Scarpa Trail Running Montrail Badwater
Traduzione e raissunto di una recensione di Tom Caughlan pubblicata sul sito "I Run Far"
"Recensione Montrail Badwater"
















Articolo pubblicato sul numero di Marzo 2011 di MBA Italia
Approcciamo questa volta in modo diverso nella sostanza, più che nella forma, l’annosa (per alcuni... noi le idee le abbiamo molto chiare in proposito) questione di quali ruote siano meglio tra quelle da 26”, che esistono fin dall’alba della nostra storia, e le più recenti da 29”. Lo facciamo mettendoci nei panni non di chi debba fare questa analisi ma semplicemente decidere quale tra due bici (altrimenti identiche) comprare, una volta entrato nel salone di un concessionario ben fornito!
La scelta è caduta su uno dei marchi più diffusi ed apprezzati nel nostro mercato, Cannondale, visto che nel proprio valente catalogo annovera anche una bici come la Trail SL 2 proposta sia con ruote da 26 che da 29 pollici.
Le Trail SL 2 sono front pensate per fornire un prodotto affidabile, sicuro, performante il giusto e divertente nell’uso al biker che non possa spendere cifre importanti, così come soddisfare il classico principiante che con questo acquisto desidera provare a cimentarsi con il nostro sport e passione.
Non si tratta pertanto di mezzi sofisticati e leggeri, ma nemmeno pongono di fronte a limiti oggettivi in quello che sia un normale utilizzo sui percorsi cross-country/trailride.
REALIZZAZIONE
La costruzione dei telai utilizza un alluminio di qualità ed un disegno classico nell’apparenza ma arricchito invece di diverse soluzioni ricercate, a partire dalla profilatura di ogni singola tubazione in funzione delle effettive direzioni delle proprie principali sollecitazioni, compresi foderi verticali sagomati per esaltarne l’assorbimento degli urti trasmessi altrimenti dal terreno dissestato, arrivando fino alla pregiata tubazione sterzo sovradimensionata al punto da accogliere cuscinetteria da 1,5” anche superiormente.
MONTAGGIO
Sono state operate scelte conservative, con trasmissioni da 3 x 9 velocità differenziate dalla cassetta pignoni, così da compensare il superiore sviluppo metrico della ruota più grande in diametro.
Emergono alcune lievi differenze per la 26’er tra l’assemblaggio scelto negli Stati Uniti e quello invece adottato in Europa, con la sola eccezione della scelta fatta per le gomme, davvero determinante in questo caso. In Italia la versione con ruote da 26 pollici viene proposta infatti con delle Schwalbe decisamente più pesanti (vedi scheda) delle Kenda presenti invece di serie nel modello commercializzato negli USA e nelle 29’er (sia in America che anche in Europa).
Dato che il confronto è stato effettuato presso la nostra sede in California, è ovvio il vantaggio a favore della 26’er in termini di peso della ruota e questo renderà poi ancora più interessanti le considerazioni finali.
Le Trail SL 2 risultano infatti sostanzialmente identiche nel confronto fatto, ad eccezione ovviamente di quanto concerne il diametro ruote ed alcune quote geometriche.
SUL CAMPO
Prima di dare il via al confronto diretto le regolazioni si sono limitate al SAG forcella, settato per entrambe al 20%.
IN SELLA
Trail SL 2: persino il manubrio è identico in larghezza tra i due modelli e tutto si rivela confortevole e spazioso il dovuto. Si avverte invece un movimento centrale abbastanza basso, ma la cosa è stata voluta per far sentire più a suo agio un eventuale principiante.
Trail SL 29’er 2: identica in ogni aspetto, ovvero anche nella lunghezza dell’orizzontale e nell’inclinazione dello sterzo, fa notare pertanto in modo più avvertibile la sua superiore altezza da terra, determinata dalle geometrie che le ruote più grandi suggeriscono. In ogni caso il movimento centrale si trova più in basso della linea che congiunge gli assi ruota, rispetto alla 26’er.
La forcella con escursione inferiore compensa in parte la maggiore altezza alla quale finirebbe con il trovarsi il manubrio, al punto da non aver sentito l’esigenza di girare in negativo il suo attacco. Il movimento centrale più alto da terra solleva poi anche la sella, contribuendo nel ricreare in sostanza lo stesso dislivello in altezza tra la sella stessa ed il manubrio che si ha con la 26’er. Si è quindi seduti più in alto, ma gli assi ruota di quasi 4 cm più distanti dal suolo fanno sentire il biker più “dentro la bici” che “sopra” alla stessa.
IN PEDALATA
Trail SL 2: la risposta alla spinta sui pedali è piena ed anche sorprendente, considerando la massa del mezzo... un segno evidente di una struttura rigida torsionalmente. Per ciò che concerne invece la trasmissione delle asperità del fondo la 26’er le fa avvertire in modo evidente, nonostante l’opera di smorzamento da parte dei foderi superiori. Ci si deve pertanto impegnare nella guida al fine di scegliere bene dove far passare le ruote. Se il fondo è invece più dissestato della media ci si deve per forza alzare in piedi sui pedali.
Trail SL 29’er 2: la 29’er è più lenta nell’acquistare la velocità ricercata, ma è più lenta anche nel perderla a causa delle asperità... e sia perché queste sono automaticamente più piccole rispetto al diametro, sia per effetto soprattutto della propria maggior inerzia. In sella ad essa si viaggia poi decisamente più rilassati, nel senso che non ci si cura più di cosa stia passando sotto alle ruote, pedalando per i percorsi cross-country/trailride più classici. La differenza di comfort non è poca cosa, ma estrema e lo stesso vale per la facilità nel mantenimento del proprio ritmo, anzi... di uno superiore a quello in sella alla 26’er.
Qualcuno potrà comunque trovare più vivace e nervosa “in positivo” la risposta di una mtb con ruote più piccole, e si tratta di una valutazione rispettabile, ma il riscontro oggettivo è quello riportato ed è indipendente da qualsiasi fattore legato al puro divertimento.
GUIDABILITÀ
Trail SL 2: agilissima, sebbene sia volutamente priva di quella nervosità più tipica di un mezzo agonistico, in virtù non soltanto del largo manubrio ma anche dell’angolo più rilassato dello sterzo. Sfoggia quindi una guidabilità perfetta per un trailbiker che ami volare nei singletrack più tortuosi, sfruttando anche la propria elevata propensione al rilancio dell’andatura.
Trail SL 29’er 2: l’inerzia più elevata delle ruote, la sua avancorsa superiore (non compensata con un angolo sterzo più verticale) e l’interasse più lungo rallentano inevitabilmente la prontezza di sterzata. Si tratta di una differenza avvertibile ma che è più una caratteristica che un limite effettivo, dato che nei singletrack appena citati la 29’er fa comunque valere velocità di percorrenza delle curve superiori, in ragione della sua maggior impronta a terra e presa sul fondo, oltre a non farsi rallentare in egual misura da rocce e radici, così da aver meno bisogno di quei rilanci che invece la porrebbero in una posizione di svantaggio evidente.
IN SALITA
Trail SL 2: la ridotta tassellatura delle Kenda Small Block Eight è un piacere nei percorsi veloci e scorrevoli, ma non nelle salite sui fondi non compatti... dove basta davvero poco a farla slittare. Diventa quindi determinante distribuire sempre il proprio peso in modo ottimale rispetto alle pendenze, se non si vuole mettere il piede a terra. Se la cava comunque bene, soprattutto se può rilanciare l’andatura.
Trail SL 29’er 2: la stessa gomma che sulla 26’er aveva mostrato subito i propri limiti non sembra nemmeno una sua lontana parente nella 29’er, dato che sarà molto difficile farle perdere aderenza.
Non è richiesto quindi nemmeno lo stesso impegno nella distribuzione del peso tra le due ruote, grazie anche al bilanciamento garantito dal passo più lungo e dagli assi ruota più alti da terra. Il maggior diametro permette poi di non piantarsi su radici, canaline di scolo ed altri dei più classici ostacoli che si possano incontrare uscendo in sella alla propria mountain bike.
Mostra il fianco soltanto quando ci sia da attaccare rilanciando frequentemente l’andatura.
(In foto: Identiche, tranne... le ruote! Non c’è un modo migliore per stabilire quale sia la soluzione ideale che provare mtb davvero uguali negli stessi percorsi, soprattutto quando si sappia anche bene come se la cavino gli altri tester e si possa notare subito quanto cambi il loro modo di andare in bici a seconda del modello effettivamente in uso in quel momento. A chi non è mai capitato di vedere un amico volare o quasi, dopo un cambio di bici? E non vale più di mille parole?)
IN DISCESA
Trail SL 2: la rigidezza strutturale del telaio e del granitico avantreno sono di grande aiuto, ma alla guida di una front in alluminio bisogna far ricorso a tutta la guidabilità che il mezzo garantisce per scegliere con molta cura dove mettere le ruote, specialmente montando gomme dai tasselli poco pronunciati come le Small Block Eight.
È infine necessario stare sempre in piedi sui pedali e piegati su gambe e braccia, senza irrigidire il tronco però.
Trail SL 29’er 2: è tutto un altro mondo... Difficile far deviare dalla propria traiettoria le stabilissime ruote da 29”, così come non è necessario serpeggiare tra gli ostacoli come invece lo è alla guida della 26’er. Il grip fornito dalle Kenda si rivela senza dubbio rassicurante con la 29’er e non abbiamo mai avvertito il bisogno di montare coperture più aggressive, come ad esempio delle Nevegal. Alzandosi in piedi sui pedali si è comunque più dentro il mezzo e ciò offre una confidenza di ben altro livello.
IN FRENATA
Trail SL 2: potenza e modulabilità sono state all’altezza della situazione, sebbene al posteriore abbiamo dovuto fare i conti con il poco mordente delle Small Block Eight e la loro tendenza al bloccaggio.
Trail SL 29’er 2: una ruota più grande esercita più leva sul disco, se questo è dello stesso diametro. La 29’er quindi avrebbe dovuto essere equipaggiata di dischi più grandi, almeno all’anteriore. Non è stato così è l’impianto montato ci ha soddisfatto meno, ma la frenata è stata in ogni caso più sfruttabile, data la maggior aderenza su entrambe le ruote, specialmente al posteriore.
APPUNTI
Trail SL 2: per garantirvi tutt’altra sicurezza in discesa consigliamo di optare alla prima occasione per delle gomme più tassellate, trasformandole inoltre in tubeless.
Trail SL 29’er 2: non è necessario passare per forza a tassellature più aggressive in questo caso, anche se non si possono negarne i vantaggi in discesa montandone una anche soltanto all’anteriore. Trasformate invece ugualmente le gomme in tubeless, ma soprattutto cambiate il disco davanti con uno di diametro immediatamente superiore.
Non siamo riusciti infine a manovrare il pomello della frenatura in estensione della forcella RST e siamo stati quindi obbligati ad utilizzare una chiave a brugola, ma non è detto che sia per forza una nota negativa, specialmente se chi ha acquistato la Trail SL 2 è un principiante, dato che eviterà così di chiudere troppo la frenatura per sbaglio (e succede anche ai più esperti... statene tranquilli).
CONCLUSIONI
Indubbiamente sia l’una che l’altra hanno pregi e difetti, o vantaggi e svantaggi... se preferite, ma diremmo non sia il caso di entrare nuovamente in questa eterna diatriba di una certa inconcludenza, se non soltanto per un approfondimento post-sentenza! Partendo infatti dal più che logico presupposto di poter comprare, o anzi... sarà meglio dire “pedalare solo una bici alla volta”, la nostra preferenza tra le Cannondale considerate va senza alcuna ombra di dubbio alla 29’er.
Mettendosi nei panni di un principiante la differenza è poi ancora più netta e il vantaggio diventa addirittura più evidente per i clienti europei della Cannondale, dato quanto l’infelice scelta operata localmente per le coperture annulli in buona sostanza i vantaggi residui della 26’er e renda quindi abissale il vantaggio finale a favore della 29’er.
In sella a quest’ultima si gode comunque di un comfort e di una sicurezza di guida decisamente superiori ed ai quali i sostenitori delle ruote più piccole possono controbattere con valide ragioni, quali il divertimento concesso da una maggior reattività e dagli ingombri ridotti. Con il formato classico è più facile impennare, fare un bunny-hop ed affrontare anche un pump-track... non c’è dubbio.
In sostanza potremmo anche argomentare all’infinito, come premesso, e la domanda è sempre e soltanto una sola: “Ma quale compro?”
La risposta?
Ugualmente sempre e soltanto una sola: “La 29’er!”


Sono giorni che soffro di un infortunio al piede , capitatomi durante un uscita, in seguito ad un salto , che è risultato essere più alto di quanto avevo percepito avanzando nell'erba alta... la caduta è stata disastrosa, sul tallone, e ne ha risentito pure la caviglia, e mi ritengo fortunato di non essermi rotto! Un dolore lancinante che piano piano si è affievolito, ma le conseguenze dell’urto non mi permettevano di stare in piedi poggiando il tallone a terra, e dovevo percorrere altri 8 chilometri per arrivare a destinazione! Per cui ho abbandonato il sentiero e ho preferito proseguire per la strada bianca che scendeva a valle, un tragitto più lungo, ma con un fondo più omogeneo, prevedibile, sul quale ho corso adattando il passo in modo da evitare di poggiare il tallone. Purtroppo qualche volta non ci sono riuscito, e le fitte di dolore si sono ripresentate, lancinanti.. Ogni tanto dovevo fermarmi, perchè con quell'andatura “zoppicante”, caricavo tanto, troppo, sull'avampiede del piede infortunato, e spingendo solamente con l'altra gamba, il quadricipite era in fiamme!!!
Mentre procedevo a valle, mi pentivo di non aver portato dietro il ghiaccio spray, un antidolorifico da ingerire, che avrei sicuramente patito di meno.. Eppure, a distanza di una ventina di giorni, col tallone tutt'ora dolorante, e impossibilitato a certe torsioni della caviglia, penso che sia stata una fortuna non aver avuto ghiaccio e antidolorificii con me: se avessi proseguito a correre sull'infortunio di cui non avevo più percezione, come mi sarei ridotto?!!
Tempo fa mi son dato la regola di smettere di correre quando sento che un qualcosa, nella gambe, è “legato”, non si “slega” entro una mezzora di corsa.
Quando si è abituai a correre, una pausa viene vista come una sofferenza, una privazione di un piacere; pur di non starne senza, spesso si corre su degli infortuni, peggiorando la situazione, e, a lungo andare, aumentando così la possibilità di fermarsi e non poter goder più di questo piacere. Ci si comporta proprio come drogati, rinchiusi in una logica paradossale e autodistruttiva…
Questo mio infortunio mi ha riportato così a rivalutare la mia condizione fisica generale, e a diversificare la mia attività, per stimolare il fisico con nuovi gesti, e fortificarlo dove magari si è indebolito. Ho ripreso i rollerblade, e ho ripreso ad andare in bicicletta: la mtb mi permette di rimanere nel mio amato ambiente naturale. E in questo periodo di calura estiva, mi permette di allenarmi anche in ore diurne senza patire eccessivamente il caldo e la disidratazione.
Un infortunio può essere un momento di riallineamento delle percezione, e quello che sembrava uno STOP, può diventare uno START!
E così, pedalando, mi sono appassionato sempre più alla MTB, e decido di non approcciarmici solamente come un mezzo di allenamento, ma come stile di vita. Come il trailrunning, è un modo per scoprire nuovi sentieri, e vedere gli stessi posti da un altro punto di vista: quanto è stata problematica quella discesa dove , a piedi, mi ci butto divertendomi, mentre con la MTB mi aggrappavo preoccupato ai freni…
Sulle due ruote mi sono sentito “fragile”, più indifeso, meno sicuro; e penso che, al di là delle qualità del mezzo, occorre una buona dose di fegato (o incoscienza?) per scendere certe discese come ho visto fare in televisione….
Forse, a 15anni, non mi sarei fatto tutti questi problemi, sarei andato giù a manetta, senza considerare le conseguenze del mio agire, com’è tipico di quell’età in cui ci si sente al centro del mondo, invulnerabili…
E proprio in questi giorni di riflessione, ho avuto modo di leggere un bell’articolo: “Usare la Testa ..” pubblicato a pag 56 sul nr di Luglio della rivista “Tecno MTB” , scritto dal Dott. Bruno Fioravanti, laureato in Medicina e Chirurgia, Master in Ottimizzazione NeuroPsicoFisica e CRM/REAC Terapia, esperto in Medicine con Convenzionali e Nutrizione Clinica
“.. i problemi dovuti alle disfunzioni indotte da esagerato stress fisico (training intenso, allenamento condizionante, farmaci stimolanti, dieta non corretta) si traducono non solo in problemi muscolari tout court, ma in disturbi della gestione complessiva del movimento, della gestione della termoregolazione, dell'equilibrio, in generale della gestione dell'intera risposta adattativa, la nostra maniera di stare al mondo, la nostra salute. [...] Uno degli esiti è anche la diminuzione della forza del principio di sopravvivenza, sovrastato dall'inflazione del principio di gratificazione: quanto più ci piace fare una cosa, tanto più vogliamo farla, e non ci interessa minimamente ciò che ci costerà. [...] ci preoccupiamo meno di sopravvivere “