanto fangosa.. Tutto sommato, il percorso della TCE, presenta molte variazioni di fondo, e solo nei primi metri, appena usciti dall'asfalto, si presenta un tratto in mezzo ai campi e in piano, dove l'acqua può stagnare. Per il resto è un continuo salire e scendere, attraversando single-track, strade bianche in mezzo a filari di vite, fondi pietrosi, antiche strade romane.
E la giornata di ieri è stata perfetta, con quel cielo limpido azzurro fin dalle prime ore del mattino, che apriva la vista a panorami più aperti; la luce del sole che illuminava i fiori sbocciati nei giorni precedenti in questo sprazzo di estate inaspettata. Bruciava, il sole, sulla pelle; ma subito un venticello lieve asciugava il sudore, ingannando anche sulla percezione della fatica: molti infatti accuseranno crampi, dimentichi degli effetti negativi dei “primi caldi”, quando, dopo aver passato un inverno senza problemi di idratazione, si deve fare i conti con la perdita dei sali minerali.
Io son partito con la mia solita calma, unico obiettivo arrivare fino in fondo, superando la salita del Pellegrino senza quegli affanni patiti lo scorso anno, considerando anche una particolarità: correvo con le FiveFingers ai piedi! Eh si: non ci avevo mai percorso più di una ventina di km, e questa era appunto la mia sfida, su un percorso molto vario e sollecitante. E l'ho pagata: quando ho dovuto attraversare la strada romana, fatta di sassi arrotondati, dove era difficile capire dove poggiare il piede, quale sasso scegliere senza sbattere alluce o mignolo contro qualche altro sasso... praticamente impossibile; e poi successivamente, dove, per entrare in un tratto di singletrack, incrociandomi con uno in mountainbike, ho dovuto allargare la traiettoria e mettere il piede sotto le foglie di un cespuglio dove si trovava una radice... presa in pieno! mignolo e pondulo, un dolore lancinante, un urlo nel silenzio, Mauro che più avanti torna indietro per vedere come stavo... Ho proseguito, ma già le normali difficoltà dei tratti in discesa, dove ci si appoggia sulle dita , diventavano insopportabili in quella zona del piede, tanto che poi mi sono ritrovato costretto a fermarmi, per controllare la situazione: dita arrossate e gonfie, ma niente di rotto; tant'è che poi ho trovato difficile calzare di nuovo la scarpa... I miei amici (e anche altri trailer) si fermavano al passaggio, vedendomi seduto per terra, offrendomi aiuto. Un grazie a tutti Loro! Ormai non mi restava che decidere: se continuare per orgoglio, anche solo camminando, di andare fino all'arrivo. O fermarmi al ristoro più vicino. Cosa su chi mi ha fatto riflettere anche la Dona, quando mi ha raggiunto. Ed è così che ho deciso di abbandonare, facendomi visitare dal medico presente, che mi ha passato del ghiaccio spray e poi mi ha massaggiato con un anti-infiammatorio, facendomi notare che quelle che indossavo non erano le scarpe più adatte per affrontare questi percorsi... Eh si che lo so, Dottore, è proprio questo il bello.. non mi sono mai fatto male in precedenza, qualche botta, ma niente di importante: oggi invece due volte, per di più nello stesso punto! e poi ripensandoci , ho visto l'ironia della sorte : proprio il giorno prima stavo sulle discese del Malandrino a pulire il fondo dalle foglie e dalle insidie che nascondevano, per impedire che incidenti tipo il mio possano accadere ai partecipanti alla gara...
Non posso che ringraziare tutti quelli che in quel mio momento di sofferenza mi hanno offerto il loro aiuto.

domenica 27 marzo 2011

Addio, Wildcat ...

E con sommo dispiacere che butto via le mie LaSportiva Wildcat: ottima scarpa, mi ha sempre sostenuto e dato sicurezza anche nelle discese più tecniche, in qualsiasi situazione. E nella sua intersuola morbida, soprattutto nel tallone, il mio piede si è sempre sentito comodo. Un unico momento di incertezza, quando, camminando, ho posato il piede su un tombino di cemento bagnato dalla pioggia. Ma abbiamo superato insieme questa crisi, e costruito un rapporto ancora più solido, fondato anche nella conoscenza dei recipropci limiti.
Mi mancherai..











lunedì 21 marzo 2011

UILTRABERICUS, 19.03.2011. Vicenza

Album : https://picasaweb.google.com/116060748355297972605/Ultrabericus2011#


Che dire della gara? Organizzata in modo perfetto, e non c'era nessun dubbio: da queste parti, quando dicono di fare una cosa, la fanno, e bene!
Un percorso molto corribile, 65km con 2500m di dislivello, senza grandi e toste "pettate", forse più difficile per quelli che, abituati a correre, si trovano una ultra in questo periodo dell'anno, troppo presto, con troppi pochi chilometri accumulati, vuoi per il tempo che non permette regolarità, vuoi proprio per il tipo di preparazione che non porta a questo periodo pronti per tanta strada. Io ho corso i primi 30km, ed è stato un piacere, soprattutto per quella bella discesa , verso il 20km, di quelle che amo!
Ma più di tutto è stato un bel fine settimana, divertente e anche, per me, profondo....




C’era una volta…

... una spedizione sulle montagne dell’Himalaya. Dopo giorni di cammino, gli sherpa si fermano e non vogliono procedere. Restano fermi per un giorno intero. Il giorno dopo, senza una ragione apparente, ripartono con i loro carichi sulle spalle e riprendono il cammino. Ai nostri alpinisti,che pensavano si fossero fermati perché sfiniti per la stanchezza, “No - rispondono - non era stanchezza. Era che dovevamo aspettare le nostre anime. Abbiamo corso così tanto che esse erano rimaste indietro e rischiavano di perdersi. Un uomo non può camminare senza la sua anima”.



Si arriva all'ostello venerdi sera, giusto l'ora di cena: Rundi, Bussino Fede & Io ci aggreghiamo alla compagnia dei trailer in attesa, e ci rechiamo al ristorante; una bella tavolata, siamo almeno una ventina, e li troviamo altri trailer. Si aggiungono al nostro tavolo Fabio (Menino) e Andrea (Vipiana) che,da veri atleti, la sera prima della gara, cenano leggerino, mentre il qui presente, proprio di fronte a loro, dopo un primo molto gustoso di tagliatelle ai funghi porcini accompagnato da un calice di vino bianco, prosegue con polenta e salsicce accompagnate da una birra media, per finire poi con doppia razione di dolce , una porzione torta nocciole e cioccolata e una porzione di cheescake che passava di lì per sbaglio... mica potevo abbandonarla? Quindi ho seppellito tutto sotto un Braulio e seppellito anche il Braulio con un altro amaretto offerto dalla Casa …. E visto che la strada verso l'Ostello era lunga (?), Rundi ed Io abbiamo fatto ristoro con un prosecco . Finalmente a letto, sveglia alle , la palla di sole arancione che spunta all'orizzonte. La mattinata promette bel tempo.

E la partenza è una lunga attesa; si prepara gli zaini, e quindi giù a far colazione, e poi, in tutto quel tempo che ci aspetta, è come stare a ricreazione alle superiori, e tra una battuta e l'altra si torna a a ripensare se non si ha esagerato a riempire lo zaino, e si ripende a riorganizzare lo zaino, e tutti i riti preparativi; ci aspettano 65km, non sono pochi... porto questo, o quest'altro, che dici, faccio bene, non si sa mai, cambiasse il tempo, e poi e poi... e io non ho di questi pensieri, e, ammetto, non riesco ancora a "visualizzare" che sto per affrontare tutta quella strada... ho visto la piantina, so dove si trovano i sentieri, ho studiato un po la planimetria, ma non "sento" il sapore di quella che, se riesco a finirla, per me sarebbe un '"impresa", non avendo mai percorso così tanta strada tutta in una volta.

Ci si dirige in piazza, che pian piano si riempie di questi animali strani che siamo, che si sembra mezzi astronauti e mezzi pagliacci, e ormai mancano pochi minuti, c'è il breefing, e Pollo parla col microfono che gli trema tra le mani per le varie emozioni che lo attraversano, che probabilmente vanno dalla gioia del “E finalmente ci siamo” alla tensione del “c'ho un ansia che è una settimana che non vado in bagno” .

Si parte, e aspetto che tutti avanzino, standomene in fondo, come al solito, per evitare di lasciarmi trasportare dall'onda dell'entusiasmo iniziale, e poter procedere al mio passo lento, lasciando che il corpo si riscaldi, si metta in moto, ascoltando se tutto va bene, e va bene; i primi chilometri sono su asfalto, e altro asfalto si troverà poi lungo il tragitto, ma non mi da fastidio, non voglio pensarci, e rovinarmi il piacere della corsa in questa mattina calda, piacevole ; voglio solo correre, senza forzare, senza faticare, correre perché mi fa star bene.

La stagione invernale, ci regala una natura ancora spoglia, poco "attraente", il percorso non presenta zone con suggestivi panorami, ma che importa: l'importante e correre, finchè ci si fa, mi dico; e star bene. Godere della compagnia degli amici trailer che si incontrano. E divertirsi finalmente quando inizia quella lunga discesa in singletrack molto sassosa, di quelle che adoro, dove lascio andare le gambe e mi faccio guidare dalle sensazioni: pura istintività, nessun pensiero, nessuna indecisione, nessuna paura che ostacoli la folle corsa. E pochi metri dopo che questa discesa finisce, il secondo ristoro mi permette di “rifiatare”; e trovo Emilio Marco, che si sta godendo questa mattinata, dopo un inverno che è stato molto, troppo inverno. Si riparte insieme, e si affronta una salita impegnativa, camminandola. Purtroppo, gli sono troppo vicino per riuscire ad evitare la "frustata" di ritorno di una fronda da lui spostata, che mi prende in pieno un occhio; per diversi minuti non riuscirò più ad aprirlo.. mi fa male, molto male. Non è facile continuare a proseguire potendo usare un occhio solo che, per di più, forse per solidarietà verso l'altro, non fa altro che lacrimare... Ma ho fiducia, e dopo diversi minuti finalmente riesco a riaprile quell'occhio ancora dolorante. Non chiedo a Emilio di controllarlo, non voglio sapere se il mio volto è segnato, se l'occhio è arrossato. Non voglio farmene un pensiero, non voglio assolutamente che alcuna negatività possa disturbarmi il piacere di questo viaggio. Un piacere per un attimo interrotto dallo spavento vedendo Emilio Marco scivolare in un tratto di discesa, lottare per riprendere l'equilibrio sull'erba umida ai lati del sentiero su cui era finito, cadendo incontro al un bel masso, l'unico grande masso che si trova in quel punto... e vederlo fermare la caduta con le sue lunghe braccia, giusto un centimetro prima che la rotula del suo ginocchio si schiantasse contro il masso.. Quanta paura ho avuto: non avrei voluto vedere il dolore turbare la luce e il sorriso che risplende sul volto del caro Emilio! E con l'animo sollevato si è proseguito il cammino.


Son ormai tre e ore e mezzo che sto sulle gambe, era da tanto che non arrivavo a questa percorrenza, e so che molte ancora mi aspettano. Decido che è il tempo di riposare un po le gambe, e di buttare qualcosa nello stomaco; d'altronde è anche l'ora di pranzo, e voglio rispettare i miei normali bioritmi; e così saluto Marco e proseguo camminando, così da poter mangiar tranquillamente quegli ottimi biscotti proteici che mi sono portato dietro; forse non saranno "energetici" come i gel, o gustosi come un bel panino alla mortadella.. ma mi hanno appagato il palato e lo stomaco. Mi sento proprio bene, e proseguo camminando lungo il sentiero, finché questo non esce dalla vegetazione, e attraversa una radura, che alla sua destra, diventa un bel prato discendente.

Mi soffermo a guardare questo prato fiorito, e gli alberi e la fitta vegetazione che lo delimitano più sotto. C'è persino una vecchia Panda bianca, sotto un albero, una delle prime Panda, con la portiera aperta; e non mi pare affatto che stoni con l'ambiente attorno, quasi sembra essere cresciuta li, insieme alla vegetazione attorno. E anzi, forse è proprio la presenza di quella vecchia Panda, che la scena mi da la sensazione che qui, in questo piccolo angolo di Natura, il tempo si sia fermato; che si possa entrare in contatto con l'Eternità... Mi soffermo, a percepire il momento, nell'ora del mezzodì, il sole che filtra tenue attraverso le nuvole, e mi riscalda la pelle del viso; mi soffermo con la brezza calma che piacevolmente rinfrescava la pelle appena riscaldata .. quella calma e quel silenzio.. non ho potuto fare a meno di sedermi sul quel prato, in mezzo alle margherite, ad osservare tra le foglie d'erba l'incedere - senza un apparente meta - di minuscoli insetti; e le api balzare di fiore in fiore, noncuranti della mia presenza e.. e così poi mi sono sdraiato, come da tanto tempo mi capitava, come da tanto tempo desideravo....la meraviglia di trovarmi li, era tutto così "banale", così" semplice", quello che è il miracolo della Vita.. Ti puoi commuovere, quando riesci ad entrare in sintonia con questa Bellezza, quando riesci a ritrovar la tua Anima, che si era persa, e sentire battere nuovamente il proprio cuore in un petto che credevi ormai morto ... e poi l'Anima ti gioca un bello scherzo: apre le porte della Memoria e ti riporta indietro nel tempo, a quando comprendesti l'essenza della Bellezza, cio che rende bella la Bellezza: il poterla condividere. La Condivisione, la comprensione che , al di là dei fenomeni che ci appaiono incedere nel fiume del divenire, "Tutto è Uno". E sempre guidandoti attraverso “le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce” , l'Anima ti riporta a vagare nei campi di chi sa dove, [forse il Tennesse?] , a quando, seduto immerso in uno scenario simile, ti voltasti a guardare la persona amata, entrambi immersi in quella sintonia che può sussistere solo grazie all'amore, non poteste fare a meno di dire , all'unisono, "...che Bello..." E succede che l'Anima & l'Amore ti aprono alla Coscienza, di cui, l'Ego, Medusa pietrificatrice è la Negazione. Di Ego è fatto il mondo governato dai "Signori del Dolore", guidati dalla incolmabile sete di Potere, piccoli Ozymandias schiavi della propria ambizione, disseminatrice di deserti... E ti chiedi : Perché nel mondo non può governare l'Amore? Vorresti che in tutti gli animi governasse l'amore, ti senti quasi in colpa di averlo provato, di essere stato egoista per averlo provato... Tremendo il potere della Coscienza: ti spinge a decollare la tua propria testa! Non a caso il Cellini fuse la testa della Medusa più e più volte, fino a quando non risultò identica al volto del Perseo (quella scultura di nero bronzo collocata nella loggia dei Lanzi, in P.zza Signoria, Firenze) , a significare, indicare il primo passo del cammino dell'Anima, l'auto-conoscenza, quel "non passi giorno in cui tu non uccida un tuo nemico", quel nemico che alberga in ognuno di noi, il nemico dai mille volti, come mille sono i serpenti della chioma della Medusa, .. Quel nemico Ingannatore, che purtroppo in molti ha portato a fuorviare il senso di quelle parole, tramutandole in un inno alla guerra al prossimo ... piango, pensando alle guerre che devastano il mondo ... e mi vergogno di me stesso .. ma basta una folata di vento ed ecco cambia tutto ... dove lontano possono vagare i pensieri, i sogni ad occhi aperti... come aquile, attraversano i mari ... e mi portano su quella spiagge dove si camminava al mattino, d'estate, i piedi nell'acqua fresca .. e adesso lo sento, che quel tempo passato insieme, non è stato solo un sogno ...

E con questo meraviglioso e pesante dono dell'Anima, ho proseguito, camminando lungo il sentiero dove gli altri corridori proseguivano la loro avventura, chiedendomi se stavo bene. E stavo bene. Era tanto tempo che non mi sentivo vivo.. Ho proseguito cercando di ascoltare il più possibile l'universo attorno attraverso questo sentimento che, sapevo, non sarebbe durato a lungo.

Non sentivo più il bisogno di correre. Non aveva senso correre. Avrei potuto forzarmi a farlo, per poi magari ritrovarmi affaticato molto più in la, e dovermi arrendermi alla stanchezza. E magari raggiungere quel punto che ti porta oltre la stanchezza... Ma non mi interessava scoprire dove si trova quel punto, adesso. Non oggi.

E così decido di ritirarmi, nel punto dove gli staffettisti si danno il cambio. Trovo Ruperzio che mi da un passaggio in macchina fino a Vicenza. Inizia a piovere, e penso ai ragazzi sul sentiero.. che peccato, ancora pioggia...

Arriviamo all'Ostello, e mi avvio a piedi a Campo Marzio, luogo d'arrivo, e son li quando Cinzia Bertasa, sorridente, percorre gli ultimi metri che la separano dal traguardo. E prima? seconda? o cosa? Guardandola, senti che comunque lei sta vivendo una vittoria. E non si tratta di vincere classifiche o trofei. Il piacere di una sana birra dopo tanta fatica? Forse :-)

E quindi al “paddock” trovo Rundi , naturalmente al banco del ristoro, a distribuire frutta e birra, e come lo vedo parte il nostro balletto che spacca, tormentone del nostro week-end, il Jonny Groove "I-Aa-I-A-I-AA!!"...

E poi arriva anche il Kappa, tormentato dai postumi dell'influenza, e così siamo al completo, il magico duo composto da tre persone: Scemo & + Scemo & + Scemo :-)

E la serata prosegue cazzeggiando, e purtroppo il dolore all'occhio colpito tornerà a farsi sentire, innervosendomi non poco,... L'ostello si riempie di vita, e i bicchieri di birra! Ma noi dobbiamo andare, e durante il viaggio di ritorno, mi chiedo: che cosa ci faceva una vecchia Panda da Hippy lassù? Ma c'era veramente? e che piantine erano, allora, quelle che crescevano in quel pratone? ...Gulp!

venerdì 11 marzo 2011

Corsa Naturale : The Barefoot Professor



Interessante documentario che analizza lo stile del passo di corsa "naturale"

Marsupio Riserva Idrica GoLite HydroChug

http://www.golite.com/carry-gear/mens/lumbar-packs





Questo modello di "marsupio" della Golite è fornito di due tasche laterali, di due portaborracce (borracce incluse da0.5L)  e di una tasca centrale.
Nelle tasche laterali possono entrare comodamente il cellulare e la macchina fotografica. In stagione invernale, visto la minor necessità di portarsi dietro una riserva idrica, al posto di una delle due borracce metto una giacca antipioggia, di quelle leggere che si richiudnono su se stesse (in questo caso la Columbia Titanum). Nella tasca centrale ci sta di tutto: in questo caso ci sono solamente il fischietto, la coperta termina, 3 barrette energetiche, uan confezione di salviette umidificate, la torcia frontale ... e c'è ancora posto per il portafoglio, per qualche cartina geografica, e un paio di calzini di ricambio.
Il tutto è molto stabile durante la corsa grazie a quei tiranti che avvolgono i porta borracce , che possono essere regolati tramite i lacci laterali per una migliore tenuta. La cintura è regolabile e ampia, distribuisce bene il peso sulla superficie, senza "segare" ai fianchi.
Ormai uso questa cintura al posto dello zaino perchè mi dà meno noia nella corsa, proprio perchè molto aderente, non mi affatica le spalle e mi fa sudare meno di uno zaino che impedisce la traspirazione.


domenica 6 marzo 2011

HELLY HANSEN BOXER



Ho acqusitato questi boxer su internet, una taglia più piccola di quanto uso normalmente. Il tessuto è composto per il 53% Lifa e 47% Polyester. Una "maglia" traforata che consente un ottima traspirazione. 
Perchè ho acquistato questi boxer, spendendo una ventina di euro quando se ne trovano a un prezzo tre volte inferiore al grande magazzino dietro l'angolo? per la lunghezza del gambale.
I boxer che avevo usato prima di questo hanno un gambale corto che correndo risale lungo la coscia e va a piazzarsi proprio la, in mezzo alle gambe, dove, per effetto del movimento, struscia di continuo, generando irritazione alla pelle, proprio ciò che voglio evitare, visto che  uso sempre pantaloni per correre ..
Questi boxer della Helly Hansen, con questo gambale molto lungo, mi hanno risolto il problema.


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