domenica 29 aprile 2012

Salomon XR Mission - Recensione

Salomon Xr Mission review

E' una scarpa adatta ad atleti con appoggio neutro, adatta per gli allenamenti, con una pianta molto ampia in zona avampiede, un intersuola che misura 26mm al tallone e 14mm all'avampiede, molto ammortizzante e confortevole, presenta un sistema di allacciamento asimmetrico con asole passastringa.
Peso: 330gr circa per taglia US9




Provate per qualche km, durante il Test day Salomon tenuto a Prato in collaborazione con il negozio Il Campione. Aspettavo l'opprtunità anche solo di trovarle in qualche negozio, giusto per calzarle, per soddisfare le mie aspettative: è un modello che rompe con la classica tipologia Salomon, come impostazione è molto più vicino ad un modello running da strada, anche come feeling di calzata: meno avvolgente rispetto alle altre Salomon, cosa che riconosco, per molti è un fattore positivo; per me , che amo sentire il piede libero, è stato quindi una piacevole sorpresa; rimane la sensazione di esser ben fasciati sul collo del piede, con un sistema di allacciamento che non cede mai. Il collarino offre una maggiore apertura, la talloniera sembra non esserci, quanto è ben conformata. Anche il feeling che si ha col fondo è molto vicino a quello offerto da una scarpa da strada di categoria A3, con una pianta d'appoggio molto larga; scarpa flessibili, con una risposta nell'appoggio rigida e pronta (per fortuna!), questa scarpa è ottima per affrontare senza alcun fastidio anche lunghi tratti d 'asfalto; il suo ambiente ideale sono fondi compatti e asciutti, strade bianche , percorsi che permettono di trovare un passo per far andare le gambe con ritmo, godersi la corsa, anche a ritmo lento, anche poggiando di tallone.
Scarpa ideale per chi , dalla strada, si avvicina al mondo del trail, un mezzo ibrido da poter sfruttare un po ovunque, persino sul tapis roulant; un po meno su fondi fangosi, o su rocciati in condizione di bagnato.
Strana la prestazione della suola in particolari tipi di appoggio, su fondo morbido e/o viscido, dovuta all'assimmetria del battistrada. Una sensazione difficile da esprimere. Necessiterebbe di altre prove, in altre situazioni. Poche una decina di km - ma anche 20 non sarebbero sufficienti per "assimilare" certi imput e capire al fondo una calzatura.
A volte si dice, di quando uno fa progressi, miglioramenti, che ha fatto un passo avanti.
Di questo modello, potrei dire che Salomon ha fatto "un passò in là", realizzando qualcosa di diverso, andando verso altri sentieri, mantenendo l'alta qualità che ne caratterizza la produzione.








martedì 24 aprile 2012

Saucony Mirage 2 - Recensione





La Saucony Mirage 2 è una scarpa adatta per affrontare un percorso graduale di transizione dall'uso di scarpe convenzionali all'uso di scarpe minimaliste, senza rinunciare ad un minimo di ammortizzazione e comodità, anche se questo va a scapito della sensibilità. Qeusta scarpa è adatta soprattutto a coloro che soffrono di pronazione, in quanto presenta, nella parte interna dell'intersuola, un archetto di plastica la cui funzione non è tanto di “controllare” la pronazione in fase di appoggio dopo un impatto di tallone, quanto di favorire la corretta distensione del piede, più neutrale, in seguito all'appoggio di avampiede.



Con una intersuola alta 25mm al tallone, e con un differenziale punta-tacco di soli 4mm, il piede ha una sensazione di stare a contatto al terreno. Il differenziale basso incoraggia un passo naturale, favorito anche dalla leggerezza della scarpa, 270gr, che risulta molto flessibile.



La tomaia è fatta con un tessuto a rete traspirante che fornisce un ambiente fresco per il piede. Essa, inoltre, presenta inserti in materiale sintetico nella zona mediale , che dgarantiscono leggero supporto. All'interno, nella zona del collo, la tomaia è rivestita in tessuto Hydrator che tiene lontano l'umidità dal piede. La talloniera è imbottita di gomma piuma che offre una calzata avvolgente

La scarpa è dotata di una soletta forata, imbottita con schiuma EVA, che aumenta il comfort alla pianta del piede. L'allacciatura, di tipo classico ad occhielli, presenta lacci in tessuto a profilo piatto.

L'intersuola è in schiuma EVA, che crea una struttura leggera ma resistente. Nel tallone è posto un pad in Eva denominato Progrid Lite, che ha maggiori proprietà di assorbimento e di reattività. Questo pad riduce lo shock durante l'impatto e prepara il piede per un corretto movimento transitorio tacco-punta transizione. 



La suola fa uso di una combinazione di materiali di gomma: una gomma soffiata che conferisce flessibilità, e una gomma al carbonio, XT-900, che fornisce un'eccellente trazione anche nell'uso fuoristrada non troppo estremo, senza compromettere la durata. Il disegno triangolare dei tasselli consente una buona presa. 











martedì 17 aprile 2012

Playpus Origin 9 - camelback





La serie Origin della Platypus è costituita da diversi modelli, ideati per varie attività outdoor: trekking, trailrunning, mountanbike. Ogni modello è denominato con un numero, che ne indica la capienza. Ogni zaino è disponibile in tre colori: verde, blu, nero. E' prodotto in un unica taglia.
Abbiamo deciso di testare il modello “9 “ perché riteniamo che, grazie a questa capacità di carico, sia lo zaino più adatto per l'attività del trail running, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo nelle gare con lunga percorrenza, e in situazioni in cui il tempo è instabile e occorra portare con se un cambio abiti, o avere uno zaino capace di contenere gli “strati” di cui occorre liberarsi. Nonché un abbondante riserva idrica e alimentare.
Questa serie di zaini ha ricevuto nel 2011 l'onorificenza “Editor’s Choice Award” dal magazine inglese “Outdoor Enthusiast”, per le sue doti di comfort e versatilità di utilizzo. E per una sua dote unica, che risulta molto importante in un paese dove piove frequentemente: lo zaino Origin è costruito con un tessuto impermeabile, come quello usato per le giacche antipioggia, e con zip saldate , anche queste a prova d'infiltrazione, per cui è adatto ad affrontare condizioni di pioggia senza che il contenuto rischi di bagnarsi. 


 
Lo zaino pesa 497 gr. La sacca idrica , inclusa, dalla capienza di 3L, sempre prodotta dalla Platypus, pesa 164gr. Lo zaino presenta diverse opzioni dove far passare il tubo di rifornimento: sul bordo superiore, per passare sopra gli spallacci; da due fessure poste dietro le tasche della cintura.
Una volta indossato, si può apprezzare che gli spallacci sono ben fatti, larghi e ben imbottiti, risultano molto comodi per le clavicole. Sono lunghi, forse troppo, per cui , per persone con statura sui 170cm, occorre tirare al massimo le cordicelle di regolazione, perchè gli spallacci possano vestire precisi. All'estremità inferiore degli spallacci, guaine di tessuto formano tasche aderenti: in quella dello spallaccio sinistro si trova il fischietto, fissato, tramite una cordicella, ad un occhiello nascosto nella tasca. 


 
Una volta regolate misure di cintura vita e cinturino degli spallacci, e partiti a correre, si può notare che lo zaino, sia vuoto che a pieno carico, non “balla”, rimane incollato alla schiena; questa stabilità è dovuta alla vestibilità dello schienale, sul quale sono stati inseriti dei pad di un materiale che al tatto sembra lattice, e sui quali sono praticati fori di traspirazione. Questi pad sono rivestiti in tessuto, sono larghi, alti e ben posizionati, e si estendono per tutta la lunghezza del pannello, e permettono una ottima areazione della schiena, nonché evitano che il carico vada a contatto con la spina dorsale. Il pannello schienale BioCurve è stato studiato secondo parametri di ergonomia, e insieme agli spallacci garantisce sempre il massimo comfort.
La sua lunghezza è di 43cm, il bordo inferiore può andare a poggiare sotto la zona lombare a chi ha statura inferiore ai 170cm. 

 
La capienza dello scomparto esterno, apribile tramite zip con doppio cursore, permette di stiparvi molti oggetti: un baselayer, una maglia di pile, pantaloni lunghi, calzini di ricambio, un paio di guanti e un buff. Inoltre vi è una tasca in rete con zip e gancio per chiavi, dove potervi riporre il portafoglio e vari documenti.
Nello scomparto interno, dove è alloggiata la sacca idrica, si può stipare un telo termico, una eco-tazza, una confezione di cerotti per vesciche, un mini kit di pronto soccorso e una lightstick di emergenza.
La tasca esterna è costituita in materiale elastico: può risultare comodo per riporvi oggetti che occorre avere a portata di mano, senza che questi possano uscire accidentalmente; oppure vi si può riporre la giacca antipioggia quando occorre togliersela di dosso, evitando così' di metterla all'interno dello zaino a bagnarne il contenuto. Le tasche laterali della cintura, senza chiusura a zip, sono abbastanza elastiche da potervi riporre il telefono cellulare, la macchina fotografica , una pila frontale, il GPS, il roadbook, barrette alimentari e gel .
Ai bordi della tasca esterna ci sono due occhielli tramite i quali si può fissare il casco da bicicletta. Inoltre , pochi centimetri sotto i marchi Platypus, sono presenti delle fessure alle quali si possono agganciare luci di posizione, utili quando si va in bicicletta. 

 
Lo zaino presenta finiture curate nel dettaglio, offre una sensazione di alta qualità produttiva e grande robustezza.
Da aggiungere inoltre la praticità della vescica idrica, il cui tipo di apertura permette di lavarla facilmente.
Il prezzo dello zaino si aggira sui 90euro.

sabato 14 aprile 2012

Saucony Peregrine 2 - Recensione



Saucony Peregrine  2

Peso: 280gr circa

Altezza Tallone : 24mm

Altezza Avampiede : 20mm

Differenziale: 4mm.

Nuovo disegno per la tomaia di questa scarpa dall'impostazione minimalista, ma anche confortevole e protettiva come una scarpa convenzionale.


L' interpretazione Saucony dello stile barefoot (replicato anche sulla Saucony Mirage, e nelle Kinvara Trail di prossima uscita) : permettere una migliore distensione del piede durante la "rullata" punta-tallone, e allo stesso tempo proteggere il piede dalle asperità del fondo.
Si perde un po di quel "divertimento" che può dare la sensibilità del fondo, ma il piede lavora sempre in condizioni ottimali, e sulla lungha distanza la pianta del piede esce riposata.




 
Per anni le scarpe, se non escludiamo le “racer”, la cosiddetta categoria A1 , quelle adatte a corridori evoluti per ritmi veloci – hanno presentato un differenziale molto alto, in base alla credenza che ne avrebbe giovato la rullata e quindi la corsa di coloro che appoggiano il piede a terra impattando di tallone. E così le intersuola delle scarpe sono state riempite di artefatti ammortizzanti che diminuissero lo shock che si produce con tale modalità d'impatto, al fine di preservare la salute fisica dei corridori. Ma così non è stato, ed anzi, negli anni, è aumentata l'incidenza di infortuni. Certo, non è pienamente dimostrabile la diretta correlazione tra questi fatti, l'eziologia dei traumi è più complessa della semplice equazione “più gomma= più infortuni”. Non siamo tutti uguali!
Certo è che far lavorare il piede, quello che Leonardo Da Vinci considerava “un capolavoro di ingegneria e un'opera d'arte “, in condizioni non normali, non naturali, di sicuro lo sottopone ad una dinamica per la quale non è predisposto, che può generare stress. E così , per rimediare a questa situazione, per alcuni podisti la soluzione è stata abbracciare la “filosofia” del barefoot running. Ma non tutti possono permettersi di correre a piedi scalzi o con calzature che ne imitino l'esecuzione, ridotte ad una semplice suola che protegge il piede dal fondo: non siamo tutti uguali!





 
Un alternativa molto semplice per avvicinarsi ad uno stato migliore di corsa, caricato sull'avampiede e non sul tallone, è la riduzione del differenziale tallone-avampiede; su questa via si è mossa Saucony, creando una serie di scarpe che presentano un differenziale minimo.
La Peregrine 2 è una scarpa da trail che rientra in questo progetto. A prima vista sembra una scarpa normale, anche abbastanza grande, quasi come una scarpa di categoria A3; ha uno strato di intersuola alto 24mm al tallone , costituita di un materiale dalla consistenza abbastanza rigida, affatto gommoso, con un comportamento reattivo più che ammortizzante; presenta un differenziale di soli 4mm, che , considerando la presenza di un pad in gomma più morbida ProGrid al tallone, durante l'esecuzione del passo, nel momento della distensione del piede, per effetto compressivo, scende ad avvicinarsi ad un valore di 0mm.
 


La soletta interna è in gomma molto elastica, si conforma bene sotto il peso del piede, e presenta delle scanalature nella parte inferiore, sotto i metatarsi, che ne migliora la flessibilità; inoltre è ben traforata su tutta la sua superficie, per permettere un miglior trasporto del sudore lontano dalla pianta del piede, ad evitare cosi la formazione di vesciche, cosa difficile da patire, grazie ad una tomaia che non presenta al suo interno cuciture che sfreghino sul piede, costituita da un tessuto molto fine, leggero, molto molto traspirante, morbido e piacevole a contatto col piede, che ne permette l'uso anche senza indossare i calzini. Una volta messa ai piedi, sembra di stare scalzi!


 
La zona dell'avampiede non presenta una forma “slargata” all'alluce, come in altre scarpe minimaliste; da una sensazione avvolgente senza essere fasciante, e la parte superiore è ben conformata, non entra a contatto con il dorso della dita dei piedi. Il puntale è rigido e ben protettivo, senza essere troppo grande e invadente; contenitivo senza essere vestire stretto. Utile la presenza di un occhiello metallico per fissare le ghette.



 
L'allacciatura ad asole  permette una presa ben stretta e priva di punti di pressione; peccato solo per i lacci, sintetici, che tendono a slegarsi: necessario doppio nodo.
La talloniera è molto scavata, e la conchiglia rigida, ma bassa, impedisce spostamenti trasversali del tallone; l'imbottitura a contatto col tendine d'Achille è molto sporgente e protettiva sul bordo superiore della conchiglia, lo ripara da ogni possibilità di contrasto con la conchiglia, senza soffocare la libertà di movimento, cosa molto importante, in quanto, con uno stile di corsa poggiato più sull'avampiede, il polpaccio lavora in allungamento, e quindi, al fine di permettere un miglior movimento, il tendine deve essere libero da pressioni.



 
La stabilità negli spostamenti del piede è fondamentale sui percorsi off-road, dove non è mai sicuro l'appoggio, e il basso differenziale permette quindi alla caviglia la giusta articolazione; il grip è assicurato da una suola scolpita in maniera molto profonda, adatta per affrontare fondi morbidi , friabili, viscidi, ma si possono affrontare anche lunghi tratti di asfalto senza patire quella differenza di rendimento normalmente avvertibile con altre scarpe da trail.



 
Una scarpa minimalista, che rappresenta una valida scelta per chi vuole avvicinarsi ad un tipo di corsa stile barefoot e allo stesso tempo ha bisogno di una scarpa confortevole , protettiva e stabile, eppur leggera, solo 280gr, che può essere usata anche su lunghe distanze, a qualsiasi tipo di ritmo, sicuri che, quando sopraggiunge la stanchezza, e il passo non è più efficientemente poggiato sull'avampiede, si può poggiare di tallone senza soffrirne.
Ma anche una scarpa per chi minimalista non è, ma ha passo veloce, agile, o passo di potenza, per affrontare  veloci Skyrace o Ultra-Trail, su qualsiasi tipo di fondo e condizione meteo.

Ammortizzazione 3/5
Stabilità 4/5
Protezione 35
Comfort 4/5
Grip 4/5
Peso 4/5
Traspirabilità 5/5


venerdì 13 aprile 2012

Saucony Mirage 2 - Unboxing

Preview - Premier - Prima visione

Saucony MIRAGE 2, modello minimalista:

Peso: 270gr circa

Altezza Tallone : 25mm

Altezza Avampiede : 21mm

Differenziale: 4mm.

Recensione: 
 http://corrigaggiocorri.blogspot.it/2012/04/saucony-mirage-2-recensione.html



sabato 7 aprile 2012

La molecola che ripara la cartilagine

MINNEAPOLIS: gli scienziati hanno scoperto un composto che stimola la crescita della cartilagine dalle cellule staminali per riparare i giunti danneggiati dei topi, una scoperta che potrebbe puntare ad una nuova terapia per l’artrite che affligge la maggior parte degli anziani. I ricercatori hanno testato 22.000 molecole simili usando uno schermo robotico, applicando in laboratorio dei piccoli piatti a ciascuna delle cellule staminali del midollo osseo. Uno di questi composti, soprannominato kartogenin, ha promosso lo sviluppo di condrociti, le cellule che diventano cartilagine. I ricercatori hanno iniettato il kartogenin nelle articolazioni del ginocchio danneggiato dei topi, che ha indotto i sintomi di rigenerazione della cartilagine, il miglioramento e riduce i livelli di proteine ​​e frammenti di collagene collegato alle articolazioni danneggiate. I risultati suggeriscono una terapia unica nel suo genere, anche se ancora in una fase iniziale, per la disciplina della cartilagine ed eventualmente per riparare alcuni dei danni da osteoartrite, la degenerazione della cartilagine che porta al fallimento congiunto. “Abbiamo trovato questa molecola che può prendere le cellule staminali che sono già in comune, e li differenziano in condrociti”, cellule della cartilagine che secernono la sostanza elastica che protegge le articolazioni”, afferma il dottor Kristen Johnson, un ricercatore di medicina rigenerativa presso l’Istituto di Genomica della Novartis Research Foundation di San Diego. “Siamo entusiasti della ricerca perché è un nuovo modo di prendere di mira le cellule staminali, ma non si può sottolineare abbastanza per avviare una fase di realizzazione di un farmaco.” Il lavoro supplementare è necessario per capire come funziona esattamente il kartogenin e la base biologia che viene colpita prima di altri studi sugli animali, ha affermato il dottor Johnson, che in parte vengono effettuati presso gli Istituti di Novartis per la ricerca biomedica. Novartis ha sede a Basilea, in Svizzera. “Gli unici attuali trattamenti per l’artrite, che colpisce il 50 per cento delle persone da 50 anni, e il 60 per cento dei 60 anni e così via, sono quelli per la gestione del dolore”, afferma il dottor Johnson. L’osteoartrite è la forma chiamata “usura e lacerazione” della malattia. Si sviluppa quando la cartilagine che protegge le articolazioni si consuma, permettendo alle ossa di sfregarsi una contro l’altra. Ogni anno, ci sono più di 600.000 protesi totali di ginocchio e 285.000 sostituzioni e l’anca fatte negli Stati Uniti a causa di artriti e altre lesioni, secondo l’Agenzia per la Ricerca Sanitaria e Qualità. Dagli studi sui topi non si presentano effetti collaterali del trattamento, anche se sino ad ora sono state iniettate solo piccole quantità nei soggetti. Considerati nel loro insieme, il lavoro di laboratorio e animali suggeriscono che le cellule staminali adulte di sterzo diventino nuova cartilagine per portare a miglioramenti nelle articolazioni danneggiate. La California Institute for Regenerative Medicine ha finanziato la ricerca. I ricercatori, tra cui il Dr. Johnson e i colleghi dello Scripps Research Institute di La Jolla, California e Massachusetts General Hospital di Boston, hanno presentato un brevetto.

sabato 31 marzo 2012

Fivefingers Spyridon LS



Le Spyridon , a livello suola, seppur sia più spessa (5mm) risulta essere meno rigida delle Trek, flessibie quanto le Speed, ma più protettiva, rispetto a queste, forse anche grazie alla presenza di tasselli che, oltre alla funzione di migliorare il grip sui fondi friabili, grazie alla loro gommosità, riescono ad offrire anche un qual certo tipo di "ammortizzazione". La suola è anche più ampia nella zona dell'arco del piede, dove è anche inserita una placca di "tessuto" in carbonio.



La suola offre anche una maggiore protezioneper il piede, a livello laterale, sulla parte esterna (li dove c'è il marchio la gomma è più alta).
Per quanto riguarda il comfort, da segnalare la presenza di linguetta fine ma imbottita, in maniera "compatta", che veste molto bene il collo del piede,
Il rivestimento interno è piacevole a contatto col piede, la calzatura permette un ottima areazione grazie a degli isnerti in mesh, posti laterlamente, che presentano una struttura reticolare,
Ottimo il sostegno del collarino, della linguetta al calcagno, alta e ben confromtata.
Il sistema di allacciatura funziona bene e non stringe mai sul collo del piede.

giovedì 29 marzo 2012

Il Tallone nell'evoluzione umana

Il confronto tra la specie a cui apparteniamo, Homo sapiens, e il nostro cugino Homo neanderthalensis è stato messo al centro di innumerevoli studi e dibattiti nel corso degli anni. Il grado di affinità tra le due specie e le loro origini hanno rappresentato sin dall’inizio i temi principali di questo annoso confronto, che hanno subito rivoluzioni e capovolgimenti con il susseguirsi degli studi. Dall’idea dell’esistenza di due sottospecie appartenenti ad Homo sapiens, si è giunti al modello attualmente dominante dell’”origine africana recente” per la nostra specie, e dell’origine europea da una separata linea evolutiva per il Neandertal. E l’idea dominante scaturita da queste teorie che escludeva del tutto l’occorrenza di scambi genetici tra le due specie, ha subito anch’essa un duro colpo dalla recente scoperta dell’esistenza di una piccola percentuale di genoma in condivisione.
Tuttavia, sebbene globalmente le differenze genetiche tra le due specie siano davvero minime, le variazioni fenotipiche fra di esse sono notevoli, e i vari studi hanno messo in risalto gli aspetti anatomici che caratterizzano i nostri cugini e li differenziano dalla nostra specie. È stato così evidenziato come i Neandertal siano contraddistinti da un’anatomia chiaramente adattata ai climi rigidi imperanti nelle regioni da essi colonizzate.
Uno studio recentemente pubblicato sul “Journal of Human Evolution” ha messo in evidenza un’ulteriore differenza anatomica e funzionale fra le due specie, che appare anch’essa influenzata dai diversi regimi climatici a cui esse erano sottoposte. Si era già osservato che l’apparato locomotorio delle due specie differiva significativamente: i nostri cugini erano caratterizzati da arti molto più robusti e più corti dei nostri, che rispondevano senz’altro agli effetti della rigidità climatica. Gli autori dello studio citato si sono però dedicati ad un particolare osso degli arti inferiori: il calcagno. E’ stato infatti dimostrato che le analisi di quest’osso forniscono una buona stima delle caratteristiche funzionali del tendine d’Achille, un elemento dell’arto inferiore fortemente coinvolto nella corsa.
 
I ricercatori sono partiti da ipotesi precedenti secondo le quali l’Homo sapiens, rispetto agli altri ominidi, sia contraddistinto dallo sviluppo di una maggiore resistenza nella corsa, che gli avrebbe consentito di mettere in atto una strategia di caccia molto efficace. La capacità di mantenersi in corsa per un tempo considerevole forse permetteva ai nostri antenati cacciatori-raccoglitori di inseguire le prede abbastanza a lungo da provocare l’ipertermia negli animali. A differenza degli uomini che dissipavano l’enorme calore prodotto con la corsa con la sudorazione, le prede necessitavano di fermarsi per disperdere il calore ansimando, e se i cacciatori con l’inseguimento prolungato impedivano loro di sostare potevano provocare il loro surriscaldamento, costringendole ad immobilizzarsi ed a subire l’assalto dei cacciatori.
Questa stessa strategia era invece probabilmente poco applicabile da parte dei cugini Neandertal, ed ancora una volta le cause sono da attribuire al clima. Si è infatti osservato che l’ipertermia sopravviene solo in presenza di temperature sufficientemente elevate, e probabilmente non vi erano quindi le condizioni ideali nelle regioni occupate dai Neandertal.
Se per i nostri cugini la resistenza nella corsa non doveva essere una fondamentale arma per affrontare le loro sfide quotidiane, probabilmente anche lo studio  della loro struttura anatomica ce lo avrebbe suggerito. Gli autori dello studio preso in considerazione hanno trovato che i calcagni dei Neandertal sono più lunghi di quelli della nostra specie, considerando sia gli individui coevi dei Neandertal sia soggetti più recenti. In particolare la tuberosità del calcagno ha mostrato una differenza significativa tra le due specie. La misura della lunghezza di questo carattere fornisce una stima indiretta delle proprietà funzionali del tendine di Achille, le quali influenzano il costo energetico speso per correre.
I Neandertal erano soggetti ad un dispendio energetico maggiore durante la corsa, e probabilmente non la mantenevano per lungo tempo. Anche i forti traumi riscontrati dalle analisi paleopatologiche sui loro arti superiori suggeriscono che le loro battute di caccia fossero soprattutto violente battaglie corpo a corpo con le prede, e che fossero quindi molto lontane dalle strategie di caccia persistente (“persistence hunting”) forse adottate dai nostri antenati, i quali portavano all’ipertermia e all’immobilità le loro prede che potevano quindi abbattere senza difficoltà.
Le lunghe tuberosità dei Neandertal indicherebbero invece, secondo gli autori, che i loro tendini di Achille fossero ben adattati alla resistenza nel camminare (“endurance walking”), e nel muoversi in zone montuose ed impervie, e probabilmente persino per compiere balzi.
Se i nostri tendini di Achille sono stati selezionati per raggiungere le vette della resistenza nella corsa, soggetta ad una forte pressione evolutiva nell’ambiente d’origine africano, la meccanica e l’anatomia degli arti inferiori dei Neandertal erano adattate a molteplici funzionalità ed attività utili per affrontare gli ostici ed inospitali habitat situati alle latitudini più elevate del continente europeo in cui si sono evoluti.
Fabio Perelli

Riferimenti:
David A. Raichlen, Hunter Armstrong and Daniel E. Lieberman, Calcaneus length determines running economy: Implications for endurance running performance in modern humans and Neandertals. Journal of Human Evolution, 60 (3) : 299-308.

mercoledì 28 marzo 2012

Corsa Naturale

E' nato un sito dedicato a tutti gli aspetti coinvolti nella Corsa stile "Barefoot", a  "piedi nudi", intesa come riscoperta delle proprie facoltà biologiche, ed anche spirituali.





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martedì 27 marzo 2012

Il Minimalismo: Scarpe Barefoot & Minimaliste

Nella categoria di scarpe dette “minimaliste” si posso distinguere 4 sotto categorie che si differenziano per le misure, millimetriche, del reparto intersuola-suola. Queste misure sono relative all'altezza dell'intersuola, nella zone del tallone e dell'avampiede, e al differenziale tra queste due misure.

“Stile Barefoot”
 Scarpe con intersuola inferiore ai 10mm, e un differenziale pari a 0mm: sono scarpe leggerissime che replicano un passo a piede nudo, offrendo giusto uno strato di gomma per proteggere contro le asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/BarefootSyle

"Minimalista"
Scarpe con un intersuola che ha valori superiori ai 10mm ma inferiori ai 15mm, e con un differenziale inferiore ai 5mm: sono scarpe molto leggere , che offrono un grado di protezione maggiore al piede, soprattutto in zona del tallone, ma non hanno artefatti tecnologici che inibiscono l'articolazione del passo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Minimaliste

 “Drop Zero”
Scarpe che presentano un differenziale pari a 0mm, ma un intersuola che misura tra i 15mm e i 20mm: sono scarpe che vogliono offrire un appoggio posturale del piede di tipo naturale, ma garantire anche un buon livello di ammortizzazione e protezione.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/DropZero

 “Transizione”
Scarpe con un intersuola anche più alta di 20mm, ma con un differenziale con valori tra i 5mm e i 10mm. Sono scarpe pressoché normali, nella fattura, ma molto leggere, protettive a ammortizzanti, e con un differenziale inferiore persino ad alcuni modelli di categoria A1, che possono rappresentare un primo approccio verso il cambiamento delle proprie abitudine di corsa, se si è stati abituati per anni ad usare scarpe super ammortizzanti. Prive di artefatti tecnlogici che controllino il tipo del passo. Dotate spesso di placca protettiva contro intrusioni delle asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Transizione





mercoledì 21 marzo 2012

Zaino Ergon BX2





Lo zaino BX2 è molto particolare, direi unico.
Prodotto dalla Ergon, una ditta tedesca che produce articoli per il settore della Mountainbike caretterizzati da profondi studi ergonomici, questo zaino è stato progettato per garantire comodità e intelligenza d'uso.
Studiandone le caratteristiche, ho pensato che potesse essere utilizzabile anche per l'attività del trail-running, ed ho scoperto che è proprio in questa attività che può essere usato con maggiori benefici, sfruttandone al meglio le potenzialità.
Ciò che distingue questo zaino è l'approfondito studio ergonomico in base al quale è stato progettato e realizzato, e alla sua caratteristica di potersi adattare alle varie dimensioni dell'atleta, secondo l' altezza e le dimensioni del torace e delle spalle.


Questo avviene attraverso uno schienale diviso in due telai – uno superiore e uno inferiore - uniti da cinghia in velcro, che permette di collegarli tramite uno dei 4 attacchi presenti e regolarne così la lunghezza secondo 4 taglie.
L'Ergon inoltre è disponibile in due misure, Regular, che copre le taglie dalla XS alla S-M, ovvero per atleti dai 155 a 175cm; e Large, che copre le taglie dalla S-M alla L-XL, ovvero per atleti dai 170 a 195cm.
Il telaio superiore comprende gli spallacci, il telaio inferiore comprende la sacca e la cintura.




Entrambe i telai sono formati da una struttura rigida di materiale plastico, abbastanza flessibile ma indeformabile: anche a pieno carico, il guscio-schienale non perde mai la sua forma, e lo zaino resta a contatto della schiena solamente tramite 4 pad in mesh imbottiti, garantendo sempre una adeguata areazione alla schiena e un elevata protezione della colonna vertebrale, sulla quale non grava il peso dello zaino.
Questa caratteristica è estremamente utile soprattutto durante lunghe escursioni, a piano carico: la migliore distribuzione del peso diminuisce le sollecitazioni alla schiena e quindi un minor affaticamento.
Altro particolare da notare e che contribuisce alla vestibilità di questo zaino sono gli spallacci, collegati al telaio superiore tramite degli anelli, che permettono un loro migliore posizionamento sulle clavicole, zona nella quale sono più larghi e dove vi è anche una maggiore imbottitura: la maggiore superficie di appoggio permette un scarico più distribuito del peso, e l'imbottitura garantisce un ottima comodità.
Gli spallacci sono collegati , inferiormente, non al telaio, ma direttamente alla sacca , attraverso un struttura trapezioidale in tessuto, collegata alla sacca stessa, che ha la funzione di supporto del carico contenuto in essa; tramite questo supporto, il peso è sostenuto verso l'alto e non va a gravare sulla zona lombare.




Anche a pieno carico, lo zaino veste bene, come fosse un gilet: durante la corsa rimane ben aderente alla schiena, la colonna vertebrale non viene a contatto con il telaio, la zona lombare è libera da carichi, il peso grava solo a livello del torace, attraverso 4 morbidi pad; a qualsiasi ritmo di corsa, non infastidisce nei movimenti, non balla mai, sempre ben aderente; persino durante le discese molto veloci e tecniche sembra di non avere un peso sulle spalle! E pensare che durante le uscite vi erano dentro: riserva idrica da 1,5L o una bottiglia di acqua da 1L; giacca antipioggia dal peso di 350gr; pantaloni lunghi antipioggia, peso 320gr; 3 barrette di mussli, due buste di sali minerali, 2 buste di gel, un telo termico, 1 mini kit pronto soccorso, una lampada frontale, il portafoglio, il cellulare, la macchina fotografica e un cambio di biancheria... Tutto questo ben stipato grazie alle varie tasche e compartimenti ricavati all'interno, e senza aver sfruttato la possibilità di aumentare la capacità dello zaino, attraverso l'apertura della zip che circonda la sacca a contatto con lo schienale, che aumenta il volume di stoccaggio da 8L a 9,5L. Una sacca ben progettata, divisa in due compartimenti principali, una interna, e esterna.


Nella parte interna, quella a contatto con il telaio, e ben accessibile tramite zip che circonda tutta la sacca, vi è la sede per la sacca di riserva idrica, due tasche per l'alloggio per pompa della bicicletta, e una tasca in rete con zip che al suo interno presenta due ulteriori scompartimenti di diverse misure dove poter sistemare cellulare o smartphone o macchina fotografica. Nel compartimento esterno si trovano altre due tasche in rete con chiusura a zip e un altro alloggio per cellulare.
Inoltre lo zaino è fornito di copertura antipioggia e di una corda elastica regolabile che può essere collocata all'esterno dello zaino tramite degli occhielli, e può essere usata per stringere allo zaino il casco per mountainbike o altri capi di abbigliamento.
La cintura di giro vita è munita di due tasche, una per lato, di tessuto
elastico, con chiusura zip, capaci di contenere oggetti delle dimensioni di una macchina fotografica digitale o cellulare.
Insomma, non manca certo spazio, in questo zaino che misura 51x29x15,24 e pesa 725gr, e che, per le sue qualità, riesce a diventare un tutt'uno con l'atleta, garantendo massimo comfort e stabilità in ogni situazione. 
Voto: 10+