domenica 15 agosto 2010

Armonia e/è Salute. I nuovi "amuleti" della salute EFX e TRION:Z

Einstein, con la sua formula E=mc2, (per quanto questa formula, come è stato dimostrato, sia sbagliata) fu il primo scienziato a far accettare all'universo "accademico" -proprio perchè matematicamente espressa-  quella verità sentita dagli esseri umani fin dagli albori della civiltà, quando l'universo  appariva magico e "parlante", pieno di significato "divino", e non un semplice "oggetto" analizzabile e sfruttabile...
Anche un sasso poteva  avere un significato "magico",  al di là dell'apparenza fenomenica della nostra visione tridimensionale, che ci fa vedere gli oggetti, gli altri, come enti diversi da noi, gli uni divisi dagli altri. Al di là di questa tridimensionalità, al di là dove possono arrivare i nostri occhi e gli altri occhi tecnologici (che comunque sono un prodotto della tridimensionalità), al di là di tutto ciò che ci appare come forma, noi siamo energia vibrante in un universo di energia vibrante.
Come diceva Pitagora, "la geometria è musica solidificata". Forse è per questo che si racconta  che "all'inizio fu il Verbo".
E così', dunque, noi siamo energia che vibra. E come tutto ciò che vibra possiamo vibrare armoniosamente o no, e molto dipende da come riusciamo ad "adattarci" al mondo, in quello che facciamo e con le persone che frequentiamo, perchè noi non siamo soli e separati dall'universo, ma vibriamo in mezzo ad esso, ne facciamo parte; quello che siamo dipende molto da quello che facciamo e dove -e quindi con chi- stiamo.
Al di là di questo "macrocosmo sociale" in cui siamo immersi, il nostro stesso corpo è costituito da organi ( o forse sarebbe più corretto, metaforicamente parlando, chiamarli strumenti, facenti parte di un orchestra) che eseguono le loro funzioni interagendo con altri per stabilire un corretto funzionamento, un armonia corporea, uno stato di salute. Quando tutto funziona armoniosamente, ci sentiamo bene, anzi, a volte non ci sentiamo affatto, nel senso che non ci rendiamo conto di essere un corpo. Spesso ce ne accorgiamo quando qualcosa "stona", non funziona, e ci fa soffrire. Raramente ce ne accorgiamo quando ci sentiamo sprizzanti di energia, e, guarda caso, in quei momenti, ci ritroviamo a  cantare, vibranti..
7 sono, in tutto,  i "corpi sottili" di ogni individuo, secondo la metafisica della tradizione teosofica.
7 sono i Chakra del corpo umano, secondo la sapienza indù.
7 sono le note musicali.
La Settima regola dell'"Ottuplice sentiero", il primo sermone del Buddha Shakyamuni, è la "Retta presenza mentale" , è la capacità di mantenere la mente priva di confusione, chiara, equilibrata, armonica.
L'armonia è l'essenza del nostro star bene: con se stessi, con il mondo. E' questo lo stato di salute.
Ci possiamo sentire in armonia cantando in un coro sacro, oppure cantando allo stadio, oppure nel silenzio della vetta di un monte...
Perseguiamo uno stato di salute impostando la nostra vita in modo regolare, seguendo una dieta sana, un lavoro che si adatta alle nostre capacità e desideri, facendo attività fisica.
Ma , quotidianamente,  è molto più facile sentirci in disarmonia con noi stessi, col mondo. E cerchiamo di rimediare, cerchiamo qualcosa che possa aiutarci a ritrovarla. Spesso  cerchiamo di ritrovarla attraverso la via più facile, una "magia", sia che abbia forma di un amuleto, di una una ricetta, di una "pillola" pronta all'uso. Che possa aiutarci, oppure no, spesso dipende molto da quanto ci aspettiamo, da quanto ci crediamo. Quando si dice che la fede può spostare le montagne...

All'interno di una visione olistica del cosmo (cosmo=ordine), si spiegano queste due nuove "pillole" frutto della ricerca tecnologica basata sui rapporti energetici tra uomo-mondo, una basata sul fenomeno "vibrazionale" dell'energia, l'altra sul fenomeno  "magnetico" dell'energia. 

EFX
La tecnologia applicata dalla EFX nei suoi bracciali-collane, come descritto sul loro sito http://www.efxusa.com/home, agisce sui campi energetici attraverso frequenze



"Is your body properly tuned? We are all surrounded by a naturally occurring energy field that constantly reacts to both internal and external influences. When this field is disrupted, the body’s performance and responsiveness is compromised, similar to a precision instrument being out of tune. Conversely, when these frequencies are nurtured, muscles relax, blood flow increases and tension abates.

EFX’s holographic technology contains algorithms and frequencies that interact positively with this energy field in both humans and animals at the cellular level. When placed near the body, especially at key energy centers such as the hands and feet, EFX’s products will harmonize with the body’s naturally occurring bioelectric frequencies.

EFX effectively tunes the body, immediately unleashing its full potential for function and performance.

Some of the most notable results include:

    * Increased balance and strength
    * Enhanced flexibility and motion
    * Better focus and alertness
    * Relief of stress and tension
    * Faster recovery time
    * Abatement of jet lag and motion sickness"



N.B: Notare bene cosa dicono loro stessi per invogliare all'acquisto


TRION:Z
La tecnoliga della TRIONZ:Z http://www.trionz.com/ si basa invece sull'uso di mini campi magnetici, generati attraverso magneti conentuti in aracciletti e collane, che caricati con ioni negativi ci proteggono dai troppi ioni positivi rilasciati dagli equipaggiamenti elettronici che ci circondano.









sabato 31 luglio 2010

T.A. Monte Amiata, Abbadia S.Salvatore 31/07/2010

Foto album
http://picasaweb.google.it/116060748355297972605/TAAmiata31Luglio2010#

Erano girato voci sul forum di Spirito Trail che a settembre quelli dell'Amiata (www.amiatarunners.com) avrebbero organizzato il "Trail del Centenaio", un trail di 21km circa che avrebbe dovuto partire da Abbadia S.Salvatore, per arrivare alla Croce, e poi ridiscendere. Putroppo poi è stato annullato... Ma visto che ci avevo fatto la bocca... ho letto un po il percorso
descritto sul sito, mi sono recato in loco, e sono riuscito a trovare il
percorso (beh, per trovare la discesa della Sposina ho sbagliato al
bivio e perso un'oretta di tempo anda e rianda...).  Mentre splendeva il sole su tutta la Valdorcia, un bel nuvolone vorticava sull'Amiata, sopra i 1500mt... E per tutto il percorso ha tirato vento freddo, e mi sono ritrovato nella nebbia della nuvola. Ma non ha mai piovuto, pe fortuna: avevo ai piedi le Asics Speedstars, non scarpe da trail, fosse piovuto avrei avuto qualche difficoltà..
Il percorso. Si parte, 700mt di strada asfaltata prima di imboccare il sentiero per S.Antonio, che sono almeno 3km di mulattiera facile. Poi inizia la salita delle Metatelle, quasi 5km, che porta alla strada di Rigale, è un percorso adatto alla MTB ; poi si riprende il sentiero al Pian della Pescina, e dopo un tratto di bosco, si riprende a salire lungo la pista da sci
fino alla Croce; di li si ridiscende lungo il Canalone fino a l Rifugio Cantore, poi sentiero in faggeta fino al 1° Rifugio, 500mt di strada asfaltata e si riprende un sentiero che porta all'inizio del tratto della discesa dalla Sposina. La discesa
della Sposina (sempre fosse quella, se gli anziani del rifugio mi hanno indicato
bene) è divertente, ma un po "sporca" e soprattutto il tratto finale, di
difficile individuazione. Dopodichè si dovrebbe entrare nel Castagneto,
e quello l'ho trovato subito (il che mi fa pensare di non aver sbagliato riguardo alla discesa della Sposina); ho pure visto i segni del CAi, ma non il sentiero... o meglio, qualcosa
di simile, una strisciatina di terra calpestata, ma c'era pure un wc abbandonato.... Non un tratto corribile, ne bello... Al che ho deciso di ritornare indietro e 
proseguire per strada asfaltata per far ritorno ad Abbadia. Da rivedere quindi il tratto finale...



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martedì 27 luglio 2010

Cervino X-Trail, Valtournanche 25 Luglio 2010

Road Photo Book
http://picasaweb.google.it/116060748355297972605/CervinoXTrail#




Innanzitutto grazie a Tarcisio, la scopa, se non era per la sua presenza, non penso sarei arrivato in tempo :lol: ... ci ho messo quasi 9 ore a portare a termine questi 42km con dislivello totale di 2400m, che ci ha portati da Valtournanche , 1500m slm circa, fino al rifugio Duca degli Abruzzi, a 2800m slv, a metà percorso, giusto sotto la punta del Cervino, in una giornata che migliore non potevamo trovare. Certo, al mattino faceva fresco, ma una voltapariti, usciti dal paese, per i sentieri assolati, siamo stati proprio bene. I primi 8km, che ci hanno portati al primo ristoro, sono passati facili, pur salendo per 500m, su sentieri ban battuti, corricchiando in compagnia, chiaccherando con  altri trailer con i quali condividevo il passo adagio di chi vuol godersi la giornata.



Da li è iniziata una salita un po più impegnativa, verso Col Finestra, che ci ha portato altri 312m in in km, poi fino al  20km,  abbiamo percorso single track in falso piano che ci ha portato facilmente al Rifugio Duca D'Abruzzo.






Da li una discesa di circa 10km lungo una strada sassosa ma ben calpestabile, che ci ha portati fino a Cervinia (dove ho sostato ad un bar per un pit-stop a base di birra...) , che abbiamo attraversato per poi dirigerci, affrontanto una decina di km di falso piano e ingannevolemente lieve salita, fino a Cheneil, da dove iniziava una discesa di circa 605 di dislivello che ci ha riportato a Cretaz.
Io ho affrontato con saggezza il percorso, non tirando mai, corricchiando per i singletrack in falso piano, riposando qualche minuto quando la salita al rifugio mi aveva indurito le gambe, per ritrovare quella scioltezza che poi mi ha permesso di "divertirmi" un po correndo la lunga discesa fino a Cervinia, 30km percorsi in 5h 15m circa, dopodichè è iniziato il prevedibile "calvario", visto che la mia autonomia, in questo periodo,  si limita a quella distanza. Gli ultimi 12km li ho fatti praticamente camminando, impiegandoci 3h e mezza....E quella discesa, mi ha fatto patire non poco alle ginocchia...



Quando sono venuto a sapere che Mau Scilla aveva commentato che il percorso non era duro... :shock:
Ma oggi, a mente fredda, e soprattutto con le ginocchia avvolte nel
ghiaccio, mentre riguardo tutte le foto che ho fatto, e ripercorro
mentalmente il percorso, non posso dargli torto; il Cervino X Trail, nel
suo insieme, è si duro, ma non ha certo quei tratti duri che ti mettono alla
prova: fino al primo ristoro, tutto liscio, anche troppo, poi si è
salito un po, ma sempre una salita in cui trovi un ritmo, che non ti
spezza il passo e il fiato , così come anche quella che porta al rifugio
sotto la vetta del Cervino; si sale un bel po, ma è un salire "dolce"
(..seppur faticoso..)



dopodichè dal rifugio una decina di chilometri in
discesa dolce fino a Cervinia,



e poi la salita che dal lago porta alla
Pietraia, una bella salita, anche questa, ma non di quelle impossibili
(..per gli altri ;) )



Un percorso dal fondo sempre "regolare", che da sempre appoggio; si
potevano usare tranquillamente scarpe da strada, viste le ottime
condizioni meteo. Nessun tratto "critico" che richiedesse presenza di
personale ad allertare i concorrenti. Il percorso, oltre che essere
suggestivo per quasi tutta la sua totalità (a parte la discesa e la
"visione" di Cervinia..) è molto "naturale", non abbisognava poi di tanta segnalazione. Magari, al posto dei segni di vernice, avrei optato per delle bandieruole rimuovibili conficcate nel terreno.
Giusta la quantità e la disposizione dei ristori. Magari, il terzo ristoro, per quelli come me che ci arrvano verso mezzogiorno, è un po una "tortura": in quei giardini, a pochi metri, i "gitanti" cuocevano l'arrosto sui barbeque.. le salsiccie....
Ottima l'organizzazione, e simpatici tutti quanti!
Veramente un bel trail.
E' stata una bella esperienza, anche nella sofferenza :D
Un grazie a Tarciso, la scopa, che mi ha fatto compagnia negli ultimi chilometri di sofferenza,  e a tutti gli altri organizzatori e concorrenti che mi hanno aspettato calorosamente al traguardo: quell'applauso mi ha emozionato, un  "abbraccio" con cui sono stato acccolto mi ha tolto di dosso quella "tristezza" accumulata negli ultimi chilometri per non essere riuscito a portare a termine questo trail nella maniera in cui avrei voluto, e potuto, al meglio. 
E' stato bello ricevere i complimenti di Dawa Sherpa all'arrivo, vincitore della categoria maschile, e il saluto di tutti gli amici che mi hanno fatto compagnia prima della gara e durante.

Di seguito la cronaca tratta da www.parkstrail.it

 "fin dalle prime battute si era capito che a giocarsi la vittoria
finale sarebbero stati : Giuliano Cavallo, Dawa Sherpa e Cristiano
Campestrin, tre atleti con caratteristiche diverse; quest'ultimo
obiettivamente fino al "Gpm" dell'Oriondé sembrava superiore conducendo
in testa e tenendo facilmente sotto controllo i due grandissimi trailers
che comunque tenevano duro. Al rifugio dell'Oriondé Campestrin accusava
un malessere dovuto alla quota, Cavallo prendeva prepotentemente la
testa che teneva fino a Cime Bianche di Valtournenche; Dawa dal canto
suo (e con tutta la sua esperienza) restava a circa 40 secondi gestendo i
km con grande acume.

A Cime Bianche si faceva sotto, riprendeva Cavallo che comunque
restava attaccato; l'ultima discesa da Cheneil a Valtournenche, è stata
affrontata in maniera pazzesca, Cavallo cadeva consegnando a Sherpa la
vittoria. Campestrin, vista la situazione, ha continuato nel suo passo
regolare, gestendo il terzo posto.


In campo femminile, Manuela Brunero e Alessandra Carlini iniziavano
la gara insieme ed hanno proseguito in questa maniera fino al
rifugio Oriondé, qui la giovanissima marchigiana già terza alla Lavaredo
Ultra Trail ,allungava il passo in discesa costruendo piano piano la
vittoria; la valdostana Brunero concludeva molto bene al secondo posto
con poco più di 8 minuti, terza l'altra valdostana Carmela Vergura al
quarto posto la laziale Maria Teresa Cannuccia . "



domenica 18 luglio 2010

Corsa dei 5 Ponti, S.Clemente in Valle 18.07.10


Su segnalazione di Bussino, oggi mi sono recato a San Clemente in Valle, piccolo e ben tenuto borgo di montagna al di sopra di Loro Ciuffenna (provincia di Arezzo), dove si è svolta la Corsa dei 5 Ponti, appuntamento tradizionale podistico della zona, giunto alla 29 edizione. E con piacere ho scoperto che questo percorso di quasi 8 km, a parte un breve tratto iniziale di asfalto, e alcuni tratti di attraversamento del borgo, si è svolto interamente su strade bianche e con salite impegnative, seppur brevi. Un percorso come quelli dei trail di Pietraporciana o della Ecomezzamaratona di Valdorcia. Un centinaio di podisti al via, marcatamente "stradaioli", di buon livello, hanno affrontato questo bel percorso con sano spirito competitivo in una mattina estiva calda ma per fortuna non assolata. Io sono partito lottando strenuamente per difendere la mia ultima posizione, nonostante questo a metà gara ho dovuto mio malgrado superare qualcuno spompato da una partenza troppo sprint, che comunque poi mi ha ripreso e superato nell'ultimo tratto di discesa. Un solo ristoro, a metà percorso, provvisto di acqua, e tè al traguardo. Ed in concomitanza a questo evento, la Sagra della Ribollita.
L'intero paese in festa, anche perché è stata organizzata una gara per bambini,  per cui intere famiglie erano in piazza. E non mancavano i sani "vecchi" del posto seduti alla panchine lungo le vie con le classiche bottiglie impagliate di vino bianco e rosso, a incitare i corridori.
Un evento che promette sviluppi futuri, da seguire.

http://picasaweb.google.it/116060748355297972605/29CorsaDei5Ponti#

sabato 17 luglio 2010

INTEGRATORI ALIMENTARI PER LO SPORT

INTEGRATORI ALIMENTARI PER LO SPORT

Fonte : www.my-personaltrainer.it


Integratori alimentari per sport di potenza

Creatina: migliora il recupero, aumenta la forza e l'esplosività del gesto motorio, tampona l'acidosi e aumenta le masse muscolari (effetto presunto non ancora accertato). Deficit di creatina si possono registrare nei vegetariani, mentre chi assume notevoli quantità di proteine animali 9 volte su 10 non trae alcun beneficio dall'integrazione

Proteine e di aminoacidi: utilizzati con lo scopo di aumentare la massa muscolare possono favorire l'anabolismo soltanto se l'alimentazione non riesce a fornire sufficienti quantità di proteine.

Amminoacidi ramificati: favoriscono il recupero dopo un allenamento particolarmente intenso e prolungato.


Integratori alimentari per sporti di resistenza


Maltodestrine e derivat
i: utili in caso di impegno fisico prolungato, oltre i 90 minuti. Assumerne circa 30 g per ogni ora di competizione. L'assorbimento è ottimale se vengono aggiunte ad acqua moderatamente refrigerata (circa 10°) con una percentuale di maltodestrine che varia dal 6 al 10 % (60-100 grammi per litro), sorseggindo la bevanda un po' per volta evitando di berla tutta di un fiato.

Amminoacidi ramificati (BCAA)
: sono coinvolti in processi metabolici tramite i quali si ottiene energia dalle proteine. Per questo motivo l'integrazione di amminoacidi ramificati trova giustificazioni in caso di allenamenti prolungati, ridotto apporto con la dieta, gare intense e durature. L'utilizzo degli amminoacidi ramificati a scopo energetico diventa importante soltanto dopo 40-50' dall'inizio dell'attività fisica di resistenza.



LE MALTODESTRINE

I carboidrati rappresentano la fonte energetica principale per il nostro organismo. Insieme ai grassi e in minima parte alle proteine, ci forniscono l'energia necessaria per svolgere le varie attività quotidiane comprese quelle sportive.
In particolare i carboidrati giocano un ruolo fondamentale durante le attività di durata. A parità di ossigeno consumato, il glucosio (derivante dalla demolizione dei carboidrati) è infatti in grado di produrre una quantità di energia (ATP) superiore rispetto ai grassi. Purtroppo, però, mentre le riserve di grassi sono quasi infinite (si parla di kg), le riserve di carboidrati sono limitate (circa 300 g) e l'esaurimento di queste scorte causa un calo della prestazione.
L'assunzione di carboidrati con gli alimenti durante uno sforzo richiederebbe tempi di digestione troppo lunghi, sottraendo energie agli altri processi fisiologici. Da qui è nata la necessità di assumere carboidrati tramite integratori alimentari,   maltodestrine.
Le maltodestrine sono polimeri derivanti dal processo di idrolisi degli amidi (solitamente viene impiegato amido di mais). Tramite processi industriali è infatti possibile modificare i legami chimici che uniscono i polisaccaridi ottenendo carboidrati più o meno complessi. Le maltodestrine così ottenute sono solubili in acqua, hanno un sapore gradevole e risultano di facile digestione.
Durante una gara o un allenamento l'assunzione di maltodestrine garantisce un apporto costante di energia mantenendo relativamente stabile la glicemia.


DOSI E MODALITÀ DI ASSUNZIONE, EFFETTI COLLATERALI

Le dosi e le modalità d'assunzione delle maltodestrine dipendono dal tipo di disciplina sportiva praticata e dalla sua durata.
Ricordiamo che:
   - gli zuccheri semplici o monosaccaridi forniscono energia a breve termine, sono prontamente assimilabili e richiedono brevi tempi di digestione (alto indice glicemico)
   - gli zuccheri complessi o polisaccardi forniscono energia a medio e lungo termine ma richiedono tempi di digestione superiori (basso indice glicemico).

La Destrosio-Equivalenza (D.E) da al consumatore una stima della complessità delle varie maltodestrine. Tale scala può andare da un minimo di 4-6 a un massimo di 36-39. Più alto è questo valore, più corte sono le catene di polisaccaridi e quindi più veloci saranno le modalità di assorbimento ed utilizzazione.

Un ottimo compromesso si può ottenere acquistando maltodestrine a media D.E (20-24). Tuttavia sarebbe ideale assumere maltodestrine a diversa D.E a seconda della disciplina praticata e della fase della competizione, ad esempio durante le fasi iniziali di una gran fondo è preferibile assumere maltodestrine a medio-basso D.E, mentre durante le fasi finali si consiglia l'utilizzo di carboidrati a rapida digestione (D.E elevato)

L'assorbimento delle maltodestrine è ottimale se vengono aggiunte ad acqua moderatamente refrigerata (circa 10°) con una percentuale che varia dal 6 al 10 % (60-100 grammi per litro). E' inoltre consigliabile sorseggiare la bevanda anziché berla tutta in una volta.

In alcuni soggetti possono causare nausea, problemi gastrointestinali ed epatici. E' quindi bene testarle durante l'allenamento per pianificare le dosi e le modalità di assunzione durante la competizione.

L'assunzione prima dell'allenamento o della gara contribuisce alla saturazione delle scorte di glicogeno epatiche e muscolari, ma può causare effetti indesiderati come eccessivo aumento di peso corporeo e problemi gastrointestinali.

Se assunte al termine della competizione favoriscono il riequilibrio delle scorte energetiche. Tuttavia salvo particolari circostanze (competizioni o allenamenti ravvicinati) è preferibile assumere i carboidrati dagli alimenti con gradualità lasciando passare almeno un'ora dal termine della competizione per permettere lo smaltimento delle scorie accumulate durante l'esercizio fisico.

Ricordiamo che i carboidrati assunti in eccesso vengono convertiti in grasso e che è quindi inutile assumere maltodestrine qualora la durata dell'impegno sportivo fosse inferiore all'ora e mezza. Superata questa soglia si consiglia di assumere circa 30 g di maltodestrine per ogni ora di competizione.




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mercoledì 14 luglio 2010

AMINOACIDI RAMIFICATI & GLUTAMMINA NELL'ATTIVITA' SPORTIVA

GLI AMINOACIDI



Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/


Gli aminoacidi  sono l'unità strutturale primaria delle proteine.
Nella sintesi proteica intervengono solo venti dei diversi aminoacidi esistenti in natura (attualmente oltre cinquecento). Dal punto di vista nutrizionale questi aminoacidi possono essere a loro volta divisi in due grandi gruppi: quello degli aminoacidi essenziali e quello degli aminoacidi non essenziali.
Sono definiti essenziali quegli aminoacidi che l'organismo umano non riesce a sintetizzare in quantità sufficiente a far fronte ai propri bisogni. Per l'adulto sono otto e più precisamente: fenilalanina, isoleucina, lisina, leucina, metionina, treonina, triptofano e valina. Durante il periodo dell'accrescimento agli otto ricordati ne va aggiunto un nono, l'istidina, in considerazione del fatto che in questo periodo le richieste di tale aminoacido sono più elevate rispetto alla capacità di sintesi.
Sono considerati aminoacidi semiessenziali la cisteina e la tirosina, in quanto l'organismo li può sintetizzare a partire da metionina e fenilalanina.
Sono definiti aminoacidi condizionatamente essenziali (arginina, glicina, glutammina, prolina e taurina) quegli aminoacidi che ricoprono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'omeostasi e delle funzioni dell'organismo in determinate situazioni fisiologiche. In alcune condizioni patologiche questi aminoacidi possono non essere sintetizzati a velocità sufficiente per far fronte ai reali bisogni dell'organismo.

Gli Aminoacidi Ramificati, o BCAA, sono tre aminoacidi essenziali (Valina, Isoleucina  e Leucina) che in particolari condizioni, come l'impegno fisico intenso, vengono utilizzati come substrato energetico ausiliario di grassi e carboidrati.


ALCUNI AMINOACIDI E FUNZIONI

Asparagina
Aminoacido non essenziale, presente soprattutto nella carne (la quota assunta con l'alimentazione potrebbe pertanto risultare insufficiente in un alimentazione strettamente vegetariana). E' coinvolto nel ciclo dell'urea, nella gluconeogenesi e nella sintesi di un importante neurotrasmettetore che migliora le funzionalità cerebrali. Essendo necessaria per il metabolismo dell'alcol, l'asparagina viene impiegata nella preparazione di farmaci per il trattamento dei postumi da ubriacatura.

Acido glutammico    
Aminoacido importante per le funzioni nervose e cerebrali in quanto neurotrasmettitore eccitatorio e precursore naturale del GABA. All'interno del sistema nervoso centrale regola la sintesi proteica e per questo motivo viene utilizzato in caso di affaticamento cronico e nel miglioramento delle funzioni cerebrali (apprendimento, memoria ecc.). Interviene inoltre nella sintesi di acido folico e degli aminoacidi non essenziali.

Acido aspartico    
Presente negli alimenti vegetali ed in particolare nei semi germogliati è un aminoacido importante nell'eliminazione dell'ammoniaca, sostanza tossica per l'organismo che può causare disordini cerebrali. Una carenza di acido aspartico si correla a stanchezza ed affaticamento cronico.

Alanina    
E' il più piccolo degli amminoacidi, rappresenta una importante fonte di energia per il muscolo ed il sistema nervoso centrale, partecipa alla formazione degli anticorpi e in condizioni di ipoglicemia aiuta il metabolismo degli zuccheri convertendosi in glucosio.

Arginina    
Importante amminoacido che, se assunto ad alte dosi favorisce la produzione dell'ormone della crescita (GH). Le sue funzioni sono analoghe a quelle di questo importante ormone (favorisce il mantenimento del trofismo muscolare, accelera la guarigione dalle ferite, favorisce l'utilizzo di grassi a scopo energetico, migliora l'attività cerebrale e le difese immunitarie, partecipa alla sintesi del collagene). E' pertanto indicata nella cura dell'obesità , nella terapia dell'HIV e come integratore per l'aumento della massa muscolare.

Carnitina    
Facilita il trasporto degli acidi grassi a media e lunga catena nel mitocondrio dove verranno ossidati per produrre energia. Particolarmente concentrata nel muscolo scheletrico e nel cuore viene sintetizzata a partire da lisina e metionina in presenza di ferro, vitamina C, B1 e  B6.
Grazie a questo suo importante effetto sul metabolismo dei grassi un'eventuale supplementazione potrebbe essere utile in caso di diabete, obesità e come prevenzione delle malattie cardiovasolari (grazie alla riduzione dei trigliceridi ematici).

Fenilalanina    
Viene utilizzata dal cervello per produrre alcuni importanti neurotrasmettitori che, oltre a migliorare l'umore, allevare il dolore e migliorare la funzionalità cerebrale, riducono la fame e l'appetito favorendo il senso di sazietà. Migliora inoltre la funzionalità tiroidea partecipando alla sintesi della tirosina.

Isoleucina    
Uno dei tre aminoacidi a catena ramificata (gli altri sono leucina e valina), aumenta la resistenza muscolare, rallenta la decomposizione delle proteine strutturali e favorisce il recupero da uno sforzo prolungato. Partecipa alla formazione di emoglobina e alla sintesi dell'ormone della crescita. L'isoleucina supplementare dovrebbe essere unita sempre con leucina e valina con un rapporto rispettivo di 1:2:1.

Leucina    
Ha funzioni simili all'isoleucina.

Lisina    
Aminoacido di cui sono carenti i cereali. Favorisce la formazione di anticorpi, ormoni ed enzimi ed è necessario allo sviluppo e alla fissazione di calcio nella ossa.

Taurina    
Contrasta il processo di invecchiamento grazie alla sua azione anti-radicali liberi. Una carenza di zinco e di taurina può alterare la visione. E' importante nella funzionalità cardiaca ed è usata nella terapia di ipertensione, aritmie cardiache, epilessia e distrofia muscolare.
La taurina è presente in uova, pesci, carne e latte, ma non negli alimenti di origine vegetale. Può essere sintetizzata da cisteina e da metionina in presenza di sufficienti quantità di Vitamina B6.

Triptofano    
Aminoacido che funzione da rilassante naturale alleviando l'insonnia, l'ansia e la depressione (è infatti il precursore di melatonina e serotonina).
Utilizzato con successo nella cura dell'emicrania, dell'ipercolesterolemia e del sovrappeso è contenuto soprattutto nel cioccolato e in banane, datteri, latte e derivati ed arachidi.

Valina    
Vedi leucina




AMINOACIDI RAMIFICATI (BCAA)

A cura del dottor Davide Marciano

Gli aminoacidi ramificati o BCAA sono costituiti dalla Leucina, Isoleucina e Valina e compongono il 35% degli aminoacidi presenti nel muscolo.
A differenza della gran parte degli altri aminoacidi, i BCAA baipassano il metabolismo epatico e intervengono direttamente nel lavoro muscolare, dove servono da donatori di azoto per la sintesi di altri importanti aminoacidi, come la glutamina e l'alanina. Così facendo esercitano un azione anticatabolica sulla muscolatura.
L'integrazione di BCAA permette, quindi, i seguenti vantaggi:

    1.   Maggiore stimolazione della sintesi proteica
    2.   Aumento della resistenza muscolare grazie all'opposizione dell'ingresso del triptofano libero nel cervello. Quest'ultimo è un aminoacido essenziale che negli ultimi stadi dell'attività fisica, quando i BCAA iniziano ad essere usati come substrato energetico, entra nel cervello, dove viene convertito in serotonina, un neurotrasmettitore cerebrale che impartisce la sensazione di affaticamento (questo è un buon motivo per assumere i BCAA prima di un allenamento) 
    3.   Limitazione della formazione dell'ammoniaca (una sostanza molto tossica per i tessuti che si forma durante l'esercizio che impedisce, inoltre, la sintesi proteica).
    4.   Maggiore energia durante gli allenamenti. Questo è dovuto dal fatto che i BCAA durante la loro ossidazione formano alanina, che è il precursore più importante della gluconeogenesi (formazione di nuovo glucosio e quindi energia) nel fegato, mantenendo stabile la glicemia. Senza dimenticare che la sintesi della glutamina dipende dagli aminoacidi ramificati.
    5.   Come gli steroidi, i BCAA funzionano meglio quando il muscolo si trova in uno stato catabolico, dovuto ad esempio da una dieta ipocalorica; quindi i ramificati possono aiutare a prevenire la perdita muscolare durante diete rigide
    6.    Maggiore recupero
    7.    Sistema immunitario più forte

PERCHE' ASSUMERLI PRIMA DELL'ALLENAMENTO

·      Prendere i ramificati prima di un allenamento influenza la risposta di alcuni ormoni anabolici, in particolar modo l'ormone della crescita, l'insulina e testosterone.
·      Inoltre i BCAA bloccano l'ingresso del triptofano nel cervello e quindi avremo più energia.

PERCHE' ASSUMERLI DURANTE L'ALLENAMENTO

·        Prendere i BCAA durante un esercizio fisico potrebbe diminuire la degradazione proteica che si verifica nei muscoli scheletrici nel corso di quel esercizio.
·        Per i motivi su citati, la somministrazione dei ramificati durante l'esercizio fisico può anche servire per alleviare parte della fatica riscontrata in sessioni di allenamento prolungate.

PERCHE' ASSUMERLI ALLA FINE DI UN ALLENAMENTO

·        Per ristabilire le riserve di energia e per favorire la sintesi proteica e quindi diminuire il catabolismo post-allenamento.

DOSAGGI:Bisogna assumere 1g di aminoacidi ramificati per ogni 10Kg di massa corporea. Quindi una persona di 80Kg deve assumere 8g di ramificati suddivisi prima, durante e dopo l'allenamento


LA GLUTAMINA

A cura del dottor Davide Marciano

E'' l'amminoacido piu' abbondante del corpo umano
La sua sintesi avviene principalmente nel tessuto muscolare a partire dagli aminoacidi arginina, ornitina e prolina. Nella figura è illustrata la reazione che porta alla formazione di glutammina a partire dal glutammato

La glutamina interviene:
-  nell'attività cerebrale, dove svolge un'attività stimolante. La glutammina è in grado di penetrare la barriera emato-encefalica ed entrare nel cervello dove viene convertita in glutammato, il più importante e diffuso neurotrasmettitore eccitatorio del sistema nervoso centrale. La glutammina è altresì precorritrice del GABA, un neurotrasmettitore che ha effetti inibitori sulla trasmissione nervosa.
-  nell'aumento di volume delle cellule muscolari favorendo l'ingresso nelle cellule di acqua, aminoacidi ed altre sostanze. Tale attività, secondo alcuni ricercatori, stimolerebbe la sintesi proteica favorendo l'aumento di massa muscolare.
-  nella sindrome da sovrallenamento, esiste infatti una relazione tra il calo permanente dei livelli plasmatici di gultammina e la comparsa dei sintomi del sovrallenamento (stanchezza cronica, calo di peso, perdita di appetito, comparsa di infezioni di lieve entità, nausea, depressione, apatia, aumento della frequenza cardiaca a riposo e diminuzione della frequenza cardiaca di allenamento) .Secondo alcuni ricercatori la somministrazione di gultammina ed aminoacidi ramificati sarebbe quindi utile nei periodi di allenamento intenso per ridurre i rischi di sovrallenamento.
-  nel recupero dopo uno sforzo: alcuni studi dimostrano un ruolo della glutamimina nel favorire l'aumento delle scorte di glicogeno muscolare durante il recupero, probabilmente a causa dell'aumentato ingresso di acqua all'interno delle cellule (ricordiamo a tal proposito che l'acqua è essenziale nella glicogenosintesi in quanto per ogni grammo di glicogeno prodotto si legano ad esso circa 2.7 g di acqua).
-   nello stimolo di secrezione dell'ormone della crescita, se assunta in condizione di bassi livelli di glicemia la glutammina sembra, secondo alcuni studi, stimolare la secrezione del GH. Per ottimizzare questa azione la glutammina andrebbe assunta prima di coricarsi.
-   nell'azione disintossicante e nella regolazione del pH ematico e urinario.
-  nell'azione antiossidante: interviene nella formazione del glutatione, un potente antiossidante esogeno costituito da glicina, cisteina e acido glutammico. Quest'ultimo può essere ricavato dalla glutammina per cessione dello ione ammonio.


GLUTAMINA E ALLENAMENTO

La glutamina è un aminoacido non essenziale e rappresenta i 2/3 degli aminoacidi presenti nella muscolatura. La maggioranza della glutamina nel torrente ematico è prodotta dai muscoli e da alcuni organi, ad esempio il fegato.
Molti degli altri aminoacidi, in particolar modo i BCAA, ne fungono da precursori.
Studi hanno dimostrato che una maggiore idratazione muscolare ne può influenzare la crescita; maggiore è l'idratazione, maggiore è il ritmo della sintesi proteica (anche per questo motivo si consiglia di bere molta acqua). Di logica la diminuzione del volume della cellula è fortemente catabolico. La glutamina è in grado proprio di aumentare l'idratazione muscolare.
L'esaurimento di questo aminoacido segue uno strano corso composto da 2 fasi:
La prima che diminuisce è la glutamina nel sangue  e avviene quasi all'inizio dell'allenamento. Per compensare il deficit, i muscoli iniziano a sintetizzare nuova glutamina da altri aminoacidi, come i BCAA e questo  porta, inevitabilmente, all'esaurimento di questi ultimi. Alla fine, la glutamina appena sintetizzata passa nel torrente ematico, provocandone una carenza muscolare. Tutto questo porta il nostro organismo verso uno stato di catabolismo, dovuto ad una diminuzione di glutamina e di aminoacidi che sono serviti per la resintesi.
Una carenza di glutamina, come detto in precedenza, porta ad una riduzione della sintesi proteica che viene accentuata nelle ore successive ad un allenamento; siccome anche il digiuno notturno causa una perdita di glutamina, i due processi si uniscono ed aumentano il catabolismo. Non c'è bisogno di dire che se ci si allena quando le riserve di glutamina sono ancora basse si va incontro al superallenamento.


PERCHE' LA GLUTAMINA VIENE DISTRUTTA DURANTE L'ALLENAMENTO?

Il consumo della glutamina è notevole durante l'allenamento perché:

    1.  L'allenamento intenso provoca un innalzamento del cortisolo, il quale è una sostanza che ne induce maggiormente lo spreco, degradandola.
    2.  L'allenamento aumenta il consumo dei carboidrati da parte dell'organismo, perciò è molto probabile che calino sia i livelli di insulina che di glicemia. Ciò induce l'utilizzo di altre sostanze, al di fuori dei carboidrati, come fonte energetica; quindi, sia il fegato che i reni captano gli aminoacidi, principalmente l'Alanina e la glutamina, per avere energia.
    3.  Un'altra funzione della glutamina è mantenere l'equilibrio ACIDO-BASE.
    Mentre ci alleniamo con i pesi, i muscoli producono acido lattico, il quale passa nel torrente ematico e lo acidifica. L'aumento dell'acido lattico induce un calo del PH (il PH è la scala di misurazione per la concentrazione di ioni di idrogeno. Un PH al disotto del 7 indica un ambiente acido, un PH al disopra del 7 indica un ambiente basico).
    In tale situazione il consumo renale di glutamina può essere enorme, cosa che indirettamente alza la percentuale di bicarbonato. Dopo che il bicarbonato appena sintetizzato ha raggiunto il sangue, serve da tampone legandosi alla parte acida del sangue per renderla a PH neutro e ripristinare l'equilibrio acido-base.
    4.  La glutamina è un ottimo carburante per le cellule del sistema immunitario.
    5.  L' acido glutamminico prodotto nel cervello dalla glutamina insieme al glucosio è il carburante primario delle cellule celebrali ed inoltre, combinandosi con l'ammoniaca, disintossica il cervello.

ASSUNZIONE

La glutamina da sola è instabile in presenza di acqua, caldo e cambiamenti del PH (ciò ci deve far riflettere su quegli integratoti liquidi che dichiarano di contenere glutammina).
Il problema più grave è che una volta ingerita, gran parte di essa, non riesce a passare nel sangue, ovvero circa il 60 – 80 % viene assorbita dall'intestino; la restante parte è troppo poca per soddisfare le esigenze dei nostri muscoli.
Ottima è la sua combinazione con ALANINA + GLICINA + BCAA. I primi due rendono la glutammina molto più stabile, mentre i BCAA ne sono i precursori.
Alla semplice glutammina viene preferita quella peptidica perché è nettamente superiore.
La glutammina in legame peptidico vuol dire che essa è legata ad un'altro aminoacido che rende il composto molto più stabile.
Studi hanno dimostrato che questa forma peptidica rende la glutamina 10 volte superiore alla forma semplice.  
Inoltre viene consigliata perché:

    1.  Viene assorbita + velocemente
    2.  Non viene usata e degradata dall'intestino e dal fegato altrettanto velocemente quanto la glutamina libera.

DOSI

Vengono assunti 5g. prima di un allenamento e 5 / 10g dopo l'allenamento per avere un recupero più veloce e per ridurre i livelli di cortisolo.



CARENZA DI AMINOACIDI RAMIFICATI E FATICA CENTRALE


Nel corso di un esercizio fisico prolungato diminuiscono i valori plasmatici di BCAA (perché utilizzati a scopo energetico) e glutamina (perché utilizzata per neutralizzare l'iperammonemia)  ed aumenta il valore plasmatico degli aminoacidi aromatici tra i quali figura anche il triptofano.
Il triptofano (TRP) è un aminoacido essenziale ed è il precursore della serotonina, un neurotrasmettitore cerebrale. Il triptofano circola nel sangue legato alla più importante proteina plasmatica l'albumina.
Tanto più diminuisce la concentrazione di BCAA, tanto più triptofano riesce a raggiungere il cervello e tanto più aumenta la sensazione di fatica.
Durante l'esercizio fisico prolungato si verifica un aumento dei livelli plasmatici degli acidi grassi conseguente alla loro mobilitazione per soddisfare le richieste energetiche.
Anche gli acidi grassi circolano legati all'albumina per la quale hanno una affinità di legame molto alta; il loro aumento in circolo spiazza il triptofano dall'albumina con conseguente aumento del triptofano libero.
L'aumento del TRP libero rende più agevole il suo passaggio al cervello ed aumenta produzione di serotonina a livello cerebrale. Un aumento di serotonina a sua volta aumenta il grado di affaticamento ed appannamento a livello centrale, con conseguente comparsa della stanchezza.
Dunque un'adeguata integrazione di aminoacidi a catena ramificata potrebbe prevenire la comparsa del sintomo della fatica durante l'esercizio strenuo.


martedì 13 luglio 2010

LA SPORTIVA WILDCAT



L'acquisto di una scarpa da Trail è molto difficile, più difficile rispetto a modelli di scarpa da strada: non occorre individuare solamente tipo di appoggio e peso, ma anche caratteristiche come protezione e grip. La corsa su sterrato presenta diversi tipi di fondo, e  le scarpe, comprensibilmente, non possono adattarsi ad ogni situazione.
Per me  la scelta è  più limitata, poichè quasi tutte le scarpe offerte hanno sistemi di supporto della pronazione, cosa che devo evitare, in quanto con appoggio "supinatore". Fino ad oggi mi sono trovato benissimo con le Asics Gel Attack, scarpa neutra e ben ammortizzata, di peso intermedio, molto elastica e con buon grip. Ma questa volta, spinto dalla mia inesauribile curiosità e voglia di nuove esperienze, ho deciso di acquistare un modello differente, e ho iniziato una ricerca su internet per individuare una scarpa che avesse caratteristiche adatte a me. E così, escluse a priori Salomon e Mizuno, ho trovato alcuni modelli interessanti: Adidas Adizero XT, Vasque Aether Tech e tutti i modelli de La Sportiva. Le Vasque Aether Tech mi piacevano molto,anche esteticamente, e le recensioni di riviste e di podisti su questa scarpa, trovate su forum esteri, erano ottime. L'unico problema è che le Vasque non si trovano affatto in zona, e quindi mi era impossibile provarle. Rischiare un acquisto su internet non mi andava... Sono comunque scarpe costose e difficili da rivendere, in caso avessi sbagliato numero o mi ci fossi trovato male come calzata. Le Adidas Adizero Xt sono scarpe dall'ottimo grip ma forse un po troppo leggere e quindi poco ammortizzanti per il mio passo  e per coprire distanze superiori ai venti chilometri. Ed anche volendo, non le ho trovate. Mentre è stato più facile trovare i modelli de la Sportiva, dal Sieni, negozio specializzato in prodotti per alpinismo a Firenze. Ho scartato subito le Crosslite, ottima scarpa da skyrace, la migliore, si dice, ma troppo leggera, al pari delle Adidas. Le Lynx sono belle e comode, ma, come rilevato da alcuni altri trailer sui forum, hanno un difetto di progettazione che le porta a usurare facilmente la tomaia in zona del puntale. Rimanevano la Wildcat e la Raptor. Scarpe molto simili, come forma e impostazioni, ma molto differenti nell'uso. La Raptor è molto più adatta alle distanze "ultra": provandola ho sentita la tomaia molto più rigida, fatta per dare più supporto, e anche più larga, sull'avampiede. Più fasciante anche in zona del collo del piede, sensazione, come mi ha confermato il rivenditore, ricevuta anche da altri che l'hanno provata. Una sensazione che non mi è piaciuta un gran che, perchè preferisco una tomaia più morbida sul collo del piede. Ma probabilmente, con l'uso, quella sorta di rigidità delle Raptor diminuisce. A quel punto, avevo già scelto. Il prezzo poi, che normalmente discosta di poco trai i due modelli, in questo caso, grazie ad una riduzione praticata dal rivenditore, era tremendamente a favore delle Wildcat.

Venerdi 2 Luglio.
Le ho provate subito, in una camminata notturna di 14km, apprezzando molto la comodità della tomaia, la struttura del collarino, che in qualsiasi condizione di torsione della caviglia non ha mai dato noia alla mobilità; i lacci: per quanto sia stato abbastanza "superficiale" nel fare i nodi, questi non si sono mai sciolti!!!. Magari un po più corti eviterebbe sentirseli sbattere contro la caviglia. La suola è rigida ed ha un ottimo grip e molta protezione, non ho mai sentito le asperità -molte- del terreno. L'intersuola è molto morbida, e ammortizzante, soprattutto nel crashpad. L'unico neo è che sia il disegno dei tasselli della suola, e la sua rigidità, rendono si infallibile il movimento in senso longitudinale, ma possono creare, anche vista la morbidezza dell'intersuola, dei problemi in quegli spostamento trasversali - che possono essere semplici cambi di direzione o quei momenti in cui, su di un asperità del terreno, il piede può scivolare lateralmente, e se non si ha un struttura muscolare molto forte della caviglia, questo può procurare dei momenti di "tensione". Ma forse questo dipende dal fatto che sono sempre stato abituato alla Asics Attack, che a differenza delle WildCat, hanno un intersuola più sottile, per quanto morbida, e lasciano percepire le asperità sotto il piede. E le Attack hanno un battistrada scolpito in modo differenziato, sia in senso longitudinale, che in senso trasversale e obliquo, e quindi hanno più grip in quelle situazioni di rapido spostamento laterale. Le Wildcat hanno un ottima protezione soprattutto nella zona della arcata del piede, presentando proprio un vero e proprio "ponte" rinforzato all'interno dell'intersuole, che oltre a svolgere una funzione protettiva, ha anche proprietà di supporto elastico. Ottima la protezione del puntale.


Lunedi 12 Luglio
Dopo aver percorso 14km del Trail dei Monti della Meta e metà dell'Ecomaratona del Ventasso, posso confermare le doti di grip, soprattutto in salita, dove si sente bene che la scarpa scarica a terra la forza motoria, senza disperdere lo sforzo.
Alcuni miglioramenti potrebbero essere apportati alla tomaia, inserendo dei sistemi di supporto laterali, come è stato fatto sulle Raptor; e putroppo ho notato evidenti segni di usura al "ponte" di sostegno dell'arcata plantare.

A questo punto smetto di usarle per testarle nel prossimo periodo invernale, su terreni fangosi e magari su neve.







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VENERDI 10 DICEMBRE 2010

Come mi ero promesso, ho ripreso a correre con le WildCat in autunno, usandole in diversi TA e in diverse di gare. Ci ho percorso almeno 300km in tutto, ad ora.
Ho notato che la deformazione iniziale dell'intersuola si è stabilizzata, e la scarpa ha mantenuto le sue ottime caratteristiche di ammortizzazione. L'intersuola, su terreni ricoperti di foglie, secche o umide, terreni più o meno fangosi, ha sempre mostrato grandi doti di grip; solo una volta sono scivolato, attraversando un pavimento lastricato bagnato all'interno di un pasesino di campagna.
La suola mostra segni di deterioramento evidenti nei tasselli, alcuni proprio del tutto andati...
Una grande dote di questa scarpa è che , attraversati guadi o pozze, la scarpa si libera in poco tempo dell'acqua.
La tomaia inizia a presentare alcuni segni di usura all'altezza delle falangi , sui lati esterni, ma per il resto rimane tutt'ora solida e comoda, e l'allaciatura tiene sempre bene.


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ECOMARATONA DEL VENTASSO, 11 Luglio 2010

Foto Album http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/EcomaratonaDelVentasso2010#



Alle prime luci del mattino, Armando usci in veranda, e grattandosi, scrutò all'orizzonte il sole che filtrava tra i rami del bosco tutto attorno. E d'improvviso disse "Questo è un gran giorno".

Putroppo un giorno rovinato dal caldo, e dall'ossessione di bere, per la paura di rimanere disidratato.. bevi e bevi, ti riempi lo stomaco, ti ingolfi un po, rallenti la corsa, continuando a sudare, ti raffreddi, ti prende mal di stomaco, resisti ma alla fine vomiti, e li ti blocchi proprio ...Ritirato a metà percorso, a pochi metri dalla vetta... Che delusione. Avrei voluto resistere almeno fino a raggiungere quell'obiettivo, ma non ce l'ho fatta.. E pensare che stavo anche correndo bene, senza affanno, mi stavo divertendo!
Bel percorso, bei boschi, magari un po strano il dover fare un secondo giro dentro al paese di Busana.. Segnaletica del percorso impeccabile, tanti e ben disposti i ristori. Ottima la cena del sabato e il pranzo della domenica. L'organizzazione ha retto bene l'afflusso di 300 partecipanti.





lunedì 5 luglio 2010

4* Trail Monte della Meta - Circuito Parks Trail - 4 Luglio 2010, Picinisco

http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/4TrailMonteDellaMeta04Luglio2010#

www.atinatrailrunning.com

Innanzitutto voglio ringraziare Aurelio Michelangeli e sua moglie Patrizia per avermi ospitato per la notte a casa loro, e, soprattutto, per essere stati miei compagni per tutto il weekend. Se mi sono fatto tutti quei chilometri in macchina, da solo, per partecipare a una gara trail di soli 14km, è stato solo per poter godere della loro presenza. Perchè a me piace correre, ma posso farlo anche a pochi chilometri da casa mia, tutti i giorni. Ma a me non piace solamente correre. Piace vedere il mondo, scoprire angoli nuovi di Bellezza. E la Bellezza è ancor più bella, o forse è proprio pienamente tale, quando si può condividerla. Il Trail è un modo ( l'unico, nella mia vita) per mettere insieme tutti questi elementi: è bello correre, è bello viaggiare, è bello stare insieme a persone speciali.


Ed è per questo che poi non mi è dispiaciuto non correrlo, questo trail;  mi sono avviato prima dell'orario di partenza, dai Prati di Mezzo, 1400 circa slm; un po correndo, un po camminando, spesso fermandomi a fare scatti di quei suggestivi  paesaggi, nuovi per me, per la prima volta al Parco dell'Abruzzo; ho fatto il percorso in senso opposto, più facile da risalire,  per raggiungere  il punto più suggestivo dove fare le fote, a metà percorso, verso il settimo chilometro, il Monte Forcellone, a 2000m circa slm; arrivando poco prima che lo raggiungessero i corridori. Ho fatto qualcosa come 1800scatti fotografici, divertendomi con lo scatto a ripetizione ad alta qualità della mia Lumix. Ci ho messo un bel po di ore per selezionarne circa 400....
E per quanto non lo abbia corso, ho potuto comunque verificare la durezza del percorso, soprattutto di quella salita che porta al monte Forcellone; non solo per il dislivello altimetrico da superare, circa 400m in due km.. tanto per il fondo sul quale va affrontato: sono abituato a correre per i sentieri battuti del C.A.I, e anche quando ho partecipato a Skyrace sl Nord, ho sempre trovato sentieri rocciosi, per quanto duri, ma "calpestabili"; qui invece ho trovato un diverso modo di fare trail: senza pista battuta. Il percorso è segnato con della bandieruole, tipo quelle da slalom sulla neve, più piccole, disposte lungo le pareti delle colline da pascolo o lungo le pareti rocciose. Ogni tanto sembra di stare su un sentiero, ma solo perchè in quei punti l'erba è stata calpestata dal passaggio degli altri!!!!!!
Il prossimo anno di sicuro ci torno, portandomi dietro gli altri Malandrini, per questo diverso tipo di esperienza trail.
Un solo ristoro, dopo il Forcellone, all'ottavo chilometro, al punto giusto. Un ristoro finale a vase di pasta coi fagioli e salsicce che purtroppo non abbiamo potuto mangiare perchè proprio quando hanno iniziato a distribuirle, è venuto un nubifragio che è durato un'ora. Ma il Rifugio il Baraccone era aperto, e ci siamo rifatti della salsiccia mancata, nell'attesa che l'acquata passasse....


mercoledì 9 giugno 2010

T.A. del Malandrino


Trail Autogestito del Malandrino, 5 & 6 Giugno 2010

traccia gps http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=654873

Album evento:

http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/TAMalandrino56Giugno2010#

http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620101Tappa# 

http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620102Tappa#

http://picasaweb.google.it/kappadocio/TADelMalandrino#

Blog:


Blog Banda dei Malandrini

http://lonelyrunner.splinder.com/post/22851146/trail-autogestito-dei-malandrini



I presenti:
KAPPADOCIO, RUNDIAMO, FEDE, MAX RUSSO, ANTONIO,  RUSSO NUVOLA, ROBYCHAO, MASSIGNAN, DONATELLA BRAGAGNI, BISO, SILVIA, MARINA ZANARDI, GIANFORC, IL MAGO, MARCO7C, FDERICO CASTAGNOLI, MARCO VANNUCCHI, BEPPE GM, e la mitica banda dei bolgonesi/parmigiani: RUPERZIO, MARCO, GRAX, MAURO



Quello del 5 e 6 giugno del 2010 verrà ricordato a lungo, da molti, come un weekend davvero speciale, durante il quale ha avuto modo di partecipare ad un inedito Trail Autogestito che si è svolto in due giornate su quella che dovrebbe essere la traccia del percorso del futuro Malandrino Trail, ed aver contribuito alla sua formazione.

Ed in un certo modo “invidio” coloro che per la prima volta hanno potuto percorrere questi sentieri a me conosciuti, ed aver potuto condividere con altri quel gusto della “prima volta” che sa di stupore, meraviglia, ed anche sofferenza. Perchè questi sentieri non sono solo belli , ma anche duri.

Si parte da un dislivello di 60 metri, si inizia a salire lasciandosi dietro la piana del Val Bisenzio, la città di Prato con quelle poche ciminiere ormai rimaste, ricordo del suo passato, fatto di industria manifatturiera, per raggiungere

A qualche giorno dalla vigilia avevo preannunciato che sarei andato molto piano, conscio del mio stato di forma debilitato da un periodo di febbre alta e bronchite che mi aveva colto una settimana prima, portandomi a perdere quasi 3 kg di peso e un forte stato di disidratazione.

Si parte, sotto il sole cocente di questo primo vero giorno estivo, si attraversa il parco, qualche centinaio di metri di asfalti e si inizia a salire, lasciandoci la città alle spalle, andando a riprendere il percorso del "Da Piazza a Piazza" (che seguiremo fino al punto di quello che sarebbe il Ristoro Masi, dove, invece che salire per il Rifugio Pacini, si procede per l'Acquerino.)


Ma dopo pochi chilometri, una volta superato lo Javello, raggiunto il Pian delle Vergini, sono stato colto da un “momento” di totale mancanza di energie, fisiche e mentali: per qualche minuto sono rimasto in piedi, guardandomi in torno il bel boschetto in cui mi trovavo, trovando tutto così bello e pacifico.. chiedendomi “Che cosa ci faccio qui, ma chi me lo fa fare, perchè correre?”. Ma allo stesso tempo non riuscivo a pensare a un eventuale stop e ad un ritiro dall'impresa. Era un'eventualità a cui non potevo pensare, visto tutto l'impegno profuso per organizzare l'evento. Sapevo quanta strada ancora mi aspettava, e quindi ho deciso di proseguire il percorso camminando. Ho avvisato gli altri tramite sms di non preoccuparsi , che sarei arrivato, più tardi, ma sarei arrivato.

E' stata una bella camminata, durante la quale ho incontrato anche gruppi di daini e con qualche deviazione che mi ha portato a fare una bella merenda alla Badia al Termine e poco più tardi ai Lagacci a bermi una birra seduto sul verdissimo prato intorno al lago. Sono arrivato a Pracchia poco dopo le 19:00!


A Pracchia abbiamo cenato al ristorante, e pernottato al rifugio Gea; il mattino seguente sveglia alle 6, colazione, insieme ad altri che si sono uniti al gruppo, e così si riparte con la compagnia di un cane del luogo, Rex, il nostro animale guida, ad affrontare subito un bel dislivello.....

Sapevo che non avrei potuto tenere il ritmo degli altri, che anche oggi avrei proceduto camminando, e che sarei rimasto solo. Invece ho avuto la compagnia di Rundiamo, che la giornata prima aveva corso insieme agli altri, e non aveva previsto di partecipareanche alla seconda tappa; anche lui reduce da un lungo periodo di infortunio, ed ha partecipato alla tappa conscio della difficoltà da affrontare, prendendola quindi senza forzare, correndo solo su quei bei tratti di single track o in quei tratti con non troppo dislivello, aspettandomi alle varie soste lungo il percorso. E così abbiamo proseguito attraversando la foresta e lungo il meraviglioso crinale del Poggio dei

Malandrini, fermandoci a prendere un thè al rifugio di Portafranca, poi nella nebbia fino allo Scaffaiolo, dove abbiamo pranzato con tagliatelle al sugo e tanto formaggio, quindi , siamo ripartiti e abbiamo superato la Croce Arcana, dove, in considerazione dei tuoni provenienti dai nuvoloni a pochi metri sopra le nostre teste, e vedendo l'aria di tempesta che calava sempre più forte sul Libro Aperto (dove, tramite telefonata, gli altri stavano già un po sotto la pioggia), abbiamo deciso di non proseguire, valutando che il maltempo, come minimo ci avrebbe attardato, e di parecchio …

Per cui siamo tornati indietro, fino alla Doganaccia, abbiamo preso la funivia che ci ha portati fino a Cutigliano, dove, per pochi minuti, abbiamo perso l'ultimo l'autobus che ci avrebbe portati all'Abetone … quindi abbiamo aspettato sulla strada il passaggio in macchina degli altri che tornavano, per salutarli e per farci dare il nostro bagaglio.







E' stato un bel finesettimana. Per la compagnia. Per il percorso. Per il senso dell'impresa che si stava compiendo, per la mia particolare impresa: ho imparato ad andare oltre la sofferenza, oltre il dolore , anzi, a trasformare il dolore in forza.



sabato 29 maggio 2010

100km del Passatore, 29 Maggio 2010

Web Album http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/100kmDelPassatore29Maggio2010#

Oggi, da P.zza della Signoria in Firenze, è partita questa storica gara podistica, 100km di asfalto per arrivare a Faenza. A parte il fatto che questo tipo di gare - su asflato - non sia di mio gusto, è sempre bello vedere e percepire quella tipica atmosfera che si crea quando degli uomini e donne si pongono davanti a un "impresa."
In questo momento staranno ancora correndo, di strada ne hanno da fare, per cui "Forza ragazzi!"



domenica 23 maggio 2010

Trail dei Monti Lucretili, 23 Maggio 2010

Web Album http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/TrailMontiLucretili23Maggio2010#

Sveglia alle 3:40, per ritrovarsi con Rundiamo alle 4:30 pere dirigersi a Vicovaro (Rm), 300km per partecipare a un evento trail del circuito "Parks Trail" organizzato da "Atletica Vicovaro" .. una levataccia ... ma ne è valsa la pena!
Ero a conoscenza della bellezza dei colli romani, ma non immaginavo di immergermi in un percorso così intenso, duro, nei primi chilometri di salita, in un sentiero sottobosco praticato dai daini e dagli altri animali selvatici della riserva, che in pochi chilometri ci ha fatto risalire 500metri, per portarci sulla vetta dove, per quanto il terreno fosse molto roccioso, era ricca di vegatazione.



Da li siamo scesi giù nel sottobosco, una bella discesa che ci ha portati fino alla piazza del paese e di li di nuovo una breve salita che ci portava al ristoro del 12km da dove poi il percorso proseguiva fino al traguardo  lungo un falso piano e molta divertente discesa :-)





lunedì 10 maggio 2010

"Trail della Scopa", al 26° Da Piazza a Piazza. 8 Maggio 2010

Sono partito a mezzogiorno, nel mio ruolo di “scopa”, con uno zaino stracarico sulle spalle. Essendo l'ultima scopa ho pensato a portarmi qualcosa di extra per gestire un eventuale emergenza o ritardo : riserva idrica di 2L, più due bottiglie di sali da 0.5L; un kit di emergenza medico, il fischietto, due teli di sopravvivenza, due giacche a vento, due lampade frontali, (e due confezioni di pile di riserva), barrette energetiche (oltre quelle previste per gestire in autosufficienza il mio cammino) e cambio di vestiti. Il tutto alla bilancia risultava pesare 7.8kg...

Oggi le mie spalle ne risentono...

Beh, devo ammettere che al mattino non mi sentivo nel pieno delle forze, risentivo ancora dello sforzo weekend precedente, all'Abbots Way..

Qualche centinaio di metri sull'asfalto, poi si prende il sentiero, e trovo questo dono-augurio  fatto dai ragazzi del gruppo "Come on!"


Ho affrontato il percorso con il passo "saggio" di chi affronta una ultra, come ho potuto imparare "correndo" un po di km insieme a quei ragazzi che all'Abbots affrontavano i 125km. Passo in salita, corsetta in piano ed anche in discesa, senza mai forzare, per non accelerare troppo le pulsazioni cardiache, evitando così di bruciare inutilmente scorte energetiche che mi sarebbero serviti più tardi. Alla salita dello Javello. Un tratto di sentiero che inizia con un amabile pendio che si fa sempre più inclinato, e con un fondo che si fa sempre più "complicato"... Anche camminata, questa salita è molto pesante... ma questa volta non mi ha procurato gli affanni che mi aveva inflitto in precedenti passaggi.. Dopo Javello un po di sentiero corribile al Pian delle Cavallaie, dove ho trovato la pioggia che mi ha accompagnato per un bel pò, fino agli Aquiputoli. Poi sono giunto al Monte Bucciana, che io non ho fatto, come di dovrebbe, seguendo il sentiero tracciato,che lo circonda, ma salendo fino alla sua in cima, come mi era capitato di fare lo scorso anno, per sbaglio...Si farà pure più breve, ma è tanto tanto tanto più dura.... Ho raggiunto il punto più alto di tutto il percorso, poi non è stato facile ridiscendere, anzi... dopodichè c'era la breve ma pur sempre duretta salita del La Pigna, e poi, alle 13:55 sono arrivato al rifugio Pacini, a poco più della metà del percorso, dove ho passato un'oretta mangiando un piatto di pasta e riposando difronte al focolare, ad asciugarmi dalla pioggia presa... ed ero stanco, molto stanco... ho avvisato gli altri per MCs che speravo di arrivare per le 22, poi grazie ad una telefonata ho saputo che alle 20:45 c'era un ultimo autobus per arrivare a valle... se ce la facevo avrei evitato a mia madre di venirmi a prendere... con questo obiettivo, alle 17:10 sono uscito dal rifugio Pacini, ho ripreso a correre per affrontare i 20km rimasti.. e ho sbagliato sentiero, mentre cercavo di telefonare a mia madre per avvisarla di questa possibilità... ho preso il sentiero dei Carbonai, invece di quello accanto che porta al poggio dei Ciliegi, e quando mi sono ritrovato davanti un tratto strada asfaltata che non ricordavo di aver mai attraversato, sono ritornato indietro... è stato allora che da un cespuglio a pochi metri da me ho sentito dei rumori, ho visto le foglie agitarsi, ho pensato fosse un cinghiale, mi sono impaurito... e invece ho visto uscire fuori un daino... che sollievo! che creatura: alta, slanciata, bella... ha allungato il collo verso di me, ha inclinato la testa e il muso per squadrarmi bene... io stavo fermo, avrei voluto prendere la macchina fotografico che pochi minuti prima avevo chiuso nelle zaino... ma ho preferito rimanere li a guardarla, senza perdermi un momento di quell'incontro. L'ho visto andarsene lentamente, e io ho ripreso il mio cammino verso le due salite pese che mi aspettavano, quella dello Zucca e poi le Scalette.

Ho tirato più che potevo...alla salita dello Zucca non sentivo più i polpacci..ma ogni volta che la faccio, mi sembra sempre più corta, il che significa che ogni volta che la faccio sono più forte dell'ultima volta che l'ho percorsa. Arrivato sulla cima della zucca, mi sono fermato a prender fiato, e mentre ero piegato sulle ginocchia, ho visto i raggi del sole infiltrarsi tra gli arbusti degli alberi e inondare il sottobosco nebbioso di bianca luce!!! allungavo le mani in mezzo a quei raggi, per farmi accarezzare

Un paio di minuti e ho ripreso a scendere. Nel tratto di sentiero all'aperto fangoso stretto e molto inclinato, sono scivolato, cadendo con tutto il peso sulla tibia della gamba destra.. per un attimo ho temuto di rompermi le ossa...

Pochi chilometri di discesa fangosa e rischiosa, sono arrivato al Tabernacolo di Gavigno, una fermata per una preghiera, e via verso le Scalette, dove ho raggiunto lo stato in cui non sentivo più le gambe... non riuscivo ad andare avanti, o meglio, andavo avanti ciondolando il mio peso da una gamba all'altra , allo stesso modo di quelle donne anziane più larghe che alte che ritornano a piedi dall'aver fatto la spesa con un paio di borse per braccio... mi facevo pietà... mi sono sentito veramente a terra, desolato...guardavo il panorama attorno.. poi ho guardato indietro, a tutta la strada percorsa, fino ai primi metri del cammino, e mi sono ricordato di quello striscione lasciato dai ragazzi del gruppo "come on".. al fatto che delle persone abbiamo dedicato parte della loro vita per lanciare un messaggio d'augurio al prossimo che si avviava verso un lungo duro cammino... non potevo non onorare quest'opera, la loro opera, fermandomi, arrendendomi al pensiero di non raggiungere il mio obiettivo, e ho ripreso a correre, piano piano, sempre di più, tirando le gambe dietro il mio orgoglio. E più andavo avanti più vedermi andare avanti mi restituiva le energie per proseguire, e sentivo il mio animo alleggerirsi. E sono andato avanti, per quelle discese di sassi scivolosi, di fanghi a volte viscidi a volte sabbiosi, saltando da una sponda all'altra del sentiero nelle ripide curve, o aggrappando agli alberi per non scivolare...

E un paio di volte ci sono riuscito, a scivolare, nello stesso tratto di discesa dove era stata stoccata la legna , stroncandomi leggermente la caviglia, ma, per fortuna, a un chilometro dall'arrivo, da percorrere su strada asfalta. Ma quando a un certo punto ho visto le fascette segnalare di deviare dalla strada per il sentiero, ero contento "finalmente hanno trovato la via per non farci percorrere tutto questo asfalto!!", e così sono sceso, ho attraversato il ruscello di acqua gelata bagnandomi fino alle ginocchia.. al che ho iniziato a pensare che fosse strano che ci facessero fare una via del genere: questa non è una gara trail , ma una camminata per tutti ... e poi ho visto i cartelli che segnalavano il percorso: erano quelli della gara di mountain bike .. cosi ho riguadato il ruscello e sono ritornato sulla strada asfaltata

A parte questo breve contrattempo, ce l'ho fatta: alle 20:10 sono arrivato, ben prima di quanto potessi aspettarmi... L'anno scorso, con meno carico sulle spalle, ci misi molto di più...

Avere una motivazione incide molto sulla resa psico-fisica, sia per quanto riguarda una prestazione atletica, sia per quanto riguarda anche la "guarigione" da infortuni.

E soprattutto in questo caso, per facilitare il recupero, bisogna stare sempre attenti a voler guarire non tanto perchè motivati dal raggiungere qualche altro scopo, ma perchè motivati dal l'obiettivo di ritornare in salute.

Passare tutto quel tempo da solo, mettere in pratica le cose imparate in gare precedenti, da atleti più esperti e intelligenti di me, ascoltare il mio corpo durante la corsa... l'esperienza di ieri è stata molto importante.

Al traguardo, ne avevo ancora... si, avrei potuto correre un altro po!!!

martedì 4 maggio 2010

The Abbots Way Ultra Trail, 125km con 5500m D+ , Pontremoli-Bardi-Bobbio, 1&2 Maggio 2010

Foto
http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/TheAbbotsWay201002#

L'Abbots Way non è una “gara” di trail running.
L'Abbots Way è un “cammino” , per i sentieri dell'Appennino Tosco-Emiliano, per molti e lunghi tratti anche su asfalto, su quella via, la Francigena, che un tempo era la via percorsa dai pellegrini per raggiungere la Città Santa.
Dico un “cammino” perchè questa non è solamente una corsa.
L'evento prevede diverse formule, per i partecipanti, per affrontare questo percorso: un'unica tappa di 125km; oppure in due tappe, in due giorni; ed infinte la formula a staffetta, fatta da un Twin Team, due persone che percorrono, in due giorni, 30km ciascuno. Ed è questa la formula che rende speciale quest'evento. Due corridori che vivono questi giorni insieme, si “rincorrono” l'un verso l'altro, si aspettano a vicenda, e si scambiano un abbraccio ad ogni incontro lungo il cammino. E tutti gli altri, che vivono questa “formula”, comprendono e rivivono questo sentimento guardando quanto vivono le altre coppie.
All'interno della coppia, si crea un sentimento di solidarietà; e questa solidarietà si espande oltre la coppia, verso tutte le altre coppie, e per ogni singolo corridore che arriva al traguardo e viene salutato con un applauso, con un incitazione, con una birra fresca.


Twin Team : Cinzia Bertasa & Federica Budoni



Per questo non definirei l'Abbots Way semplicemente e “ristrettamente” una gara, ma la possibilità un cammino evolutivo interiore. Un momento sacro, in cui le persone superano la propria individualità.

Sono state belle le Parole di Don Lorenzo, salito sul palco dopo la spettacolare e poetica introduzione di Alex Geronazzo, e prima del Briefing tenuto dagli organizzatori all'interno del Teatro di Pontremoli.
Don Lorenzo ha raccontato un aneddoto di alcuni turisti che si erano recati sul luogo dove un tempo di trovava la chiesa di San Colombano, rimanendo delusi dal non trovarla più, rasa al suolo per farci passare una strada. Di fronte al loro scontento, Don Lorenzo ha ricordato che il Cristo non si trova nelle chiese, ma dentro noi stessi, dentro gli uomini, e le strade uniscono gli uomini, uniscono al Cristo interiore, alla nostra Umanità. D'altronde, se non sbaglio, Gesù il Cristo disse di essere Figlio dell'Uomo. E' il volto di se stesso, di tutti gli uomini, dell'Uomo, che Dante vede, al termine del suo cammino..
Diceva Rousseau che un uomo da solo, è nessuno. Perchè solo insieme possiamo andare avanti, perchè dipendiamo gli uni dagli altri non solo per quanto riguarda i bisogni materiali, ma anche per definire la nostra identità, quel che siamo, la nostra direzione.

Il Briefing, presentato dagli organizzatori, Elio e Armando, è stato semplice e chiaro: tutte le informazioni possibili erano state già fornite tramite internet, inclusa una completa e minuziosa descrizione del tragitto, e cartine del percorso dettagliate, quasi in scala 1:1 … Di cui non ci sarebbe bisogno, visto che lungo il tragitto (almeno per le due tappe da me percorse) le segnalazioni tramite frecce disegnate sul terreno, cartelli e fascette, è stata accurata. Quelle poche volte in cui mi è sorto un dubbio (perchè magari distratto da altri pensieri, durante qui tratti percorsi in solitudine) subito trovavo un segnale a rassicurarmi sulla correttezza della direzione.
I ristori sono stati organizzati bene, in numero giusto e adeguatamente riforniti, distanziati l'uno dall'altro in maniera corretta.


RobyChao al traguardo-ristoro di Bardi, dopo 60km
Tempo sui 125km di 19h42min

Per quanto riguarda il percorso (ho partecipato in Twin Team alla 1 e 4 tappa), ho trovato molta strada; i tratti di sentiero non erano impervi, e brevissimi i punti in cui si era formato il fango causa le piogge dei giorni precedenti. Volendo, in queste condizioni meteo, che fortunatamente ci hanno risparmiato piogge e solebattente, il percorso permetteva l'uso di scarpe da strada, più che scarpe da trail. Non ci sono stati tratti di salita difficili, sia per quanto riguarda la lunghezza che per il dislivello. C'era sempre modo di respirare, riposare il cuore e lasciar andare le gambe. (persino per un atleta di basso livello come me)
Ho adorato percorre il tratto di crinale durante la prima tappa, un single-track di lievi e continui saliscendi su terreno duro e secco, molto divertente, e reso “romantico” dalla presenza della nebbia spinta dal vento. Bella, seppur breve, troppo breve, la pineta dopo il terzo ristoro...E bello e duro il tratto di single-track agli ultimi due chilometri della quarta tappa (duro perchè tecnicamente difficile, ma soprattutto duro per gambe provate dal chilometraggio che lo ha preceduto...)


Single-Track nella nebbia


GeoGeo giunge al suo 100km



nr 100: Giuseppe Marazzi, Co-Vincitore della 125km insieme
Christian Schneider(non ritratto), col tempo di 15h&5min!!!


Considerazioni personali.
Ho partecipato al Twin Team con Rudy. Siamo entrati in contatto sul Forum di Spirito Trail, sempre grazie all'aiuto di Elio. E abbiamo avuto modo di incontrarci alla TCE, un mese fa. Mi ci sono trovato bene, insieme, in quest'avventura: sia per lo spirito comune con cui l'abbiamo affrontata, sia proprio per le sue qualità umane.


Rudy Pelizzari

Mesi fa, quando decisi di partecipare all'AW, come dissi a Duracell al Trail del Poggiolo, il mio obiettivo era di riuscire a percorrere almeno una tappa in meno di 4 ore. Ma “obiettivo” per me non significava tanto un fine da raggiungere, quanto uno stimolo per allenarmi e migliorare.
E così, quando al mattino siamo partiti, non avevo orologi o cronometri al polso, ma la mia fotocamera digitale sempre in mano, pronto a cogliere attimi significativi. Non pensavo a doverci mettere meno di 4 ore. Pensavo solo di correre con piacere.
Sono partito piano, in mezzo a quel gruppo di coloro che dovevano affrontare la tappa da 60km o coloro che se la faceva tutta in un botto. Ho avuto modo di vedere che passo tengono questi temerari, esperti runners delle lunghe distanze, e di imparare dalla loro intelligenza come si gestiscono le energie quando si devono affrontare lunghi sforzi. Mi sono ritrovato in mezzo a quello che Giò62 ha definito o il “gotha” del trail

Considerato il fatto che il mio obiettivo era meno impegnativo, potevo permettermi un passo più veloce, che avevo nella gambe. Ma volevo attingere alla loro saggezza. E almeno fino al primo ristoro, ho tenuto il passo di questo gruppo. Dopodichè ho iniziato a sentire il bisogno di tenere il passo che potevo permettermi senza dover “pigiare” sforzandomi troppo. E così a 7 chilometri circa dall'arrivo, sul ponte in cui mi sono fermato a fare un paio di foto al fiume e alla vallata, ho trovato il Kappadocio che aspettava ChiaroSub lungo il percorso, per fare foto, il quale era meravigliato di vedermi: stavo precedendo Marco, e soprattutto, ero in anticipo rispetto a quanto ci si poteva aspettare da me, visto il ritmo che avevo tenuto in precedenti gare. E continuando a quel ritmo, soffrendo un po per quegli ultimi 4km di asfalto che portavano a Borgotaro, sono arrivato con un tempo di 4ore e 15min! E Rudy, il mio gemello, non era lì ad aspettarmi per partire per la sua tappa: anche lui, come me, si aspettava che ci avrei impiegato almeno una mezzoretta di più! E' stato buffo, ma anche piacevole, l'aver sorpreso un po tutti, compreso me stesso. Non mi sentivo di aver dato il massimo, di aver puntato all'impresa: avevo ottenuto un buon risultato cronometrico, ma, soprattutto, avevo corso bene, sereno. E adesso, sono convinto che se avessi dato il massimo, se non avessi perso tempo a chiacchere con gli altri che incontravo lungo il tragito, e a far foto, avrei potuto impiegarci meno di quattro ore!
Sapevo che un giorno non troppo lontano sarei stato capace di arrivare a questo livello, ma non mi sentivo di esserci già arrivato. E così, conscio di questa mia capacità, ho intrapreso la mia seconda tappa, con l'obiettivo di dare sempre il massimo possibile, vedere fin dove potevo arrivare, conoscere il mio nuovo limite; ed ero in questo senso favorito dal fatto che partivo nella seconda tappa del giorno, a seguito dell'arrivo del mio gemello: correndo in solitudine per gran parte del tempo, non mi sono perso in chiacchere e foto, e così sono riuscito sempre a tenere un bel passo, a forzare solo dove potevo farlo senza sforzarmi inutilmente, conservando le energie che mi sarebbero servite negli ultimi chilometri, ad allontanare l'avvento del mio solito momento di “crisi” , che in queste due giornate non si è mai presentato. E così sono riuscito a correre persino nel single track in discesa nei chilometri finali, dove, per correre, servono “freschezza”, elasticità e reattività. E così ho attraversato il traguardo in 3h50min!

domenica 25 aprile 2010

T.A. della Contessa, Capraia, 24 Aprile 2010


http://picasaweb.google.it/110183150086826494902/TADellaContessa24Aprile2010



L'ASD Capraia e Limite ci ha preparato un Trail Autogestito tra i colli del Montalbano, zona che sto imparando a conoscere, grazie al lavoro di Cannizzaro e Bartolini, e di tutti gli altri loro compagni, che si mostrarono già ottimi organizzatori della memorabile Ecomaratona del Montalbano, del dicembre 2009, quando la neve li mise alla dura prova, la notte precedente la gara, coprendo tutti i segni del percorso, costringendoli a rimediare a questa difficoltà, in modo celere e preciso. Segni colorati che invece questa volta abbiamo potuto mirare, sia sul terreno, sia "cartelli" segnaletici posti su alberi e pali, a dimostrazione di quanto stiano facendo di buono questi "ragazzi".
Dei Malandrini c'erano il Kappadocio e Fede, e, inspiegabilmente, ma in fondo in modo del tutto normale, ci siamo ritrovati, senza fissare, alla stessa ora e nello stesso posto. Naturalmente, il posto era sbagliato... non c'è volta che sbagliamo o strada o orario ... e d'altronde siamo così, malandrini....
E così il trail è partito, in orario, in una mattinata dal cielo coperto, ventoso, ma con temperatura mite. Tre percorsi, uno da 16km (scelto dal Kappadocio, che doveva rientrare presto), uno da 25 e uno da 35.


Avrei voluto fare quello più lungo, ma al momento in cui il gruppo si è diviso, ho preferito optare per il percorso di 25, perchè non mi sentivo di correre bene, e non mi andava di rallentare il cammino di coloro che hanno proseguito per il tragitto più lungo, e tra loro Fede, che non avendo corso per acciacchi da un po di giorgi, sentiva il bisogno di darsi al massimo. Ed è stata una scelta saggia perchè più tardi ho iniziato a soffrire a causa del tibiale sinistro, che mi ha decisamente messo alla dura prova negli ultimi chilometri, corsi, per "compensazione", su una gamba sola, che alla fine, mi faceva più male dell'altra...  E gentilissimi, i miei compagni di percorso, mi aspettavano, dove il percorso prendeva questa o quest'altra direzione.
Abbiamo riattraversato tratti già percorsi in occasione dell'Ecomaratona,  o il Ta delle Palme. Un po di fango, dovuto alla pioggia del giorno prima, ma comunque questi colli, questi sentieri, per quanto bagnati, non "regalano" tanto fango. Durissimo per me è stato quel tratto di strada bianca in salita che ha tirato su per almeno un chilometro: quei tratti di pendenza continua, che non  lasciano un momento di respiro alla gambe, sempre in tiro...
Insomma, è stato una bella escursione, un allenamento importante.








lunedì 12 aprile 2010

Traversata Colli Euganei , 11 Aprile 2010, 42km 2000mD+





Prima di tutto il link al webalbum dell'evento : http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/TCE2010#


E' stata la mia prima partecipazione a quello che è considerato uno dei "classici" eventi di Trail Running, giunto alla sua 26a edizione.
660 gli atleti iche si sono presentati al nastro di partenza alle 8:00 del mattino, quando, da poco più di mezz'ora, aveva cessato di piovere, sotto un cielo che andava aprendosi, piano piano, per poi regalarci, durante la mattinata, la compagnia del sole, sempre più intenso, col passare del tempo, fino a splendere imperioso nel primo pomeriggio, a illuminare i volti , più o meno "stanchi", ma sorridenti, di chi giungeva al traguardo e brindava con una birra.
La pioggia della notte ci ha regalato sentieri fangosi, ma non tanto quanto - narravano gli esperti - negli anni precedenti.

Il percorso era ottimamente segnalato, molti ristori (se non sbaglio 9) e soprattutto ben posizionati, non solo funzionalmente al bisogno degli atleti, ma come a segnare la fine/inzio di un tipo di percorso: perchè questi 42km non sono stati affatto monotoni, ma segnati da un susseguirsi di diversi tratti differenti tra loro, molto vari: dal sentiero di campagna, alla salita a mulattiera, fino al tratto roccioso, discesa con corda, poi brevi tratti di raccordo in asfalto, e tratti di fango, e di nuovo tratti di singletrack nel bosco, come il tratto dopo Villa Beatrice, e strade bianche che attraversano vigneti,con siepi molto curate, e visto il periodo, pure fiorite. Per poi passare di nuovo a tratti immersi nel bosco; con una salita, quella del Pellegrino, che verso il 32km sale verso il Santuario dedicato a Maria, e procede per 6km, fino all'altezza di 550m del Monte della Madonna. Il dislivello può sembrare non eccessivo, ma quella salita non è per niente facile , anche partendo da lì, figuriamoci dopo una trentina di km....
Insomma, un percorso, questo, che può regalare molte emozioni.






Per quanto mi riguarda, ho passato un bel fine settimana, con Fede, unici Malandrini, siamo partiti il sabato pomeriggio, per ritrovarci a Villa Teolo con tutti gli altri ( più di una trentina, e ho conosciuto Rudy, che sarà il mio gemello alla prossima Abbots Way) per partecipare alla "Pizzata Euganea" al Ristorante-Pizzeria la Fonderia, dove abbiamo mangiato bene e in allegria, creando un certo scompiglio... soprattutto nell'angolo dove eravamo presenti noi Malandrini... i camerieri erano disperati...
Dopo cena, erano poco più delle 22e30, ci siamo recati alla camerata dove avremmo potuto pernottare, ma trovandola buia e piena di gente che stava già dormento (...veri atleti che vanno a letto preso.. proprio come noi...) Fede ed Io ci siamo avviati alla parrocchia, sistemandoci in un angolino a piano terra dietro il bar, dove la nostra operazione di accampamento non avrebbe disturbato il sonno di qualcuno ... Tutta la notte quel cazzo di compressore della macchina da caffè che a intervalli regolari si accendeve e si spegneva... io riuscivo a dormire quando era in funzione, poi si spengeva, e mi svegliavo... Ogni quarto d'ora la campana della chiesa... insomma, avevamo voglia che la notte passasse presto ... per di più il materassino di Fede si è sconfiato, e ha dormito a contatto col freddo pavimento che lo ha congelato... non aveva una bella espressione, al "risveglio"... nè tantomeno io quando mi sono affacciato e ho visto la pioggia: non è possibile, una settimana di sole, e proprio ora il brutto tempo.... ero sfavato, demoralizzato. Avevo perso la voglia di partecipare alla corsa... poi mi sono ricordato le parole di Emme, che a fine serata ci aveva detto che avrebbe piovuto per smettere al mattino; è così è stato. Quando ha smesso di piovere, sapevo che non avrebbe piovuto ancora, e che il tempo ci avrebbe regalato una bella giornata.
Si, certo, a quanto pare la TCE senza il fango non è la TCE, ma insomma, un po di fango c'era, quel tanto che basta per non rendere impossibile correre, e che anzi, è stato anche divertente.

Sono partito nel gruppone, come al solito con la macchina fotografica in mano, poi mi sono accodato a Leocaster, pacer delle 7 ore, a passo tranquillo, finchè non mi sono accorto che in quel momento potevo correre un po più veloce. Sono andato avanti, e alla discesa della prima cordata, dopo qualche scatto fotografico acrobatico, ho iniziato a scendere saltellando lungo quel bel tratto , divertendomi alla grande, e ho iniziato a correre veramente, finchè ho potuto, giungendo al ventesimo chilometro in 2h 50min, ma dopo poco sono entrato nella mia classica crisi "di carburante": senza le dovute fonti energeetiche, ho preso a camminare, in attesa che passasse quella mezzoretta in cui il metabolismo cambias fonte energetica, passando da funzione di glicolisi a funzione in lipolisi. Cosa che è avvenuta, ma che non mi ha reso brillante come nel primo tratto. Forse avrei dovuto approvigionarmi precedentemente di gel integratori, ma almeno così ho potuto verificare il mio stato di forma.
Ho avuto difficoltà a terminare la salita del pellegrino, dove, al ristoro al Monte della Madonna, seppure fermo a bere, i muscoli delle mie cosce continuavano a contrarsi come se stessi ancora salendo! non avevo mai vissuto un momento del genere: non si trattava più di stanchezza, ma di puro delirio fisico. Di li in poi ho proceduto camminando, anche perchè la discesa successiva non era tanto da correre, quando da percorrere saltellando da un masso all'altro, da una sponda all'altra; cosa che sarebbe stata anche divertente, se avessi avuto la freschezza fisica.

Sono arrivato al traguardo in 7h11min, tanto, più di quanto mi aspettassi; pensavo di farcela al limite delle 6h30min..
Ma sono arrivato comunque contento.

E contento, oggi, e di non soffrire di dolori o stanchezza muscolare, e di riuscire, non sola a camminare, ma di sentirmi nella condizioni di partecipare e un'ora di fit-box!