martedì 12 ottobre 2010

Convegno UISP "A Tutto Trail", 9&10 Ottobre 2010

Interventi di

ANTONIO GASPARRO, Presidente Nazionale Lega Atletica

SANTINO CANNAVO', Responsabile Nazionale Area Ambiente

GABRIELE BETTELLI, Presidente Sport & Sicurezza

TOMMASO DORATI, Organizzazione e tesseramenti

AURELIO MICHELANGELI, Responsabile tecnico commissione Trail Usip

ELIO PICCOLI, Responsabile settore giovanile Trail Uisp

VINCENZO MANCO, Vice Presidente Nazionale UISP

Coordinatori: BRUNO ORLANDINI, LUIGI VIAGNO', MARIA BELLINI, FRANCESCO CAPECCI


Ringrazio UISP per avermi dato l'opportunità di partecipare a un evento istituzionale, permettendomi di conoscere il fenomeno sport nel suo momento “burocratico”, e  nel suo aspetto sociale e politico. Sociale in quanto lo sport è un espressione e un punto di incontro di esigenze individuali all'interno di una collettività; politico in quanto lo sport è una attività che segue dei valori, è figlia di una cultura e a sua volta crea e diffonde cultura; è , nella sua stessa essenza,  una dinamica politica:  se pensate al Manifesto Trail, vi si “rivendica” l'importanza del rispetto della natura, del prossimo, la ricerca di un equilibrio uomo-natura, l'ecosostenibilità, la solidarietà. Questi sono  valori “umani”, che nascono e vanno al di là dell'ambiente Trail; e poiché l'uomo “è” se non in quanto appartenente ad una comunità, una “polis”, questi valori sono causa e fine di una certa  azione organizzativa,  una politica (poli-technè, technica di organizzazione della comunità). Chi fa trail e concorda nel manifesto Trail,  non può, nella vita di tutti i giorni, appoggiare una politica a favore della costruzione di centrali nucleari o del consumismo sfrenato che genera spropositata monnezza da imbucare all'interno di parchi naturali...  Sarebbe doppiamente folle!
 
La UISP, per denominazione, si occupa di Sport Per Tutti, le cui linee guida sono di organizzare il fenomeno sport come un mezzo per il miglioramento della vita, della salute, di riscoperta e cura  dell'ambiente;  punto di incontro e aggregazione, all'insegna dello spirito di solidarietà. 
La Uisp , proprio in concordanza con lo spirito che lo ispira, ha quindi riconosciuto il “Trail” come disciplina sportiva.

Ma che cos'è il trail?
Un paio di anni fa, quando correvo nelle “redole”intorno casa ad Agliana, zona di vivai, e sui sentieri lungo il fiume Calice, io stavo semplicemente correndo. Fuori strada. E all'interno del  parco di Galceti, sulle colline che portano all'Appennino, io correvo , dove potevo, e camminavo dove non ce la facevo. Non mi sembrava di fare niente di speciale. Successivamente, leggendo riviste sportive,  ho scoperto che questa specialità  di correre era chiamata  “trail running”, che si svolge anche  sulla neve, nei deserti, in tutti gli ambienti naturali possibili, per distanze che non ero ancora in grado di concepire. E di poter fare. Ma lo trovavo avvincente, e ho iniziato a provarci. Ho vissuto  delle belle esperienze.
Non mi sembrava di fare niente di speciale o strano, come lo giudicavano quelli – abituati a correre sull'asfalto-  a cui raccontavo delle mie esperienze e delle grandi imprese affrontate da veri atleti. Per me, invece,  era naturale pensare a quanto fosse strano correre per le strade e in mezzo alle macchine... E poi , una sera, ad una cena organizzata all'interno dei locali di una storica società podistica di Prato, mia città natale, mentre da una parte del tavolo Jurek, Cudin, Vedilei e altri forti atleti parlavano della futura Spartatlhon e di altri grandi imprese affrontate e da affrontare, io ascoltavo i racconti dei “giovani” podisti di un tempo che fù,  di quando, trent'anni fa,  correvano  per le colline di Prato, sui sentieri che seguono o incrociano parti del percorso su cui si svolgerà il  Trail del Malandrino... Correvano la “Un po 'n poggio”, come chiamarono questa gara a quei tempi, nel vernacolo della zona; e così la chiamarono nuovamente  tredici anni fa, quando l'hanno fatta  rinascere dopo una lunga pausa. Trent'anni fa...  non avevano certo scarpe da trail, camelback, calze compressive e gps. E nemmeno tredici anni fa.  Non si può dire che facevano Trail. Semplicemente, correvano.

A noi italiani ci piacciono quelle parole forestiere che suonano bene e in poche lettere dicono tanto, anche se spesso,  molto vagamente.
Ecco quindi il Trail, che non è una nuova invenzione, una nuova specialità sportiva.  Il fatto che sia stato fatto un “manifesto”, non lo ha reso  un “movimento”. Casomai, storicamente e socialmente,  è sempre avvenuto il  contrario:  il movimento, (Stand Alone Complex),  nasce inconsapevole, cresce,  attraverso  grandi imprese e tristi tragedie,  prende coscienza e  cerca parole per definirsi, darsi una forma, per avere un identità, un manifesto. E nel momento in cui il movimento trova forma, si istituzionalizza, cessa di essere movimento,  muore, dividendosi in mille frazioni discordanti...
Il “movimento” del  Trail è quindi ormai giunto alla sua naturale morte.
Resta il Trail e la necessità di regolamentarlo, possibilmente in maniera uniforme. E qui appunto nascono le discussioni, le frazioni, le federazioni....

“I'cchell'è il Traille?”, mi chiedono.
Correre fuori strada, per sentieri in mezzo ai boschi, su e giù pe' monti.
“Unn'è perioloso?”
Certo, lo può essere, come tutte le cose, se non si stà attenti; per questo si usano  delle scarpe
col battistrada “dentato”, per poter affrontare i diversi fondi del terreno, e non rischiare scivoloni e culate. Ma se è asciutto, posson bastare anche normali scarpe da corsa.
“Ma quando tu'vvai da solo, unn' hai paura di “restà” solo? “
Beh, mi porto il cellulare dietro, il fischietto,  e avviso i miei parenti dove vado e quanto tempo al massimo ci dovrei impiegare, dopo il quale poter iniziare a preoccuparsi e chiamare il centotredici.

Proprio oggi ho saputo che questo fine settimana è morto un podista nel Lecchese, che correva in solitaria in mezzo ad un bosco. Non poteva contattare nessuno, forse non aveva avvisato nessuno su dove andava. Un giorno intero, da solo, nel bosco, per poi morire....  Triste storia.
Può succedere, andando per i sentieri, di farsi male. Così come può succedere, correndo per strada , di essere investiti da una macchina, o comunque infortunarsi da soli mettendo male un piede,  ma c'è modo di ricevere soccorso più facilmente. Se perdi conoscenza e cadi a terra, magari per un calo improvviso di zuccheri, o per un infarto, c'è qualcuno che passa di li e può intervenire in tuo aiuto.

Ma nessun ambiente è sicuro al 100%. Statisticamente, si corrono più rischi cercando di attraversare la strada che non facendo arrampicata libera... Ma una tragedia in montagna fa più scalpore; l'essere investiti per strada  è considerata una cosa normale, una conseguenza accettabile del nostro modo di vivere, d'altronde non si può fare a meno delle automobili... Il mondo non si può fermare.
Comunque questo senso di inevitabilità non ci può esimere dal cercare di regolamentare  e costruire auto per rendere le strade più sicure.
Lo stesso deve essere fatto per il Trail.

La sicurezza è-dovrebbe essere  il punto focale per definire e regolamentare un evento Trail.

E di questo aspetto, tra gli altri,  è stato trattato al convegno “A tutto Trail”.
In questa prospettiva , è naturale che all'interno dell'ambito  UISP, la domanda importante non sia più “cosa è il Trail”, ma :
Il Trail è SPORT PER TUTTI?
Si e no.
Come si può stabilire questo?
Tramite alcuni parametri definiti all'interno di una scheda tecnica di sicurezza. E così, in base a questa scheda tecnica,  ne possono uscire tre profili: quei trail che possono essere affrontati da tutti senza rischi (short trail, easy trail, opentrail...); quei trail ai quali, per partecipare,  occorre essere muniti di una specifica dotazione tecnica , obbligatoria;  e trail – ultra- ai quali possono partecipare solo atleti che hanno una certo livello di preparazione ed esperienza.

Mi sembra sia stata adottata un impostazione giusta,  responsabile, che non suonerà certo come una novitàper molti trailer che frequentano il Forum di Spirito Trail, perchè frutto anche dei vari confronti di idee ed esperienze avvenuti in tale prezioso spazio.

Il  significato di questo convegno  non sé stato quello di piazzare una bandiera, di accaparrarsi la paternità del fenomeno Trail, ma di comprenderlo e accoglierlo secondo certe esigenze organizzative e legali. Un atto dovuto dalla Uisp nei confronti di tutti i suoi  dirigenti e tesserati. Un atto responsabile. E, da quel che ho potuto constatare , considerando chi erano i relatori presenti, quello che uscirà, a livello normativo, da questo e futuri prospettati convegni, è e sarà il frutto di persone che fanno trail, vivono di trail; che vi partecipano, che li organizzano.
Non certo di persone e/o sponsor che sono interessate a farne un business.

E , dulcis in fundo, Young Trail UISP : non posso che ammirare e invidiare – benevolmente – la passione, l'amore  per la natura,  per i bambini , che animano questo progetto.
Grazie, Helyos. Grazie da parte di quel bambino che vorrei essere per poter prendere parte a questo progetto: non tanto perchè penso che questo potrebbe fare di me un atleta migliore, quanto di sicuro un uomo migliore.


1 commento:

  1. bel post, pieno si spunti di riflessione
    ciao
    stefano

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