La struttura Endofit della tomaia crea una sorta di calzino - che include anche una linguetta poco imbottita - che avvolge l'avampiede, mentre le due placche laterali assicurano una presa ben salda, grazie anche al classico sistema di chiusura Quick Lace della Salomon. Buona l'imbottitura al collarino, curato il rivestimento interno. Il bordo posteriore del collarino ha una diversa conformazione rispetto ai classici modelli Salomon, con il pregio di vestire saldamente a contatto col tendine senza creare alcuna pressione od impedimento al movimento. L'intera tomaia è alta e avvolngete sul piede, ma ha un profilo di poco più basso rispetto ai modelli all-mountain Salomon; anche il reparto avampiede è meno chiuso intorno alle dita.
Alcuni tester hanno sofferto una certa pressione sul pollice nella parte interna della scarpa, alla giunzione del primo osso metatarsale, dove si alza il layer di rivestimento , già al momento della calzata; pressione che ha dato fastidio durante il movimento, per poi sparire col passare dei km, vuoi per una questione di abitudine percettiva, vuoi per una questione di adattamento del tessuto.
Traspirazione 4/5
Il tessuto della tomaia del “calzino” è morbido e fine, traforato, non presenta abbondanti imbottiture, e i rivestimenti protettivi laterali, non troppo estesi, lasciano respirare bene il piede, e permettono un buon drenaggio dell'umidità,
Protezione 4/5
Il tessuto che forma il puntale è ampio e rivestito con placche separate di TPU
Nell'intersuola è inserito il ProFeel Film in TPU, il piede non soffre le asperità del terreno. La calzata alta e fasciante impedisce l'entrata di detriti all'interno.
Peso 4/5
La scarpa veste in modo leggero il piede, sembra ancor più leggera rispetto a quanto dichiarato
Ammortizzazione 2/5
La gomma LT Musicale Eva va in comprensione in fase di appoggio, qualora si poggiasse di tallone, ma non si può dire che sia un atterraggio morbido: la Mantra, col suo basso differenziale tacco-punta, è progettata per favorire un appoggio di tipo mediale, non tanto di tallone.
Stabilità 4/5
Per quanto meno imbottita rispetto ad altre Salomon, e con una soletta di tipo più tradizionale, la Mantra garantisce la stessa sensazione di compattezza introno al piede, e non si scompone mai in qualsiasi tipo di situazione. La parte mediale dell'intersuola è ben rigida in senso trasversale, e la presenza dell'OS tendon nell'intersuola supporta l'azione della spinta del piede,
favorendo un immediato rilancio del passo, ma rende questa scarpa poco flessibile nella parte mediale, quando "copiare" il terreno aiuterebbe negli atterraggi più difficili, soprattutto in discesa.
Grip 3/5
Tasselli triangolari, non molto ampi e non molto profondi, ma ben diffusi, permettono un ampia superficie di appoggio, che favorisce il grip anche su fondi bagnati, purché duri o ben compatti, mentre risulta un po più problematica su terreni fangosi, se molto bagnati, dove si soffre l'assenza di tasselli più profondi che garantirebbero più stabilità, soprattutto trasversale, e si verifica un leggero effetto ventosa al tallone durante lo stacco, che può infastidire. Critica la tenuta laterale durante la corsa su pendii con fondo di erba o terriccio bagnato.
Conclusione
Una scarpa ben fatta, che si inserisce in quella tipologia di modelli vicini al "minimalismo",
senza rinunciare al comfort e alla protezione del piede, grazie ad un differenziale basso che favorisce atleti con corsa efficiente (non poggiata di tallone) e veloce, ed una spianta potente, per esprimersi al meglio sulla breve distanza, al massimo sulla maratona. La poca flessibilità mediale, tuttavia, non la rende adatta a chi - il barbaforte spinto - ha un passo molto poggiato sull'avampiede, anche a ritmi bassi.
La Transistor da poco non è più in catalogo Vasque, e la cui erede è la Vasque Pendulum , ma presenta quegli artifici tecnologici che sono adottati anche dagli altri modelli di questo Brand da noi poco conosciuto.
Vasque Transistor
Vasque Transistor - Sole
Con un intersuola alta 23mm al tallone e 13mm all'avampiede, questa scarpa presenta un assetto votato alla stabilità, riesce a trasmette la sensazione di stare -come dicono oltreoceano - “low to the ground”, bassi al suolo.
Questa propensione alla stabilità – che non significa, in questo caso, di “supporto” alla pronazione- è garantita dalla costituzione dell'intersuola, in gomma molto consistente , quasi rigida, che protegge il piede dalle asperità del fondo, non tanto “ammortizzando” gli urti, quanto “contrapponendosi” a questi.
La funzione di ammortizzazione a protezione del tallone dagli shock da impatto è effettuata da un sistema “meccanico” posto all'interno dell'intersuola, nella zona del tallone, che assorbe la caduta del peso corporeo al momento dell'appoggio.
E' un sistema calibrato, entra in funzione solo durante gli impatti energici che si hanno durante la corsa; niente a che vedere con quel tipo di ammortizzazione “accomodante” offerto da scarpe gommate, di cui si sentono i piacevoli effetti anche solamente stando in piedi.
Nella zona dell'avampiede , nella parte superiore dell'intersuola, è situato, in maniera trasversale e obliqua, un inserto di gomma morbida che assorbe l'impatto in appoggio del piede, seguendo la linea di flessione dei metatarsi, creando così una zona a maggior flessibilità che aiuta il piede nella transizione appoggio-stacco propulsivo.
Un altro inserto di gomma a minore densità è posta al tallone, giusto per assorbire il primo impatto in fase d'appoggio e non perturbare la struttura del resto dell'intersuola.
Altra particolarità dell'intersuola è che sporge rispetto alla tomaia, nella parte dell'avampiede, andando così a svolgere una funzione di “paraurti” contro gli ostacoli che si possono incontrare, soprattutto durante le discese.
Nonostante questo evidente sporgere , la pianta della Transistor non risulta essere più larga rispetto a quella di altre scarpe, né tanto meno la tomaia risulta essere stretta e scomoda: è infatti confortevole, ma non tanto nel senso di riuscire a coccolare il piede attraverso l'uso di imbottiture morbide e avvolgenti, quanto nel cercare di farsi sentire il meno possibile. La tomaia è molto fine, leggera e ben conformata all'avampiede, la curvatura in corrispondenza dell'alluce non è accentuata, il puntale non tocca in alcun modo le dita , o il dorso del piede; il mesh usato è quasi ruvido al tatto, resistente, ma non rigido; le imbottiture della linguetta, nella zona del collarino e della talloniera, sono minime, “compatte”. Il piede respira bene.
L'interno della scarpa è contraddistinto dalla mancanza di soletta: il piede poggia su uno strato di spugna molto densa, integrata alla tomaia, e che ricopre l'intersuola, seguendone la superficie di sezione dalla forma concava, e un profilo ondulato, ergonomico, il cosiddetto “Wave Form”, che segue la naturale conformazione del piede, e ne supporta , dove necessario, l'appoggio. La conchiglia al tallone ha una estensione ridotta in altezza, ed è molto flessibile, non disturba i tendini durante il passo. Il collarino chiude alto sul collo del piede, ma non tanto da infastidire il movimento.
Gli inserti sintetici rinforzano la struttura della tomaia, e quelli in gomma seguono il perimetro basso della scarpa e si connettono al sistema di allacciatura, di tipo classico. Tutte queste caratteristiche della tomaia permettono una tenuta salda del piede senza bisogno di stringere troppo l'allacciatura.
La stabilità di questa scarpa è confermata anche nell'uso: la suola presenta tasselli multidirezionali lungo tutto il perimetro, alti 3mm, ben distanziati tra loro, e una parte centrale con ampia superficie di appoggio; al tallone, in corrispondenza del crashpad, la suola è segmentata con profilo frenante, per garantire grip in fase di appoggio su terreni morbidi e umidi;
Il comparto suola-intersuola ha un comportamento affidabile, per niente gommoso, e soprattutto vantaggioso per il passo nelle discese su superfici compatte e su strade bianche. La placca protettiva nella zona dell'arcata è efficace anche come supporto della rullata, la Transistor è una scarpa che , grazie anche al suo peso di soli 306gr, favorisce un passo veloce e agile su tutte le superfici asciutte, temendo solo lastricato bagnato e il fango molto liquido quando crea un sottile strato su superfici dure. Evitare le superfici ghiacciate. Adatta a corridori agili e veloci , per percorrere medie-lunghe distanze, preferibilmente per esprimersi al meglio su percorsi molto corribili.
La New Balance MT810 è una scarpa da trail molto pesante , circa 387gr per taglia 44, pensata per corridori che impattano al terreno col tallone: il reparto suola-intersuola, in zona tallone, è alto 40mm, mentre nella zona dell'avampiede è alta 23mm; il differenziale di 1,7mm si addice quindi a quei corridori che, poggiando di tallone, hanno bisogno di un tallone dalle elevate capacità di assorbimento degli urti e di ammortizzazione– garantite dal sistema N-Ergy -e di sostegno per la rullata, cosa che la scarpa asseconda bene grazie alla mescola dell'intersuola, molto elastica, e alla presenza dello Stability Shank, ovvero di una parte della suola che, proprio nella zona dell'arco plantare, va ad inserirsi a sostegno dell'intersuola, funzionando come una leva che sospinge il piede durante la rullata.
Un intersuola molto elastica nella zona avampiede, di pianta molto larga, permette poi un comodo slancio. Da notare poi che nella zona del tallone è presente un inserto di poliuretano, dove dei “cuscini” contrapposti, in senso verticale, operano un ulteriore azione ammortizzante, rendendo la scarpa ancor più morbida e ammortizzante nella parte esterna; questa “morbidezza”, questo scompenso di rigidità – se confrontato con la parte interna del tallone – fa si che il tallone riesca a bilanciare/controllare un appoggio di tipo pronante.
A funzione di controllo dell'appoggio è stato anche aggiunto, nella parte esterna della talloniera - un sistema di allacciamento col quale poter stringere ancor di più la calzata , resa comoda da un abbondante imbottitura che avvolge una conchiglia molto rigida. La tomaia ha un profilo alto e molto fasciante, e gli inserti in pelle sintetica la irrigidiscono e fungono a mo' di esoscheletro garantendo molto sostengo al piede. Il sistema di allacciatura alterna occhielli e asole passa lacci, e nella zona del collarino sono presenti diversi occhielli offrendo un ampia modulazione per la stretta del nodo. La linguetta e molto fine, composta da un tessuto spugnoso che presenta ampi fori di areazione, ma purtroppo, per tutta la sua lunghezza, non è saldata alla tomaia, e questo non protegge il piede dall'eventuale infiltrazione di detriti.
Il mesh usato per la tomaia è molto traspirante e anche abbastanza resistente alle abrasioni, e il puntale offre molta protezione contro gli urti ma può risultare fastidioso, soprattutto durante le discese, a causa della forma, che va a chiudere sulla parte esterna dell'alluce , che si trova un po chiuso, mentre le altre dita non sono sottoposte ad alcun tipo di pressione.
La suola presenta un battistrada dal disegno molto aggressivo, con tasselli a forma di freccia, che , al tallone, presentano un profilo dal verso contrapposto rispetto a quelli all'vampiede, che favoriscono in fase di appoggio e offrono maggior grip durante le discese. Questa scarpa non teme i fondi morbidi bagnati, e nemmeno il fango: i tasselli sono ben distanziati tra loro, e questo permette un buon rilascio del fango.
Una scarpa che offre un buon livello di ammortizzazione e comfort al piede, che poggia anche su un a soletta in Eva molto spugnosa e dallo spessore di ben 0,6mm!!!
Adatta a corridori pesanti, per affrontare fino a lunghe distanze ad andature lente.
La NB MT 20 è un evoluzione del
modello MT10, rispetto al quale ha guadagnato molto in leggerezza e
in vestibilità, grazie ad una riprogettazione della tomaia, che
oltre ad essere dotata di un mesh ancora più leggero, morbido e
traspirante nella zona dell'avanpiede - dove è stato aggiunto anche
uno strato in gomma di rivestimento del puntale, per proteggere le
dita dei piedi - presenta dei rinforzi in materiale sintetico - non
più in pelle - la cui sistemazione è stata ottimizzata per
diminuirne la superficie ma aumentare allo stesso tempo l'efficienza
della loro funzione a sostegno al piede. La scarpa ne ha guadagnato
anche a livello estetico, perdendo quel suo aspetto rude, da
fuoristrada, per assomigliare quasi ad una scarpa da pista. Il
collarino adesso è più ampio, e la zona dell'avampiede ha perso la
curvatura verso l'alto che caratterizzava la MT10; questo ha
contribuito a modificare anche il tipo di appoggio del piede,
migliorando l'efficienza dinamica del passo al momento della spinta,
e la stabilità, soprattutto nei tratti in discesa. E anche grazie
all'eliminazione dell'occhiello passa-lacci sul dorso dell'avanpiede,
risulta più comoda, per quanto la scarpa vesta molto, troppo
precisa. Consigliato quindi un mezzo numero più grande rispetto alla
propria taglia.
Il reparto intersuola e suola della
Vibram, è rimasto invariato, con un differenziale tra avampiede e
tallone di soli 0,4cm;. Il grip è eccellente in qualsiasi
situazione. I tasselli tondi e concavi sembrano agire come delle
piccole ventose, la scarpa si aggrappa sulla superficie delle rocce
bagnate, trasmette sicurezza anche nelle discese affrontate a passo
veloce, stando comunque ben attenti a dove mettere i piedi perché
il puntale non è il massimo contro gli urti. Da una scarpa
minimalista, nata per trasmettere al piede tutte le sensazioni del
fondo, e da calzare preferibilmente senza calzini, non si può
pretendere certo protezione ..
Una scarpa ottima per introdursi –
gradualmente - al mondo delle calzature minimaliste, adatta sia per
camminare che per correre su tutte le superfici off-road ed anche
indoor, per allenarsi su treadmill e per sviluppare la
propriocettività; è adatta anche a chi soffre di leggera
pronazione.