lunedì 17 dicembre 2012

Treksta Evolution - Recensione / Review


La Treksta Evolution è una scarpa da trail progettata intorno al concetto 3D Nestfit: lo studio morfologico -statico e dinamico- di oltre 20000 piedi, ha portato a realizzare una scarpa dalla forma unica, ergonomica: il perimetro del puntale presenta una sagoma molto irregolare che segue la conformazione delle dita del piede, e, nella zona dell'alluce, non presenta la classica curvatura, ma si protende verso l'esterno.


La tomaia è costituita in un unico pezzo, e anche internamente presenta un rivestimento integrale. Gli inserti di materiale sintetico, sono posti nei punti di deformazione, non ostacolano le torsioni del piede durante il movimento e rafforzano la resistenza del mesh a usura e lacerazioni.

Il sistema di allacciamento segue l'andamento del collo del piede, e le asole passalacci – al posso dei classici occhielli - permettono di non creare punti di tensione; i bordi sono molto vicini, e questo permette di non tirare troppo i lacci per stringere la scarpa, che veste e sostiene il piede senza punti di tensione.
La soletta è costituita da tre diversi tipi di densità di Eva, per offrire il giusto livello di ammortizzazione e supporto.


La stessa attenzione ergonomica è stata applicata all'intersuola, composta di Eva Zero Gravity™ a densità variabile e dotata di un inserto in TPU al tallone per contrastare shock da impatto, e aumentare il supporto anti-torsione, a protezione della caviglia.

La Evolution, una volta indossata, si “forgia” intorno al piede, e proprio in conseguenza dei principi progettuali Nestfit, diventa -appunto- un Nido.



A contribuire al comfort offerto, non poteva mancare una suola che assicurasse un appoggio sicuro. La tecnologia Hyper Grips apporta elevate proprietà di resistenza all'abrasione e alla lacerazione ad una gomma elastica e dalle buone capacità di trazione; è dotata del sistema Icelock, un espediente che aumenta la trazione sul ghiaccio: microfilamenti con caratteristiche elettrostatiche sono posti nella mescola dei tasselli della suola, creando una superficie con tensione antiscivolo.



La Evolution non ha un profilo basso da scarpa racer, anzi, è più simile ad uno scarponcino: la tomaia è alta intorno alla caviglia, e questo può dar noia ad alcuni, come anche piacere ad altri, per proteggere e supportare la caviglia; la conchiglia al tallone è alta e rigida, il bordo superiore può farsi sentire, soprattutto in discesa, premendo contro il tendine, poco sopra il tallone. Dopo una quarantina di chilometri, questo effetto tende ad affievolirsi, fino a sparire.

La Treksta Evolution veste una mezza taglia più grande; ha una rullata molto fluida, l'intersuola filtra bene tutte le asperità del fondo: niente infastidisce il piede, che “galleggia” comodo nel suo nido, ben protetto dalla ingiurie, e rimane riposato anche dopo un lungo uso. Il comfort del puntale è eccezionale, le dita dei piedi sono ben alloggiate e protette. Il tallone ammortizza molto bene gli impatti e offre grande stabilità in appoggio.

Da notare il fatto che l'intersuola, all'avampiede , sporge sul lato esterno della pianta del piede: oltre a garantire un ottima tenuta sugli appoggi laterali, evita al piede di entrare a contatto con ostacoli, soprattutto nei tratti in discesa, dove può capitare di appoggiare il piede sull'esterno nei cambi di direzione.

Il grip, relativamente alla velocità di utilizzo che l'uso di questa scarpa pesante comporta (400gr taglia 44), è buono, anche su fondi bagnati e congelati ; in caso di fango, può capitare che la scarpa possa scivolare di tallone in fase di appoggio, ma quando l'avampiede prende contatto col fondo, la situazione torna sotto controllo.

Scarpa adatta a corridori pesanti con appoggio neutro che procedono gaudenti a ritmo lento.

Ammortizzazione 3/5

Stabilità 4/5

Protezione 3/5

Comfort 3/5

Grip 3/5

Peso 1/5

Traspirabilità 3/5


   
Treksta Evolution

Treksta Evolution



domenica 16 dicembre 2012

New Balance MT110 - Recensione



4mm: è la misura del differenziale tallone-avampiede, caratterizza la MT110 come scarpa “minimalista”, adatta ad un tipo di corsa stila barefoot. Ma questa scarpa gode anche dei benefici di una intersuola alta, 18mm al tallone, caratterizzata da un suola divisa in tre sezioni, composta da una gomma più rigida nell'avampiede e tallone, caratterizzata da tasselli molto aggressivi, dal profilo tagliato nel senso della corsa, in zona avampiede, nel verso contrario nella zone del tallone, per fornire maggior grip nella fase di spinta o grip frenante in appoggio di tallone; ottima la tenuta su terreni friabili e fangosi, e la stabilità in discesa L'impostazione del reparto intersuola-suola è più volto alla protezione per il piede, che all'ammortizzazione degli shock da impatto.
Nell'avampiede è anche inserita una placca protettiva contro le asperità del fondo, e la talloniera presenta un guscio di supporto in plastica, posto all'esterno della tomaia. Una scarpa molto convenzionale, nell'impostazione, adatta a chi vuole una scarpa dotata di una buona capacità ammortizzante e protettiva, e i benefici di un differenziale basso che permette maggiore stabilità e minor stress alla caviglia, sottoposta ad un lavoro affaticante nella corsa off-road.
Quel che colpisce in questa scarpa è la tomaia, completamente costituita da un tessuto sintetico traforato,. Scelta inusuale per una scarpa moderna, soprattutto considerato che si tratta di una New Balance, che di solito adopera tessuti molto leggeri, quasi dei veli, per le sue scarpe di impostazione minimalista. Questo invece è molto “solido”, molto supportivo, il che può essere un fattore molto importante per l'uso su distanze “ultra”. L'interno è discretamente imbottito, tutto rivestito, discretamente traspirante, rende questa scarpa molto comoda anche nell'uso senza calzini.
Il sistema di allacciatura e a classici occhielli, con lacci a sezione differenziata, che garantisce una miglior tenuta dell'allacciatura.


Ammortizzazione 2/5
Stabilità 3/5
Protezione 3/5
Comfort 4/5
Grip 3/5
Peso 3/5
Traspirabilità 3/5

sabato 15 dicembre 2012

Salomon Fellcross - Recensione






Salomon Fellcross è una scarpa sviluppata per permettere all'atleta la performance miglior sui terreni più morbidi e scivolosi: molto leggera – 265gr circa per taglia UK 8 1/5 – senza per questo che abbia dovuto rinunciare all'altissima qualità dei materiali e agli standard costruttivi soliti del brand francese.
Costruita sullo chassis della Speedcross, ma un pelino più stretta di pianta, e più dritta nella forma della tomaia. Presenta un differenziale molto più basso: 4mm, con un'altezza al tallone di 20mm, contro un differenziale di 11mm e i 29mm al tallone della Speedcross.
Tuttavia queste misure non sono da intendersi come un impostazione “minimalista”della Fellcross: per quanto super-leggera, per quanto presenti un differenziale molto basso, questa scarpa è in tutto e per tutto una Salomon, ovvero una scarpa che protegge al massimo il piede, che lo avvolge in maniera salda, questo anche grazie alla presenza di una soletta Ortholite dotata di un appendice gommosa perimetrale – rimovibile – che funziona come una guarnizione tra piede e tomaia, formando un blocco unico scarpe-piede; è una scarpa che non cerca di trasmettere sensibilità del fondo,  “confidenza” col terreno, ma vuole “semplicemente” sottometterlo!
Quindi, misure minime, ma non una scarpa minimalista.
Piccole,  impercettibili differenze che determinano una diversa disposizione  della Fellcross rispetto anche agli altri modelli Salomon. Sia per quanto riguarda la destinazione d'uso, che il profilo dell'utente: atleta col piede di larghezza stretta/media,  molto veloce,  leggero, più agile che potente, che lascia andare le gambe in discesa, e quindi ha bisogno di una scarpa  che lascia libera la caviglia di lavorare nelle migliori condizioni possibili per affrontare gli stress da torsioni che si hanno su un fondo molto tecnico. Per ottenere questo è stato adottato il differenziale così basso che permette maggior controllo.
E per quanto riguarda l'uso non c'è da andar a cercar tanto lontano, se non altro che verificar il detto romano “Nomen Omen”: un nome, un destino. 



Fellcross:  tipologia di corsa off-road il cui fondo varia dalle pendici erbose, ai sentieri  di campagna fangosi,  fino alle creste rocciose. Gare di pochi chilometri, da correre a perdifiato.
E' su questi terreni che la Fellcross esprime la sua natura. I suoi piccoli tasselli a forma di chevron, alti 7mm, artigliano il fondo non compatto; la mescola del battistrada permette ai tasselli  una elevata flessibilità.  La loro dimensione e disposizione,  impedisce al fango di restare attaccato al battistrada, e le dimensione stretta della pianta permette al piede di poggiare e staccare  senza problemi di invischiamento col fondo -se fangoso - favorendo una corsa veloce e agile. E grande stabilità: prendete un argine del fiume, sotto la pioggia battente, con erba e terra bagnata, e iniziate a risalirlo seguendo una diagonale fino alla cima, poi svoltare e riscendere sempre in diagonale per virare poi di nuovo in risalita: per quanto in contro-pendenza su superficie scivolosa e instabile, non c'è momento in cui sentirete andare via il piede in fase di appoggio o in fase di spinta, persino nel momento del cambio di direzione, momento più critico della corsa.

La tomaia offre gran sostegno al piede, ed il puntale una protezione totale. Questa scarpa non offre la sensazione di comfort dovuta ad un alto livello di comodità, quanto uno stato di avvolgente protezione. La soletta trasmette al piede una sensazione di poggiare sul morbido, ma l'intersuola non ha la caratteristica di essere comodamente “assorbente”, quanto ha ottime doti di rebound, che permettono una corsa molto reattiva e istintiva. Il tessuto sintetico è idrorepellente, permette di evitare infiltrazioni di umidità in caso di fondo bagnato (ma se piove, l'acqua entra comunque dal collarino) e comunque consente una discreta traspirabilità. La linguetta è un tutt'uno con la tomaia e il sistema di allacciamento Quicklace  Salomon  - ovviamente - non cede mai la tenuta. La tolloniera e il collarino sono molto avvolgenti, forse un po troppo alta l'appendice a contatto col tendine. 



Una scarpa molto performante, adatta anche uscite sulla distanza dei 60-70km, ai piedi di corridori veloci ed efficienti che non necessitano di una scarpa ammortizzante.

Ammortizzazione  2/5
Stabilità 5/5
Protezione 5/5
Comfort 3/5
Grip 5/5
Peso 4/5
Traspirabilità 3/5

mercoledì 5 dicembre 2012

Inov-8 eX-Talon Vs New Balance MR00


Talon è l'artiglio di un rapace, e proprio su questa analogia si basa il nome della scarpa da trail Inov-8 X-Talon, la cui suola è contraddistinta da dei tasselli molto profondi e caratterizzata da un elevata capacità di grip.

Prendete un seghetto e potate quesi tasselli e otterrete così una scarpa con una suola da strada: come battezzarla? beh, EX-Talon...


 E' così che ho ricilato una scarpa la cui tomaia usurata mi impediva di usarla sui fondi off-road, per destinarla così ad un uso più tranquillo.
Ho ottenuto una scarpa minimalsita con un differenziale di 3mm  e con livello 1 di shock-zone.
Ho voluto confrontarla con la mia scarpa minimalista stradale preferita: le New Balance MR00.
Ottimo feeling al piede, in entrambe. Ma con qualche differenza non da poco.






Asportando i tasselli,  il peso della eX-Talon è sicuramente sceso di una ventina di grammi, per cui risulterebbe essere inferiore ai 180gr della MR00, ma è una differenza impercettibile.
I tre millimetri di differenziale delle eX-Talon non si percepiscono da fermo, la gomma molto morbida  - più spungosa di quella delle MR00 - va in compressione sotto il peso del corpo. Avevo sempre giudicato questa intersuola come quella che più di tutte riesce a trasmettere sensibilità del fondo al piede. Ma per quanto più morbida, l'inersuola viene "strutturata" dalla presenza  di una suola che si estende per tutta la sua lunghezza, e che grazie alla presenza della "fascia bend", la rende più "tesa" e reattiva. Questo lo si percecipsce ben durante la corsa.



E durante la corsa il feeling del passo è diverso: molto più racer per le eX-Talon, e questo anche grazie ad una tomaia più strutturata, grazie agli ovelayer lungo i lati ed un allacciatura tradizionale che stringono la scarpa sul piede, mentre la MR00 risulta pià "rilassata".  Per quanto la superficie della pianta sia la stessa, la forma dell'avampiede è molto differente: più lungo stretto e raccolto per la eX-Talon, più ampio quello della MR00.




Inoltre la tomaia della eX-Talon avvolge più in alto il collo del piede, mentre è identica l'altezza del collarino intorno alla caviglia, ed anche la talloniera, anche se la eXtalon garantisce una maggior tenuta.




Da notare anche che al tallone la superficie d'appoggio della eX-Talon è più ampia, e presenta uno sbalzo , assente sulla MR00.

Insomma, due scarpe assolutamente "barefoot", ma con un anima diversa: corsaiola le eX-Talon, passista le MR00.

lunedì 26 novembre 2012

Montrail Masochist - Recensione

La Masochist è un modello uscito nel 2009, e da allora non ha subito sostanziali modifiche, se non nel 2012, con  il lancio della seconda versione, che si differenzia dalla precedente  per scelte cromatiche che interessano tomaia, suola e intersuola,  una placca protettiva sotto l'arco del piede che adesso è fatta di un materiale meno rigido rispetto alla precedente versione, e la presenza del Fluid Post nella parte interna della pianta per supporto pronazione.


La tomaia della Masochist è in  tessuto Vel,  apprezzabile per essere molto traspirante,  e resistente;  la tomaia ha un profilo molto basso,  a forma di banana,   con avampiede raccolto, che veste  avvolgente, ma senza pressioni, intorno alle dita;  il collarino  basso e  ampio e la  talloniera molto larga e generosamente imbottita, con una conchiglia di supporto non invadente,   rendono questa scarpa molto confortevole .  La tomaia presenta  inserti  di rinforzo che sono integranti al sistema di asole passa-lacci che consentono una allacciatura priva di pressioni sul dorso del piede,  e che assicurano una vestibilità da guanto. In particolare, è da notare che le asole poste all'altezza mediana sono più  distanziate tra di loro, ed in quel punto la linguetta presenta un maggior imbottitura, soluzione che permette di evitare punti di pressione sul collo del piede quando si vuol stringere bene la scarpa , cosa comunque non necessaria perché, grazie alla sua forma e all'imbottitura abbondante, questa scarpa veste molto bene, soprattutto nella parte interna del piede, dando una sensazione di ottima capacità di supporto, molto gradita  a coloro che soffrono di un appoggio pronatore. L'ampia imbottitura ha però l'effetto negativo di trattenere l'umidità. L'esteso  puntale con doppio strato di rivestimento in materiale sintetico assicura massima protezione alla dita dei piedi contro gli urti. L' intersuola è in mescola Eva che  ha la caratteristica di essere più reattiva che ammortizzante, e al cui interno, per tutta la sua estensione,  è inserito una placca “anti-roccia”, leggera e flessibile.  La parte mediale interna presenta un classico sistema di pronazione, costituito da  un inserto di gomma  Eva a maggior densità ,  che comunque non infastidisce calzata e corsa di chi ha appoggio neutro. L'intersuola presenta un  differenziale tra avampiede  e tallone di 1cm (27mm di altezza al tallone, 17mm di altezza in zona avampiede), caratteristico delle scarpe orientate più alla performance in fatto di velocità,  che non orientate verso l'ammortizzazione , specialmente per coloro che appoggiano di tallone;  la Masochist è adatta per competere nelle Skyrace, ma anche nelle lunghe percorrenze,  è  molto versatile,  si adatta ad ogni situazione di fondo, grazie alla sua suola in Gryptonite  dal disegno molto singolare, con tasselli dalla forma lamellare, con dentatura orientata multi direzionalmente, che assicurano una presa sicura, cedendo d'appoggio solo in caso di fondo ghiacciato, o su lastricati bagnati , quando, durante la corsa, si può perdere trazione all'avampiede se si diminuisce l'intensità della forza di spinta, oppure si tenti di rallentare poggiando sul tallone, specialmente in discesa, andando incontro alla più classica delle scivolate: di sedere.



Molto interessante anche il disegno della suola in zona tallone: presenta una “spalla” costituita da denti inclinati lateralmente, la cui funzione è di evitare scivolamenti laterali in fase appoggio su fango e neve bassa.  Occorre prestare attenzione a non poggiare la parte dell'arco mediale lateralmente e con pianta inclinata (cosa un po rara ma possibile) su pietre, perché questa zona è rivestita di gomma solo nella parte centrale, e si può correre il rischio di perdere aderenza.
Il disegno del battistrada, unito al basso valore di differenziale dell'intersuola , rendono questa scarpa molto stabile. La struttura del reparto suola-intersuola protegge molto bene il piede dalle asperità, non tanto per la capacità di assorbimento della gomma, quanto per quella protettiva. La pianta del piede resta riposata dopo chilometri e chilometri di fondi accidentati. Niente a che vedere, quindi, col piacere di patire le sofferenze, come indurrebbe a credere il nome, che si riferisce alla Mountain Masochist 50miles, sulle Blue Ridge Mountains della Virginia.
Questa scarpa è adatta a corridori  con appoggio neutro o moderatamente  pronante ,una corsa efficiente, ma non  necessariamente   veloce, e che non ha quindi bisogno di tanta ammortizzazione passiva; adatta anche per  affrontare anche lunghissime distanze (è la scarpa preferita da Geoff Roes per affrontare le 100miglia..),  con una scarpa molto protettiva  che ha nella leggerezza (306gr) e la reattività i suoi punti di forza.


Ammortizzazione  3
Stabilità 4
Grip 4
Protezione 5
Traspirabilità   3
Comfort 5
Peso 4

sabato 17 novembre 2012

La Sportiva Abbigliamento Trail Running

http://apparel.lasportiva.com/apparel_mans.html#.UKf4koajJe7

La Sportiva Synopsis Vest



La Sportiva Synopsis Jacket


La Sportiva Stratos Vest


La Sportiva Adjuster Shell Jacket



La Sportiva Voyager Jacket


La Sportiva Lux Jacket


La Sportiva StormFighter Goretex Jacket



B2R Performance Shoes

CORSA NATURALE - B2R Performance Shoes

B2R (Born2run) Performance Shoes http://www.born2run.com
Niente a che vedere con Christopher McDougall, il progetto appartiene a Eric Orton.
Scarpa che pesa intorno ai 195gr, con un apparato suola intersuola alto 13.5mm, una soletta interna rimovibile altra 3.5mm, ed un differenziale di 0mm. Da notare la divisione dell'avampiede in due sezioni, quella per l'alluce e quella per le altre dita, non certo una novità, visto che le prime scarpe Onitsuka Tiger erano fatte proprio così, e negli anni scorsi Nike ha ripreso questa soluzione per un modello di scarpe/sandalo da passeggio estive, e le Brooks Pure presetano un accenno a questa soluzione, che svincolando il movimento del pollice, dovrebeb garantire maggiore stabilità.






.

martedì 13 novembre 2012

Platypus Origin 9





La serie Origin della Platypus è costituita da diversi modelli, ideati per varie attività outdoor: trekking, trailrunning, mountanbike. Ogni modello è denominato con un numero, che ne indica la capienza. Ogni zaino è disponibile in tre colori: verde, blu, nero. E' prodotto in un unica taglia.
Abbiamo deciso di testare il modello “9 “ perché riteniamo che, grazie a questa capacità di carico, sia lo zaino più adatto per l'attività del trail running, soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo nelle gare con lunga percorrenza, e in situazioni in cui il tempo è instabile e occorra portare con se un cambio abiti, o avere uno zaino capace di contenere gli “strati” di cui occorre liberarsi. Nonché un abbondante riserva idrica e alimentare.
Questa serie di zaini ha ricevuto nel 2011 l'onorificenza “Editor’s Choice Award” dal magazine inglese “Outdoor Enthusiast”, per le sue doti di comfort e versatilità di utilizzo. E per una sua dote unica, che risulta molto importante in un paese dove piove frequentemente: lo zaino Origin è costruito con un tessuto impermeabile, come quello usato per le giacche antipioggia, e con zip saldate , anche queste a prova d'infiltrazione, per cui è adatto ad affrontare condizioni di pioggia senza che il contenuto rischi di bagnarsi. 


 
Lo zaino pesa 497 gr. La sacca idrica , inclusa, dalla capienza di 3L, sempre prodotta dalla Platypus, pesa 164gr. Lo zaino presenta diverse opzioni dove far passare il tubo di rifornimento: sul bordo superiore, per passare sopra gli spallacci; da due fessure poste dietro le tasche della cintura.
Una volta indossato, si può apprezzare che gli spallacci sono ben fatti, larghi e ben imbottiti, risultano molto comodi per le clavicole. Sono lunghi, forse troppo, per cui , per persone con statura sui 170cm, occorre tirare al massimo le cordicelle di regolazione, perchè gli spallacci possano vestire precisi. All'estremità inferiore degli spallacci, guaine di tessuto formano tasche aderenti: in quella dello spallaccio sinistro si trova il fischietto, fissato, tramite una cordicella, ad un occhiello nascosto nella tasca. 


 
Una volta regolate misure di cintura vita e cinturino degli spallacci, e partiti a correre, si può notare che lo zaino, sia vuoto che a pieno carico, non “balla”, rimane incollato alla schiena; questa stabilità è dovuta alla vestibilità dello schienale, sul quale sono stati inseriti dei pad di un materiale che al tatto sembra lattice, e sui quali sono praticati fori di traspirazione. Questi pad sono rivestiti in tessuto, sono larghi, alti e ben posizionati, e si estendono per tutta la lunghezza del pannello, e permettono una ottima areazione della schiena, nonché evitano che il carico vada a contatto con la spina dorsale. Il pannello schienale BioCurve è stato studiato secondo parametri di ergonomia, e insieme agli spallacci garantisce sempre il massimo comfort.
La sua lunghezza è di 43cm, il bordo inferiore può andare a poggiare sotto la zona lombare a chi ha statura inferiore ai 170cm. 

 
La capienza dello scomparto esterno, apribile tramite zip con doppio cursore, permette di stiparvi molti oggetti: un baselayer, una maglia di pile, pantaloni lunghi, calzini di ricambio, un paio di guanti e un buff. Inoltre vi è una tasca in rete con zip e gancio per chiavi, dove potervi riporre il portafoglio e vari documenti.
Nello scomparto interno, dove è alloggiata la sacca idrica, si può stipare un telo termico, una eco-tazza, una confezione di cerotti per vesciche, un mini kit di pronto soccorso e una lightstick di emergenza.
La tasca esterna è costituita in materiale elastico: può risultare comodo per riporvi oggetti che occorre avere a portata di mano, senza che questi possano uscire accidentalmente; oppure vi si può riporre la giacca antipioggia quando occorre togliersela di dosso, evitando così' di metterla all'interno dello zaino a bagnarne il contenuto. Le tasche laterali della cintura, senza chiusura a zip, sono abbastanza elastiche da potervi riporre il telefono cellulare, la macchina fotografica , una pila frontale, il GPS, il roadbook, barrette alimentari e gel .
Ai bordi della tasca esterna ci sono due occhielli tramite i quali si può fissare il casco da bicicletta. Inoltre , pochi centimetri sotto i marchi Platypus, sono presenti delle fessure alle quali si possono agganciare luci di posizione, utili quando si va in bicicletta. 

 
Lo zaino presenta finiture curate nel dettaglio, offre una sensazione di alta qualità produttiva e grande robustezza.
Da aggiungere inoltre la praticità della vescica idrica, il cui tipo di apertura permette di lavarla facilmente.
Il prezzo dello zaino si aggira sui 90euro.

lunedì 5 novembre 2012

3a L'Eroica Running 04.11.2012

L'Eroica Running 2012








Mi ero preparato bene per questa gara, finalmente ad ottobre sono riuscito ad
allenarmi con regolarità, avendo superato i problemi di anemia che mi avevano
afflitto nei mesi precedenti. Un mese di allenamenti seguendo attentamente i
ritmi dettati dal cardiofrequenzimetro , per impostare un ritmo che mi
permettesse di correre sulle lunghe distanze senza affaticarmi troppo, senza
consumare troppe energie, un ritmo di allenamento sui 6min al km, per poi
arrivare ad impostare un ritmo gara più blando, correndo in pianura e
camminando le salite.
E così ho fatto.
Si parte da Prato. in macchina con Daniele ci sono i fratelli Vizzini.
Piove a Prato. Ma non è così a Gaiole. E' nuvoloso, ma la temperatura è
tiepida, un po di nebbia nelle valli Una tipica stupenda giornata d'autunno
Sono le 8, si parte con 10 min.  di ritardo, un numeroso gruppo di
partecipanti, chi per fare 21km, chi 42, e chi 65. Il mio obiettivo era proprio
la 65, ma con riserva , che se le gambe non girassero, al bivio al 21imo km, di
optare per la 42.


I primi km sono un po legato, i polpacci duri, procediamo lenti, io e Daniele,
in fondo al gruppo,  i primi 5 km d'asfalto , durante i quali inizio a soffrire
di uno strano problema ai piedi, sento formicolio alle piante dei piedi ho
ipotizzato che l'origine fosse non tanto la scarpa (ho indossato per la prima
volta le Altra Superior), quanto una cosa che ultimamente non ero abituato ad
utilizzare correndo: i calzini! me li sono tolti,  ed il problema è passato. 
Di li a poco si sono sciolti anche i polpacci, e ho iniziato a godermi il
passo che stavamo tenendo. Al quinto km si abbandona l'asfalto,  e incontriamo
la strada bianca che ci fa attraversare paesaggi collinari del chianti.
Incontriamo anche Fedele, Donatella e Salvatore sono parecchio più avanti. Il
tempo r5egge bene, ogni tanto si sente un po di quella pioggerellina fine fine,
ma è più il sudore a bagnarci!
Proseguiamo con passo adagio , ogni 5 km c'è un ristoro, non c'era poi bisogno
di portarsi dietro gel o barrette energetiche. La segnaletica è essenziale, ma
è impossibile sbagliare.
Al ristoro del 25imo km, Daniele si ferma qualche minuto in più per seguire la
sua strategia, io proseguo, fermami troppo rischio di freddarmi, sono bagnato
di sudore. Proseguo solo, mi metto gli auricolari, ascolto a basso volume di
Ozark Mountain Daredevil, musica country-folk, ottima colonna sonora lungo
queste strade immerse in questi panorami.
Accelero un po il passo, le gambe girano bene, passo di ristoro in ristoro che
nemmeno me ne accorgo, arrivo al ristoro del 40imo in 5 ore! me la sto
godendo,  è dalla Ronda Ghibellina che non raggiungevo questo chilometraggio, inizio a sentire un po di pesantezza alle gambe, decido di procedere un po camminando,
per dare un po di riposo alle gambe, la strada è ancora lunga; un paio di km e
m'aspetto di esser ripreso da Daniele, mi guardo indietro ma non lo vedo;
riprendo a correre, per superare la soglia dei 43 correndo: 5h25m! E poi,
proprio nel momento della mia piccola soddisfazione, nel momento dell'ebrezza,
arriva inevitabile la punizione divina.. durante un tratto in salita, la coscia
destra si contrae procurandomi una fitta! ohi-ohi! spero che sia solo un passo
falso, e invece ogni appoggio mi procura una fitta al muscolo nella parte
interna poco sopra il ginocchio.. smetto di correre e procedo camminando, ma
non passa,  Anzi: mi ritrovo a zoppicare.  E vado avanti, soffrendo, sperando
che camminando passi, ma non è così, anzi, camminando perdo calore, la
muscolatura si irrigidisce, e inizio anche a sentirmi stanco... aumenta la
depressione, e aumenta la sensazione di stanchezza.. è un circolo vizioso:
capisco la situazione, decido di fermarmi e riposarmi, appena trovo un punto
coperto dalla brezza del vento, e per fortuna un muricciolo dove mi siedo e
allungo le gambe, faccio un po di stretching,  aspetto che arrivi Daniele; 
passano venti minuti, e finalmente arriva, mi alzo, riprendo a corricchiare, ma
non vado tanto avanti, al ristoro successivo, mentre sto in piedi a bere,
sposto il peso sulla gamba destra,  la coscia si contrae, ho un principio di
crampi... 

  

Gli altri ripartono corrichiando, io cammino, e dopo un po trovo un
passo di corsa caricando tutto sulla gamba destra, ma dopo un paio di km sento
che sto sovraccaricando, riprendo a correre in maniera normale, passo
lentissimo, ma poco dopo ho i crampi alla gamba destra...  passati i crampi
riprendo a camminare, guardo l'orologio, calcolo che camminando potrei arrivare
al traguardo entro il tempo massimo, sono 15 km in 3 ore... Arrivo al prossimo
ristoro, sono stanco, decido di sedermi 5 minuti, mi rialzo, cerco di
camminare, ma la gamba destra non va, sto fermo in pieni, mi raffiguro
mentalmente quegli ultimi 12km, avendo studiato il profilo altimetri, ci penso
su, e mi dico che quegli ultimi km sono troppi, e non penso che ne valga la
pena. A malincuore decido di ritirarmi.  

L'album completo ad alta risoluzione:



venerdì 2 novembre 2012

Thunderbird Energetica - Barrette Energetiche Naturali

SPIRITO TRAIL • Leggi argomento - Thunderbird Energetica - Barretta






Ho scoperto questo prodotto . Direte, che sarà mai, un'altra berretta energetica...
E' fatta completamente con prodotti naturali, senza glutine, senza zuccheri aggiunti e con un involucro biodegradabile (certo, questo comunque non giustificherebbe il fatto di gettarla in mezzo alla natura, ma se la buttate nei vasi delle vostre piante, fa concime!) .

Mi piace l'idea che è fatta in modo artigianale, e non da un grande produttore alimentare/medico. Frutto dell'esperienza di due atleti impegnati in sport di endurance.
Una bella storia, di quelle "il sogno Americano".

E poi hanno un buon sapore, son facili da digerire, senza i soliti turbo-effetti collaterali....



.

martedì 30 ottobre 2012

venerdì 12 ottobre 2012

Giacche Impermeabili & Traspiranti per il Trail

SPIRITO TRAIL • Leggi argomento - Vetrina Giacche Impermeabili Trail



 Tessuti Impermeabili e traspiranti

Negli ultimi tempi, sono stati inventati un bel po 'di nuovi tessuti impermeabili traspiranti. Abbiamo Mountain Hardwear DryQ, Neoshell Polartec, Columbia Omni-Dry, e Active Shell di Gore.
Perchè, dopo 25 e più anni in cui tutti erano completamente contenuti col Gore-Tex (con solo pochi individui intelligenti che sono passati a eVent), improvvisamente il mercato non è più soddisfatto con lo standard del settore? Ci sono tre ragioni principali:

1) La traspirabilità del Gore Tex è una schifezza. Ci dispiace, Gore, ma non importa il numero di risultati dei test che rilascia , non sono la verità. Sì, è possibile garantire che i vostri prodotti sono impermeabili, ma lo sono anche Silnylon, il nylon poliuretano rivestito, Marmot MemBrain, Mountain Hardwear Conduit, Lowe Triplepoint, HyVent North Face, Stoic Bombshell e Vaporshell, Patagonia H2No, Cloudburst Cloudveil .... Il fatto è che Gore si progetta i test che pubblicizzano, al fine di mettere la loro tecnologia in una buona luce, e anche allora, spesso si contraddicono, o non hanno alcun senso in un contesto più ampio. La loro prova principale, il test RET, determina quanta acqua viene mantenuta quando una patch di tessuto è posto sopra una piastra di Petri pieno d'acqua, e lasciato per un certo lasso di tempo. Gore si vantava che per gli standard RET, il loro tessuto Paclite era il tessuto più traspirante ( prima del rilascio di Gore Active Shell), ma con il loro altro test, il MVTR ( Velocità di trasferimento vapore e umidità, un test che determina la quantità di umidità può diffondersi attraverso il membrana in un periodo di 24 ore), Pro Shell è quasi il 70% più traspirante rispetto Paclite. In sostanza, lo standard industriale per traspiranti impermeabili nel corso degli ultimi 25 anni lo ha fatto lor perché erano stati i primi, e avevano la capacità di marketing per rimanere in cima.
2) Le aziende sono stanchi di pagare royalties a WL Gore and Associates, perchè questo marchio le aiuti a vendere , mentre usando tecnologie proprietarie hanno un maggior guadagno
3) Mentre il consumatore medio pensa l'equivalenza Gore-Tex=abbigliamento impermeabile ,i consumatori informati stanno diventando sempre più consapevoli della inefficienza di questa tecnologia, e sono stufi delle aziende che affermato di essere il migliore usando quella tecnologia obsoleta e inefficiente.


I tessuti Impermeabili traspiranti utilizzano la stessa tecnologia di base: una membrana che ha milioni di piccoli fori che sono abbastanza grandi per far uscire il vapore acqueo , ma abbastanza piccolo per non far penetrare le molecole d'acqua e. Questo è ciò che Gore ha presentato con l'originale Gore-Tex negli anni settanta. Quello che non viene detto è che la membrana originale ha smesso di funzionare molto rapidamente, perché intasato di sudore e sporcizia. A causa di questo, Gore è stata costretta a proteggere la membrana con un sottile strato di poliuretano che non presenta quei piccoli fori.
Questo ridusse la traspirabilità al vapore acqueo perché doveva diffondersi prima attraverso il poliuretano poi viaggiare attraverso quei piccoli pori nella membrana. Il concetto alla base eVent, , è che creando una membrana che naturalmente resistente alle sostanze oleose, lo strato di PU non è più necessario, e una piccola quantità di flusso d'aria è stato consentito attraverso la membrana trasferendo una quantità significativamente maggiore di umidità . Ci sono voluti circa dieci anni a prendere piede, ma alla fine, un sacco di aziende stanno facendo le proprie membrane; l'unica eccezione sia ha con il nuovo tessuto Gore Active Shell, che è semplicemente la stessa membrana Gore è stato usato per anni, ma con meno collante tra esso e uno strato sottile di poliuretano a protezione della membrana.

Gore Active Shell è molto meglio di qualsiasi Gore è uscito in passato, ma delle nuove WaterProof / Breathebilty tecnologie è ancora il peggiore. Del resto, Mountain Hardwear DryQ, Columbia Omni-Dry e Polartec Neoshell sono in cima al mucchio. Usano membrane altamente strutturate che consentono il maggior numero di pori possibili su una determinata area, che si traduce in una maggiore traspirabilità. Mountain Hardwear ha recentemente acquistao la tecnologia eVent, e, di conseguenza, il loro tessuto DryQ prende quella membrana, la circonda con tessuti appositamente progettati. Questa membrana viene coperta di politetrafluoroetilene (PTFE), ma trattata in un processo per renderla oleo-fobica, migliorando così la resa della tecnologia eVent. Mentre alcuni di questi nuovi tessuti sono migliori di altri, tutti battono lo standard del vecchio Gore Tex Pro Shell (o Paclite).
Quanto detto è tutta teoria, basata sulla meccanica del tessuto, mentre nella vita reale ci sono fattori che possono contare di più, quali il peso del tessuto, differente per attività d'uso


Differenze

Le differenze tra Goretex ed eVent (da cui derivano DryQ e altri antagonisti, come Stoic Vaporshell) entrambi basati sul PTFE, politetrafluoroetilene, il polimero del tetrafluoroetene:


Il GORE-TEX è costituito da una membrana bi-componente, il PTFE. Funziona un po 'come la pelle, con oltre 9 milioni di pori microscopici per pollice quadrato, tutti i 20.000 volte più piccoli di una goccia d'acqua. La dimensione dei pori è ancora 700 volte più grande di una molecola di vapore acqueo, e consente al gas e al calore di essere rilasciato. Una copertura oleosa e traspirante è integrata nella membrana GORE-TEX (in grado di respingere liquidi, oli, cosmetici e sporco). Il PTFE è protetto internamente da uno strato di PU. Il vapore corporeo quindi viene a contatto con questo strato di PU, si condensa e viene spinto attraverso i pori grazie alla spinta causata dalla pressione di altro vapore corporeo. Una volta passato sulla superficie esterna, ri-evapora per effetto della conduzione termica attraverso il tessuto.
Quindi, all'interno si soffre il caldo e questo produce ancor più sudorazione e condensa... Motivo per cui il Goretex risulta deludente se applicato a capi di abbigliamento dedicati a sport in cui si ha molta mobilità e produzione di calore.


L' eVent è un tessuto poroso attraverso il quale il sudore va all'esterno in un unico passaggio; questa tecnologia è denominata Direct Venting Technology. Il PU è "iniettato" solamente nei pori del PTFE, e non come uno strato uniforme a copertura e protezione dell'eVent
Ciò significa che eVent è tecnicamente più traspirante, e quindi più veloce da asciugare, di GORE-TEX. E 'più fresco, all'interno, in quanto consente una migliore dissipazione del calore.
La mancanza dello strato protettivo omogeneo in PU rende necessaria una maggior cura del tessuto eVent, per cui i capi dovranno essere lavati più spesso, perchè non si perda l'efficienza.